Il documentario NAZA prende il nome da un campo di un modulo. Nezek agavi, danno collaterale: l’acronimo con cui l’esercito israeliano annota quanti civili prevede di uccidere prima di autorizzare un attacco aereo.
Un numero scritto prima. Non un errore, non una tragica fatalità della guerra urbana: una quantità preventivata e approvata da una firma di qualche militare.
Questo basterebbe a chiudere il dibattito sulla presunta accidentalità delle stragi a Gaza. Ma il fatto politicamente più sporco non riguarda il contenuto del film. Riguarda il momento in cui l’Occidente ha deciso di crederci.