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La tigre, il leone e il condor:

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Abelardo de la Espriella, presidente eletto della Colombia, dopo la vittoria al ballottaggio

La tigre, il leone e il condor: la Colombia e l’architettura della destra emisferica

Perché l’elezione di Abelardo de la Espriella non è una notizia colombiana, ma il collaudo di un sistema

Aggiornamento: De la Espriella presidente eletto, scrutinio concluso

Abelardo de la Espriella, presidente eletto della Colombia, dopo la vittoria al ballottaggio

Quando abbiamo cominciando a scrivere  questo articolo, il 21 giugno, lo scrutinio era appena cominciato e il dato della Registraduría restava un preconteo non vincolante. Tre giorni dopo l’architettura che descrivevamo si è chiusa fino all’ultima vite. Il 24 giugno lo scrutinio nazionale ha ratificato la vittoria di Abelardo de la Espriella, e Gustavo Petro, che aveva contestato i verbali e parlato di ingerenza straniera, ha annunciato in una sola frase la resa: «Comincerà il passaggio di consegne e il mio ritiro».

I Numeri Ufficiali

I numeri ufficiali confermano il preconteo quasi al millimetro: la Registraduría dichiara una coincidenza del 99,997 per cento. De la Espriella si ferma al 49,66 per cento (12.959.542 voti) contro il 48,70 di Cepeda (12.708.712), un margine di 250.830 schede, sotto il punto percentuale. Cepeda, che aveva impugnato 33.000 seggi e il cui movimento aveva depositato oltre 57.000 reclami, nello scrutinio ha recuperato appena 273 voti in trenta capoluoghi. La differenza tra i due candidati è inferiore alle 426.848 schede bianche, e poggia in buona parte sul voto dall’estero, dove il «Tigre» ha quasi doppiato l’avversario, soprattutto negli Stati Uniti (390.974 contro 213.131). L’affluenza, 63,60 per cento, è la più alta nella storia del voto colombiano.

Le denunce di Petro su brogli e compravendita di voti non hanno trovato riscontro: la missione OEA, gli osservatori dell’Unione Europea, il Centro Carter e la Procura generale hanno descritto un processo regolare e tracciabile. È un punto che va detto con onestà, perché rafforza, non indebolisce, la tesi di fondo. La rete emisferica non ha avuto bisogno di rubare le urne. Ha vinto dentro le regole, e questo la rende più solida, non meno.

Le Congratulazioni della destra internazionale

Quello che si è visto nelle ore successive è il riconoscimento del blocco, in diretta. Trump ha chiamato per circa sette minuti e, secondo la stampa colombiana, lo ha invitato alla Casa Bianca. Il segretario di Stato Marco Rubio ha telefonato per parlare di sicurezza regionale, freno all’immigrazione e legami economici. Milei ha esultato per «il leone e la tigre». Si sono aggiunti Kast, Noboa, Mulino. E si è aggiunta Giorgia Meloni, che il 22 giugno ha richiamato il «già profondo rapporto personale con l’Italia» e la cooperazione contro il narcotraffico: l’asse che passa per Roma, di cui scrivevamo, si è materializzato in un messaggio ufficiale.

Il tassello più eloquente arriva da Gerusalemme. Benjamin Netanyahu ha festeggiato con una formula che vale più di mille analisi: «Gli amici di Israele continuano a vincere. Viva gli Accordi di Isacco». Il ministro degli Esteri Gideon Saar ha rincarato. De la Espriella ha risposto aprendo alla ricomposizione dei rapporti con Israele, congelati da quando il governo Petro li aveva interrotti nel maggio 2024 per la guerra a Gaza. Chi in campagna aveva promesso un’alleanza militare con Stati Uniti e Israele non ha perso tempo: il primo gesto di politica estera del Tigre è la riapertura verso Tel Aviv.

Infine, l’àncora esterna ha già un nome. De la Espriella ha annunciato che dal 7 agosto la Colombia entrerà nello «Scudo delle Americhe», l’architettura di sicurezza a guida statunitense per l’emisfero. È esattamente il dispositivo che descrivevamo: sicurezza venduta come servizio, protezione di Washington come modello, mercato come unica misura del lecito. Il vicepresidente sarà José Manuel Restrepo, il governo si presenta sotto l’etichetta «Patria Milagro». La tela, come scrivevamo, si è allargata di un Paese. Solo che adesso non è più una previsione.

