Romano Dellamore viene dalla politica prima che dalla tecnologia. Cresciuto nell’impegno extraparlamentare degli anni Settanta e nello studio dei suoi teorici, ha frequentato Architettura a Firenze tra il 1974 e il 1977, prima di incontrare, nel 1981, le prime macchine della rivoluzione informatica: lo ZX81 in scatola di montaggio, il Commodore PET, il VIC-20, lo ZX Spectrum, l’Apple II. Da allora ha seguito da vicino ogni passaggio di quella rivoluzione, lavorando con i sistemi e maneggiandone l’infrastruttura dall’interno.
Le due strade, l’impegno politico e la competenza tecnica, si sono ricongiunte negli ultimi anni attorno a una domanda: cosa succede quando la tecnologia diventa uno strumento di potere e di controllo. A riportarlo all’impegno sono stati la causa palestinese e la critica del ruolo di Israele, e da lì la ricerca su Leonardo, sui suoi legami militari e accademici, da cui nasce «Architetture del Controllo».
Oggi su Kratologos, dal greco kratos, potere, e logos, discorso, scrive di capitalismo della sorveglianza, potere tecnocratico, riarmo e geopolitica, con un metodo fisso: fatti verificati, fonti citate, e un punto di vista dichiarato anziché nascosto dietro la finta neutralità. Sta lavorando a una biografia critica di Peter Thiel e a un saggio sulle nuove tecnologie della guerra e del controllo di massa. Vive e lavora in Veneto.
I libri
«Architetture del Controllo» è il libro da cui parte tutto: un’indagine sui sistemi di sorveglianza e sul potere che li costruisce, nata dallo studio di Leonardo, dei suoi legami con Israele e con le università. Disponibile in ebook e in versione cartacea.
In preparazione: una biografia critica di Peter Thiel e un saggio sulle nuove tecnologie della guerra e del controllo di massa.
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