
Sovranità tecnologica ,Il rubinetto americano. La Francia scarica Palantir, e l’Europa scopre chi controlla la sua intelligenza artificiale
Il 16 giugno 2026 il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha annunciato che la Direction générale de la sécurité intérieure, il controspionaggio di Parigi, smetterà di usare il software di Palantir e passerà a un fornitore nazionale, la francese ChapsVision con la sua piattaforma ArgonOS. Detta così sembra una gara d’appalto. Non lo è. È il primo atto pubblico di un movimento che attraversa tutta Europa, e che pone una domanda che riguarda da vicino anche l’Italia: quando l’intelligenza artificiale che fa funzionare la sicurezza di uno Stato è americana, chi tiene in mano l’interruttore? In queste settimane la risposta ha smesso di essere teorica. È diventata una questione di sovranità tecnologica.
Sei mesi dopo il rinnovo, il divorzio

Il dato che rende l’annuncio clamoroso è la cronologia. La DGSI lavora con Palantir dal 2016, sull’onda della strage del Bataclan del novembre 2015, quando in Europa non esisteva un’alternativa alla piattaforma Gotham per analizzare montagne di dati d’intelligence. Quel contratto era stato rinnovato a dicembre 2025 per altri tre anni, fino al 2028. Sei mesi dopo, lo stesso governo che lo aveva firmato lo straccia. Lecornu non ha usato giri di parole: la Francia non vuole più dipendere dal buon volere di partner stranieri capaci, ha detto, di «chiudere il rubinetto dell’accesso». Palantir ha reagito con un comunicato in cui sostiene che il contratto resta pienamente in vigore. Smentita istituzionale contro smentita aziendale: un copione che dice già da che parte si gioca la partita.
Sovranità tecnologica: la mappa del distacco europeo
La Francia non è sola, ed è qui che la notizia diventa tendenza. ChapsVision non è una scommessa improvvisata: la stessa azienda era già stata scelta nelle settimane precedenti dall’intelligence interna tedesca, dopo che all’inizio del 2026 anche l’apparato militare di Berlino aveva ridotto la dipendenza da Palantir in nome della sovranità dei dati. A Londra il sindaco Sadiq Khan ha bloccato un contratto da cinquanta milioni di sterline tra Palantir e la polizia metropolitana. Tre capitali, tre apparati di sicurezza, lo stesso fornitore americano messo alla porta nel giro di pochi mesi. Sullo sfondo, Parigi annuncia 655 milioni di euro per l’intelligenza artificiale nazionale e un assistente per i dipendenti pubblici basato su Mistral, il campione francese dei modelli linguistici. Non è nazionalismo digitale. È una ridefinizione di che cosa conta come infrastruttura strategica: non più un prodotto da comprare, ma una leva di potere da non cedere.
La prova che il rubinetto esiste: il caso Anthropic

Per anni l’idea che Washington potesse spegnere l’AI venduta agli alleati è stata trattata come paranoia. Il 12 giugno 2026 ha smesso di esserlo. Il governo americano ha imposto ad Anthropic, attraverso una direttiva di export control, di sospendere l’accesso ai suoi due modelli più potenti, Fable 5 e Mythos 5, per qualunque cittadino straniero, dentro o fuori dagli Stati Uniti, compresi i dipendenti non americani dell’azienda. Per rispettare l’ordine, Anthropic ha disattivato i due modelli per tutti i clienti, in tutto il mondo. È la prima volta che uno strumento nato per i microchip e le tecnologie militari viene usato contro un modello linguistico già distribuito commercialmente a centinaia di milioni di persone. Tradotto: un alleato europeo che avesse costruito un servizio critico su quei modelli si è ritrovato l’accesso revocato dall’oggi al domani, senza voto, senza preavviso, per decisione di un ministero di un altro continente. Esattamente il rubinetto di cui parlava Lecornu.
La stessa rete che ha costruito la macchina tiene la leva
Qui la vicenda incrocia il cuore del problema. La giustificazione ufficiale dello stop ad Anthropic è tecnica, una presunta falla che aggirava le protezioni contro l’uso dei modelli per individuare vulnerabilità informatiche. Ma a spingere per la linea dura, secondo la stampa americana, è stato anche David Sacks, il consigliere della Casa Bianca per l’intelligenza artificiale e le criptovalute, uomo della cerchia di Peter Thiel fin dai tempi di PayPal. È lo stesso ecosistema: Thiel fonda Palantir e la vende agli Stati, i suoi uomini arrivano al governo, e da lì decidono quale alleato può usare l’intelligenza artificiale americana e quale no. Il software che l’Europa cerca di togliersi di dosso e la leva che può lasciarla al buio appartengono, in larga parte, alla stessa famiglia di potere. Non è un complotto. È un organigramma.
E l’Italia? Il contratto che non si può nominare
Mentre Parigi sostituisce e Berlino sostituisce, Roma gestisce. E lo fa nel modo più opaco possibile. La Difesa italiana usa Palantir dal 2015: dai documenti pubblici e dalle relazioni parlamentari emergono anni di forniture gestite da Teledife, la direzione informatica del ministero, sotto le voci «programma Palantir» e «software Palantir», per diversi milioni di euro complessivi, di cui circa 600 mila spesi in un solo anno secondo una relazione del ministro Crosetto. Nel 2024 è comparsa una procedura negoziata e secretata per la fornitura della licenza Palantir Gotham: durata ignota, aggiudicatario ignoto. L’ufficio stampa del ministero ha liquidato la questione parlando di «aspetti delicati del Paese». Intanto la filiale, Palantir Italia, dimagrisce: i ricavi sono scesi dai 2,3 milioni del 2022 a meno di un milione nel 2025. Ma il numero della filiale conta poco, perché la casa madre americana firma contratti con gli Stati direttamente, fuori dal bilancio italiano e fuori dal controllo pubblico. Diverse interrogazioni parlamentari sul rapporto tra lo Stato italiano e Palantir restano senza risposta. La differenza con la Francia non è tecnologica. È politica. Parigi ha deciso di vedere il problema. Roma ha deciso di non nominarlo.

Chi tiene il rubinetto
La domanda vera non è tecnica. È la stessa che percorre Architetture del Controllo: quando il potere passa per un’infrastruttura che nessuno ha votato e che può essere spenta da un altro continente, chi risponde? La Francia ha provato a darsi una risposta riprendendosi l’interruttore. La Germania pure. L’Italia, per ora, preferisce non sapere nemmeno dove si trovi. Il rubinetto, però, esiste. Qualcuno lo tiene in mano. E non parla la nostra lingua.
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Fonte: https://kratologos.it/sovranita-tecnologica-palantir-francia/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 20 Giugno 2026