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Università e guerra

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Il Quadro Italiano 23 Universtità su 31

Nel 2025 la rivista Altreconomia ha condotto la prima inchiesta sistematica sulle relazioni economiche tra università italiane e industria della difesa. I risultati: 23 atenei su 31 (74%) hanno contratti con Leonardo, 20 su 31 (65%) con Thales Alenia Space, 8 su 31 (26%) con MBDA. Due Politecnici hanno rifiutato di rispondere.

“L’estensione delle collaborazioni è preoccupante. In un quadro di riduzione dei finanziamenti alla ricerca e di aumento dei programmi di spesa militare, il rischio è che tali rapporti diventino ancora più stretti.”

Mario Pianta, Scuola Normale Superiore di Firenze

“Questi contratti possono favorire la costituzione di gruppi di ricerca molto grandi la cui forza non è solo accademica ma anche e soprattutto economica. Una forza che può facilmente trasformarsi in potere politico all’interno degli atenei, traducendosi in capacità di«orientare il consenso e di creare rapporti di clientela.” Juan Carlos de Martin, Politecnico di Torino. Uno degli aspetti più rivelatori dell’inchiesta Altreconomia è il comportamento delle università di fronte alle richieste di trasparenza. Il Politecnico di Milano e il Politecnico di Torino non hanno rispostoL’Università di Napoli Federico II ha ammesso i contratti con MBDA ma ne ha classificato i dettagli per ‘importanza strategica per lo Stato’.MBDA produce i missili usati su Gaza. Il conflitto d’interesse strutturale: un professore con uno spin-off con contratti Leonardo siede in commissioni che decidono curricula, temi di ricerca finanziabili, tesi di dottorato, assunzioni. I dottorandi che lavorano in quel gruppo imparano tecnologie orientate alla difesa senza necessariamente averlo scelto consapevolmente.

Il Fondo Europeo Difesa (EDF) ha un budget di €8 miliardi per il periodo 2021-2027 (â€un miliardo l’anno). L’Italia è il secondo beneficiario dopo la Francia: circa il 14% del totale, €160 milioni l’anno. Il singolo beneficiario italiano più grande è Leonardo, con €76,1 milioni il più alto in Europa dopo Airbus. Le sue controllate e partecipate aggiungono altri €18,5 milioni (CIRA, Thales Alenia Space Italia, GE Avio, MBDA Italia). Il paradosso istituzionale: il programma Horizon Europe (€95,5 miliardi 2021-2027) ha per statuto un focus esclusivamente civile. Nel 2025 la Commissione Europea ha avviato una consultazione per aprire Horizon Europe al dual-use cioè per permettere che fondi di ricerca civile finanzino esplicitamente anche applicazioni militari. Il confine tra ricerca civile e militare si sta cancellando per decreto istituzionale, non per deriva spontanea.

DIANA (Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic) è la struttura che la NATO ha creato nel 2022 per sistematizzare il rapporto tra innovazione civile e applicazione militare. Non è un programma di finanziamento tradizionale: è un acceleratore che usa le università e i centri di ricerca come infrastruttura per sviluppare

tecnologie dual-use per l’Alleanza Atlantica. Il programma seleziona 30-70 startup l’anno su ‘industry challenges’ NATO. Fase 1 (6 mesi):

€100K + accesso a 180+ test centre in università di 28 paesi. Fase 2: fino a €300K aggiuntivi. Tecnologie prioritarie: AI per autonomia tattica, computer quantistici, cybersicurezza, biotecnologie, sistemi spaziali, 6G. I laboratori universitari che ospitano i test DIANA diventano parte dell’infrastruttura militare NATO.

La Città dell’Aerospazio di Torino (apertura 2028) sarà un hub DIANA.

Parallelo a DIANA, nel 2022 la NATO ha lanciato il NATO Innovation Fund (NIF): il primo fondo di venture capital multi-sovrano della storia. 22 paesi hanno contribuito con €1 miliardo complessivo. L’Italia è tra i fondatori. Il fondo investe in startup deep-tech con applicazioni dual-use prioritarie per la NATO: AI, cybersecurity, quantum, aerospazio, biotech, materiali avanzati. Le startup che accettano i fondi NIF si impegnano implicitamente a sviluppare applicazioni utili alla NATO. Il cerchio si chiude: un dottorando lavora in un laboratorio universitario su quantum computing con finanziamento pubblico. Il suo professore ha uno spin-off che partecipa a DIANA. Il dottorando incontra end-user militari NATO attraverso DIANA. Fonda la sua startup che riceve fondi NIF. La sua ricerca è ora orientata alle priorità militari NATO. Il contribuente che aveva pagato la sua formazione universitaria non è stato consultato in nessuna di queste fasi.

