l Cremlino non combatte solo sui campi di battaglia. Combatte dentro le teste.
Una ricerca della società olandese Sensity AI ha analizzato oltre 1.000 video di matrice russa diffusi sui social — TikTok, Telegram, Youtube — e ha identificato una struttura narrativa ricorrente, che i ricercatori chiamano “narrative kill chain”: non si tratta di convincere, ma di erodere. Erodere il morale, la fiducia nelle istituzioni, la capacità di valutare la realtà.
Lo schema è sempre lo stesso. Un soldato ucraino esprime stanchezza, paura o disperazione. Poi arriva l’attribuzione di colpa: “il governo ci ha lasciati soli”, “i comandanti sono incapaci”. Infine la resa come scelta razionale, quasi come sollievo.
Tutto costruito nei dettagli. L’espressione del viso, gli abiti, il tono. Un militare che si lamenta del fronte. Un ufficiale ridicolizzato. Una donna anziana che parla di sacrifici inutili. Un ragazzo che accusa la corruzione.
Il punto centrale dello studio è questo: la continuità con la propaganda sovietica è evidente. Anche allora lo scopo era confondere più che convincere. Ma oggi c’è qualcosa di nuovo: chiunque può produrre video falsi credibili in pochi secondi, mentre la capacità collettiva di verificarli resta molto più lenta.
Questo è esattamente il meccanismo che ho documentato in “Architetture del Controllo”: la tecnologia ha abbassato drasticamente la soglia d’accesso alla disinformazione di massa. Non servono più apparati statali enormi. Bastano algoritmi, tempo e una narrativa ben costruita.
La nebbia digitale non è un effetto collaterale. È l’obiettivo.
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Fonte: https://kratologos.it/la-battaglia-fake-news-russa/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 30 Aprile 2026