L’articolo iniziato il 21 giugno 2026

Il 10 maggio, su queste pagine, scrivevamo che la Colombia andava verso un ballottaggio e che Iván Cepeda partiva favorito, con la destra spaccata tra Paloma Valencia, l’uribista, e l’outsider Abelardo de la Espriella. Segnalavamo anche un dato che allora sembrava un’ipotesi di laboratorio: in un eventuale testa a testa, de la Espriella e Cepeda erano dati in sostanziale pareggio. Il 21 giugno 2026 quel pareggio si è materializzato fino all’ultima scheda e a spuntarla è stato il «Tigre».

Abelardo de la Espriella, avvocato che ha costruito la carriera difendendo narcotrafficanti e querelando giornalisti, ha battuto Cepeda con il margine più stretto della storia colombiana: poco meno di 300.000 voti, 49,66% contro 48,70%. Il presidente uscente Gustavo Petro ha contestato il preconteggio, denunciando verbali caricati senza la firma dei giurati; Cepeda riconosce il dato come non ufficiale e ne impugna circa 33.000 seggi. Il nuovo presidente si insedierà il 7 agosto, nell’anniversario della battaglia di Boyacá.

La previsione, e cosa è cambiato

Due cose, rispetto a maggio, si sono mosse. La prima: la destra ha smesso di dividersi. Valencia, incoronata alle primarie dell’uribismo, è rimasta indietro, e il voto anti-Petro si è compattato sull’outsider, proprio lo scenario che i sondaggi indicavano come il più competitivo contro la sinistra. La seconda: la stanchezza da insicurezza, che descrivevamo come la scommessa della destra, ha pagato. La recrudescenza armata della primavera, oltre venticinque attentati coordinati, e soprattutto la strage del 25 aprile sulla Via Panamericana nel Cauca, con venti civili uccisi da un ordigno contro un autobus, ha dato al candidato della «mano di ferro» il suo argomento migliore. Il fallimento della «paz total» di Petro, con i negoziati con ELN e dissidenze FARC bloccati, è diventato il fondale su cui de la Espriella ha costruito la promessa di ordine. Resta la tentazione di leggerlo come un fatto locale: un Paese stanco di quattro anni di Petro che torna a destra, come ha fatto tante volte. Ma il modo giusto di guardarlo è un altro. La Colombia è l’ultimo nodo a saldarsi di una rete che si sta chiudendo sull’intero emisfero, e che funziona, questo è il punto, sempre allo stesso modo.

Il format

Il format si riconosce a colpo d’occhio, perché è dichiarato. Come Trump, de la Espriella ha fatto una campagna interamente personalizzata sulla propria figura, simboli inclusi: la tigre, la maglia della nazionale, il saluto militare, i cappellini rossi con scritto «Make Colombia Great Again». Come Milei, ha promesso di smontare la burocrazia e ridurre lo Stato. Come Bukele, a cui somiglia per stile e perfino fisicamente, ha messo la sicurezza al centro di tutto: mega-carceri, fine della «pace totale» negoziata con i gruppi armati, esercito al posto del dialogo. A questo ha aggiunto la grammatica della guerra culturale: «sventrare» la sinistra, attaccare la «ideologia gender», «rimettere Dio» nelle scuole.

È un modello replicabile, e replicato. Non un programma di governo, ma un dispositivo di conquista del potere: leader carismatico, nemico interno, promessa di ordine, saldatura con Washington. Funziona perché è semplice e perché è una rete che si autoalimenta.

L’uomo

Conviene fermarsi su chi è, perché la biografia è già una tesi. De la Espriella, nato a Montería nel 1978, è un imprenditore milionario e un personaggio mediatico prima che un politico: ha fondato il movimento Defensores de la Patria solo nel 2025, presentandosi come outsider. Ha difeso l’ex presidente Álvaro Uribe, figure della «parapolitica», e clienti come Alex Saab e l’autore del più grande schema piramidale del Paese. La Fondazione per la Libertà di Stampa ha contato oltre cento sue querele per diffamazione contro giornalisti tra il 2008 e il 2019. In campagna, Cepeda lo ha denunciato per associazione a delinquere e presunti legami con la narco-paramilitare AUC.

