
New York, nella sinagoga si vendono terreni palestinesi. La città protesta
Il 5 maggio 2026, nell’Upper East Side di Manhattan, si è tenuto il “Great Israeli Real Estate Event” presso la Park East Synagogue. Non un evento religioso, ma una fiera immobiliare: l’obiettivo era aiutare persone statunitensi, canadesi e inglesi ad acquistare terreni in Israele e in Cisgiordania occupata. L’Espresso
Cosa si vendeva
Tra le destinazioni proposte figurava Gush Etzion, un gruppo di insediamenti israeliani in Cisgiordania che la maggior parte dei paesi considera illegali secondo il diritto internazionale. L’evento era organizzato dal gruppo “Home in Israel” e si inseriva in un tour che toccava diverse città, tra cui Flatbush e Queens. Jewish Telegraphic AgencyamNewYork
La scelta della sinagoga non è casuale
Jewish Voice for Peace ha accusato gli organizzatori di tenere deliberatamente l’evento in un luogo di culto, per dare l’apparenza che le proteste fossero antisemite invece che dirette contro la vendita di terreni in territorio occupato. Non è la prima volta: negli ultimi anni eventi di questo tipo si sono moltiplicati a New York e in altre città nordamericane, tra cui Baltimora e Montreal. La religione usata come scudo, il luogo di culto come copertura per un’operazione che con la fede non ha nulla a che fare. Al JazeeraL’Espresso
La protesta e gli scontri
Circa 100 manifestanti filo-palestinesi si sono radunati fuori dalla sinagoga, organizzati dal gruppo Pal-Awda NY. La polizia di New York ha tenuto i manifestanti a quasi un isolato di distanza dalla sinagoga, con barricate e una massiccia presenza di agenti. Un agente è stato portato in ospedale e alcuni manifestanti sono stati colpiti da spray al peperoncino. Nessun arresto, ma il messaggio è chiaro: chi protesta viene allontanato, chi vende terre rubate entra indisturbato.
Il sindaco contro l’evento
Il sindaco Zohran Mamdani si è espresso contro la possibilità che vendite di terreni potenzialmente illegali fossero facilitate all’interno della città, definendo gli insediamenti in Cisgiordania una violazione del diritto internazionale profondamente legata allo sfollamento dei palestinesi. Una presa di posizione significativa in una città dove la pressione delle lobby filo-israeliane è storicamente molto forte.
La Palestina in vendita, pezzo per pezzo
Quello di New York non è un episodio isolato. È la fotografia di un sistema. La colonizzazione della Cisgiordania non avviene solo con i bulldozer e i checkpoint militari. Avviene anche così: con fiere immobiliari organizzate nelle sinagoghe americane, con brochure patinate che pubblicizzano ville e appartamenti su terre che appartengono ad altri, con cittadini occidentali benestanti invitati a investire in un progetto di sostituzione etnica spacciato per opportunità immobiliare.
Ogni appartamento venduto in un insediamento illegale è una famiglia palestinese espropriata. Ogni acquirente americano che firma un contratto a Gush Etzion diventa, volente o nolente, parte attiva di un processo che il diritto internazionale definisce crimine di guerra.
Mentre il mondo dibatte di cessate il fuoco e corridoi umanitari, il mercato immobiliare israeliano avanza silenzioso. La Palestina viene venduta pezzo per pezzo, con il benestare di Washington, la complicità delle capitali europee e la copertura morale di uno spazio sacro trasformato in sala contrattazioni.
Chi scende in strada a protestare non è un agitatore. È qualcuno che ha capito come funziona davvero il meccanismo. E che non è disposto a guardare dall’altra parte.
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Il disegno è più ampio: le finte sanzioni ai coloni della Cisgiordania, i profeti armati di Israele e Gaza come un lager a cielo aperto.
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Fonte: https://kratologos.it/new-york-sinagoga-vendita-terreni-palestinesi-cisgiordania/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 11 Maggio 2026