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Liberati Thiago Ávila e Saif Abu Keshek

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Liberati Thiago Ávila e Saif Abu Keshek: dieci giorni di detenzione illegale nelle carceri israeliane

Thiago Ávila e Saif Abu Keshek torneranno liberi oggi, sabato 9 maggio. I due attivisti della Global Sumud Flotilla, detenuti nelle carceri israeliane senza processo per dieci giorni, saranno rilasciati dopo una mobilitazione internazionale che non si è mai fermata. La conferma arriva dal team legale di Adalah, l’organizzazione giuridica palestinese che ha seguito il loro caso dall’inizio.

Il sequestro in acque internazionali

Tutto inizia il 29 aprile, quando la Marina militare israeliana intercetta la Global Sumud Flotilla al largo di Creta, in acque internazionali, a centinaia di miglia dalle coste di Israele. A bordo, 175 attivisti provenienti da decine di paesi, diretti a Gaza con aiuti umanitari. L’abbordaggio avviene con la forza: i partecipanti vengono bloccati, le navi sequestrate. In base al diritto internazionale del mare, l’abbordaggio forzato di una nave civile in acque internazionali configura un atto di pirateria.

La maggior parte degli attivisti viene sbarcata forzatamente in Grecia. Due di loro, però, vengono portati in Israele: il brasiliano Thiago Ávila e il palestinese-americano Saif Abu Keshek. Le accuse contestate: attività illegali per Ávila, affiliazione a organizzazione terroristica per Abu Keshek. Nessun processo, nessuna udienza regolare.

Torture e sciopero della fame

Le condizioni di detenzione, ricostruite dal team legale di Adalah, sono state durissime. Secondo quanto riferito, entrambi sono stati sottoposti a torture, malnutrizione sistematica e privazione del sonno, pratiche che le organizzazioni internazionali per i diritti umani documentano da anni come sistematiche nelle carceri israeliane, in particolare nei confronti dei detenuti palestinesi.

In risposta, i due hanno avviato uno sciopero della fame. Abu Keshek ha esteso il rifiuto anche all’acqua, in un gesto estremo per rendere visibile la propria condizione dall’interno di una cella dove nessuna telecamera poteva entrare.

La mobilitazione che ha ottenuto il risultato

Fuori dalle carceri, la pressione non si è mai interrotta. Manifestazioni in numerose città europee, campagne sui social media, interventi di parlamentari e organizzazioni per i diritti umani, appelli da parte di governi. La rete di solidarietà costruita attorno alla Flotilla ha mantenuto accesi i riflettori su un caso che rischiava di essere rapidamente dimenticato.

La liberazione di oggi è il risultato diretto di questa pressione internazionale. Non è una concessione spontanea: è una risposta a una mobilitazione che non ha smesso di chiedere conto di due persone tenute in carcere in violazione di ogni norma del diritto internazionale.

Il quadro più ampio

Il caso di Ávila e Abu Keshek si inserisce in un contesto più ampio. Gaza è sotto assedio totale da mesi. La popolazione civile affronta una crisi umanitaria senza precedenti, con l’accesso agli aiuti bloccato o gravemente limitato. La Flotilla era diretta lì con questo obiettivo: portare beni di prima necessità attraverso una rotta marittima, aggirando il blocco terrestre.

L’intercettazione in acque internazionali, il trasferimento forzato in Israele, la detenzione senza processo: ogni passaggio di questa vicenda solleva domande che i governi europei, Italia compresa, non hanno ancora risposto in modo soddisfacente. Il silenzio diplomatico di fronte a un atto che viola le norme fondamentali del diritto del mare è esso stesso una presa di posizione.

La Flotilla è ancora ferma. La questione di Gaza non è chiusa.

Per inquadrare la vicenda: la Flotilla nelle acque internazionali, gli spari sulle sei barche e Gaza come un lager a cielo aperto.

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Fonte: https://kratologos.it/liberati-thiago-avila-e-saif-abu-keshek/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 9 Maggio 2026

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