Il mimetismo trumpiano arriva fino al merchandising: in campagna ha lanciato un orologio di lusso «Tigris» da 5.000 dollari, sullo stesso playbook delle sneakers e degli NFT di Trump, dove il prodotto non vende un oggetto ma rafforza il personaggio. Il soprannome «El Tigre» diventa logo, metafora e simbolo. Sul programma, propone di schierare l’esercito nelle strade, un’alleanza militare con Stati Uniti e Israele, e quella che chiama una «Colombia dei proprietari».

C’è un dettaglio che riguarda noi: de la Espriella ha tripla cittadinanza colombiana, statunitense, italiana e in Italia investe nel vino e nel rum. Giorgia Meloni si è congratulata richiamando il «già profondo rapporto personale con l’Italia». L’asse non è un’astrazione: passa anche per Roma.

La marea azul

La mappa, vista da qui, è netta. Foreign Affairs l’ha chiamata «la rivoluzione della destra»: nel 2025 Noboa rieletto in Ecuador, Milei vittorioso alle legislative argentine, la fine di vent’anni di socialismo in Bolivia con Rodrigo Paz. A dicembre 2025 il Cile elegge José Antonio Kast con il maggior numero di voti mai registrato in una presidenziale; a febbraio 2026 la Costa Rica vira a destra; in Perù la destra è in corsa al ballottaggio di giugno. La Colombia chiude il cerchio.

Dopo il voto, la rete si è mostrata in diretta. Milei ha esultato, «il leone e la tigre ruggiscono in America latina», e a ruota sono arrivate le congratulazioni di Noboa, Kast, Mulino, oltre al sostegno «totale e incondizionato» che Trump aveva già dato su Truth Social. Non è cortesia diplomatica: è il riconoscimento reciproco di un blocco. Dove la sinistra latinoamericana si coordinava al Foro di San Paolo, la nuova destra si conosce e si organizza al CPAC, da cui sono passati Milei, Bukele, i Bolsonaro, Kast. La stessa logica, segno rovesciato.

La cornice di forza

Tutto questo non accade nel vuoto. Il 3 gennaio 2026 gli Stati Uniti hanno colpito militarmente il Venezuela, l’operazione «Absolute Resolve», catturando Maduro. È il fatto che riallinea l’emisfero. La pressione su Bogotá era già sistematica: Washington aveva revocato il visto a Petro, lo aveva inserito nella «lista Clinton» dei soggetti legati al narcotraffico e tagliato i finanziamenti, mentre Trump lo bollava pubblicamente come trafficante. A febbraio Petro è dovuto volare a Washington per ricucire, con la minaccia dei dazi sospesa su un’economia che manda agli Stati Uniti circa il 30% dell’export. Il messaggio agli altri governi è semplice: chi si allinea riceve protezione, chi non si allinea diventa un problema di sicurezza. L’appoggio del Tesoro americano a Milei nella crisi valutaria, alla vigilia del voto argentino, è la versione economica dello stesso messaggio. Sicurezza interna alla Bukele e sicurezza esterna garantita da Washington sono i due lati della stessa moneta.

Chi risponde

Quello che si vede in Colombia non è una serie di vittorie elettorali separate, ma un’architettura: un sistema in cui il potere si personalizza nel leader, si legittima con la promessa di ordine, si arma con la sicurezza e si àncora a una potenza esterna che fornisce protezione e modello. È lo stesso reticolo in cui si muovono gli uomini e il capitale della tech-destra americana, la stessa che ha portato un suo esponente a comprarsi una residenza a Buenos Aires e a riconoscersi in Milei come «due anarco-capitalisti». Sicurezza venduta come servizio, sorveglianza come infrastruttura, mercato come unica misura del lecito: guerra, sorveglianza e mercato che convergono in un solo dispositivo di governo.

La domanda che resta è la più antica e la più scomoda. Un presidente arriva con un voto contestato, querela chi indaga sulla sua fortuna, promette mega-carceri e si appoggia a una potenza straniera. Quando il sistema produce un danno alla stampa, agli oppositori, ai diritti, chi ne risponde? La risposta, per costruzione, tende a essere nessuno: il leader risponde al popolo che lo ha eletto, la potenza esterna ai propri interessi, e la rete a sé stessa. La tigre e il leone ruggiscono, e la tela si allarga di un Paese.

Segue il nostro articolo del 10 maggio 2026 («Elezioni Colombia 2026: Cepeda favorito ma il ballottaggio è probabile»).

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Fonte: https://kratologos.it/de-la-espriella-colombia-destra-emisferica/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 24 Giugno 2026

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