Meccanismi del condizionamento

Non si tratta di ricercatori corrotti o di università complici consapevolmente. Si tratta di un sistema che opera attraverso meccanismi soft finanziari, reputazionali, istituzionali che orientano la ricerca verso certi temi senza che nessuno debba esplicitamente chiederlo. Finanziamento vincolato: I contratti con Leonardo/Thales/MBDA definiscono un tema di ricerca. La ricerca si orienta verso le applicazioni che interessano al contractor. Il potere dei grandi gruppi: I gruppi con grandi contratti militari hanno più dottorandi, più pubblicazioni, più peso. Orientano l’ateneo attraverso il peso istituzionale, non con pressioni dirette. Dottorati industriali: Programmi co-finanziati da aziende difesa: il dottorando lavora per metà in azienda. Il dottorando impara a pensare con la logica dell’industria difesa. Career pathway: I migliori studenti vengono reclutati da Leonardo, Thales, BAE già durante gli studi. I giovani ricercatori sanno che la difesa offre gli stipendi più alti. Classificazione dei risultati: Parte dei contratti militari prevede che i risultati siano classificati. La scienza libera viene sacrificata al vantaggio competitivo del contractor.

IL Paradosso del Dual-Use

Il concetto di ‘dual-use’ è presentato come soluzione elegante: la stessa tecnologia può servire sia scopi civili che militari. Ma chi definisce quali usi sono ‘civili’ e quali ‘militari’? E una volta che la tecnologia esiste, chi decide come viene usata? Crittografia quantistica (QKD) uso civile: Protezione transazioni bancarie; uso militare reale: Comunicazioni sicure classificate tra basi militari, reti C4ISR NATO.
AI per analisi immagini uso civile: Diagnosi medica, guida autonoma; uso militare reale: Targeting di droni, identificazione obiettivi, riconoscimento facciale militare. Materiali stealth uso civile: Riduzione emissioni aerei civili; uso militare reale: Invisibilità radar di aerei e veicoli militari. Sensori quantistici uso civile: Navigazione precisa per veicoli autonomi; uso militare reale: Sonar sottomarini, rilevamento mine, localizzazione obiettivi. Sistemi autonomi AI uso civile: Assistenza anziani, logistica; uso militare reale: Droni kamikaze, LAWS, robot da combattimento. Il frame ‘dual-use’ viene usato sistematicamente per aggirare il dibattito pubblico. Se si dicesse apertamente ‘finanziamo le università per sviluppare tecnologie per droni da combattimento’, il dibattito sarebbe esplicito. Presentandolo come ricerca dual-use, questo dibattito non avviene mai

Le voci critiche

Il nexus università-difesa non è privo di opposizione interna. In Italia e in Europa esistono ricercatori, studenti e movimenti che contestano questa direzione ma le loro voci raramente influenzano le decisioni istituzionali. Nel 2022 gli studenti del Politecnico di Torino hanno protestato contro l’inclusione del loro ateneo nel progetto DIANA/Città dell’Aerospazio. All’ università di Padova molti dottoranti si battono contro i contratti con Leonardo e contro la ricerca con finalità militari Il dibattito è sempre più che mai vivo e cerca di coinvolgere l’opinione pubblica. Nel Regno Unito la campagna Stop the Arms Fair critica le partnership tra università (Imperial College, UCL, Bristol) e contractor difesa. Alcune università hanno rivisto le policy, ma la tendenza generale non è cambiata.

Nessun governo italiano, nessun senato accademico, nessun Parlamento europeo ha mai esplicitamente deciso che le università pubbliche dovessero diventare parte dell’infrastruttura della difesa militare. Eppure è esattamente quello che sta accadendo attraverso mille piccole decisioni individuali, contratti privati, fondi europei, programmi NATO senza un dibattito pubblico compiuto. In assenza di finanziamento pubblico adeguato alla ricerca civile, le università si sono rivolte ai fondi privati disponibili. L’industria della difesa ha i fondi. Il mercato ha già operato la scelta che la politica non ha fatto

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Fonte: https://kratologos.it/universita-guerra-ricerca-accademica-armamenti/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 28 Aprile 2026

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