Elezioni Colombia 2026: Cepeda favorito ma il ballottaggio è probabile
Il 31 maggio i colombiani scelgono il successore di Petro. La sinistra è favorita, ma la destra scommette sulla stanchezza da insicurezza
La Colombia si avvicina alle presidenziali del 31 maggio con tre dinamiche che si intrecciano in modo esplosivo: un candidato di sinistra in testa ai sondaggi, una destra divisa al suo interno e una recrudescenza della violenza armata senza precedenti dal 2016. Non è un’elezione ordinaria. È, come scrivono gli analisti, una scelta sul modello di Stato che il paese intende perseguire per i prossimi quattro anni.
I sondaggi e il peso dell’eredità Petro
In testa in tutti i sondaggi c’è Iván Cepeda, candidato del Pacto Histórico, la coalizione di centro-sinistra promossa dall’attuale presidente Gustavo Petro. Senatore e filosofo, Cepeda si presenta come l’erede della “seconda fase del cambiamento” avviata dal suo predecessore, che la Costituzione colombiana impedisce di ricandidare.
L’ultima rilevazione di Guarumo e EcoAnalítica, pubblicata il 30 aprile 2026, lo colloca al 38% delle preferenze nel primo turno, seguito da Abelardo de la Espriella con il 23,9% e da Paloma Valencia con il 22,8%. Alcuni analisti non escludono che Cepeda possa avvicinarsi alla vittoria già al primo turno, sebbene lo scenario più probabile rimanga quello del ballottaggio del 21 giugno. Intanto la divisione della destra tra Valencia e De la Espriella continua a frammentare il voto anti-Petro.
L’eredità di Petro è al tempo stesso una risorsa e un peso. Il governo uscente ha riformato il sistema pensionistico e il mercato del lavoro, e rispetto al 2022, anno del suo insediamento, la povertà monetaria è scesa. Ma Petro non è riuscito ad attuare buona parte delle riforme ambiziose promesse in campagna elettorale, e si è trovato a gestire un congresso controllato dai partiti tradizionali. In caso di vittoria, Cepeda si è impegnato a portare avanti le riforme del suo predecessore, ma per farlo avrà bisogno della collaborazione del Congresso, che ha già approvato molte delle misure sociali di Petro ma ha respinto la riforma sanitaria e un aumento delle tasse per i più ricchi.
La destra colombiana divisa tra Valencia e De la Espriella
La guerra digitale interna al centrodestra
De la Espriella, il “Trump colombiano” e il modello MAGA
Sul fronte opposto, le primarie di marzo hanno incoronato Paloma Valencia, candidata del movimento guidato da Álvaro Uribe, mentre Abelardo de la Espriella corre come outsider indipendente, con una retorica che ricalca quella di Nayib Bukele in chiave securitaria e conservatrice.
Lo scontro intestino alla destra si è fatto aspro anche sul piano digitale: secondo quanto riportato dall’articolo di contesto, i figli dell’ex presidente Uribe hanno accusato pubblicamente il team di De la Espriella di pagare influencer per attaccare la candidatura di Valencia, in una guerra di narrazioni sui social che ha finito per rafforzare paradossalmente l’immagine del candidato outsider.
Il sondaggio Guarumo rivela però un elemento che potrebbe ribaltare i pronostici: in una ipotetica sfida di ballottaggio tra Valencia e Cepeda, la candidata dell’uribismo prevarrebbe con il 44,6% contro il 40,1%, mentre un confronto tra De la Espriella e Cepeda configurerebbe un sostanziale pareggio tecnico. Il dato suggerisce che la scelta di chi andrà al ballottaggio contro Cepeda potrebbe essere decisiva quanto il ballottaggio stesso.
La violenza armata entra nella campagna elettorale
La strage del Cauca e gli attacchi dell’EMC
È però la violenza armata il fattore che ha sconvolto il clima pre-elettorale. A partire dall’inizio di aprile il paese è stato attraversato da oltre venticinque attentati coordinati con bombe, droni, veicoli esplosivi, blocchi stradali e assalti contro basi militari e stazioni di polizia, con un bilancio complessivo di oltre 25 morti e decine di feriti.
L’episodio più grave è avvenuto il 25 aprile sulla Via Panamericana, nel dipartimento del Cauca. Un ordigno ha colpito un autobus nel tratto di El Túnel, tra Popayán e Cali, uccidendo 20 civili, 15 donne e 5 uomini, e ferendo 36 persone.
L’esercito colombiano ha attribuito l’attacco all’Estado Mayor Central (EMC), la principale fazione dissidente delle FARC guidata da Néstor Gregorio Vera, alias Iván Mordisco, l’uomo più ricercato del paese. I dati della polizia colombiana indicano che nei primi tre mesi del 2026 ci sono stati 300 episodi classificati come attacchi terroristici, in aumento rispetto ai meno di 200 dello stesso periodo del 2024.
Petro ha attribuito la regia degli attentati a una presunta “Junta del narcotráfico”, un’organizzazione internazionale con sede a Dubai che controllerebbe il traffico di cocaina e dirigerebbe le azioni dei gruppi armati in Colombia. Sul fronte degli analisti, c’è chi invece interpreta gli attacchi come una risposta dell’EMC all’intensificazione delle operazioni militari governative nel Cauca, dove il gruppo criminale esercita un controllo capillare del territorio.
L’allarme è arrivato anche dall’Europa. Il capo della Missione di osservazione elettorale dell’UE, José Antonio de Gabriel, ha dichiarato che la delegazione europea è preoccupata per la violenza nei dipartimenti di Cauca e Valle del Cauca, affermando che essa “condiziona direttamente il processo elettorale.” Episodi gravi hanno riguardato anche i candidati stessi: durante le legislative di marzo la senatrice Aída Quilcué, ora candidata alla vicepresidenza nella lista Cepeda, è stata sequestrata temporaneamente da uomini armati e costretta a inginocchiarsi sotto la minaccia delle armi.
Il fallimento della “paz total” di Petro
Dietro la crisi di sicurezza c’è il fallimento della scommessa più ambiziosa di Petro: la “paz total”. I negoziati con l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) sono bloccati, mentre quelli con le fazioni dissidenti delle FARC procedono a singhiozzo. L’ONU aveva già chiesto a febbraio al governo di rafforzare le garanzie di partecipazione democratica e di accelerare l’attuazione dell’accordo di pace del 2016, ancora largamente incompiuto.
La posta in gioco, a poche settimane dal voto, è dunque netta: da un lato la continuità del percorso progressista inaugurato nel 2022, dall’altro la domanda di sicurezza e discontinuità che la destra cerca di intercettare. La Colombia non sceglie solo un presidente. Sceglie quale pace vuole provare a costruire, e con quali mezzi.
Il ruolo di Washington nelle elezioni colombiane
La domanda se ci sia un ruolo della destra USA nella campagna digitale colombiana richiede una risposta su tre livelli distinti: il sostegno politico esplicito, l’influenza come modello comunicativo, e la pressione geopolitica sull’asse Trump-Petro.
La pressione geopolitica di Trump su Petro
Gli Stati Uniti sostengono apertamente le opposizioni di destra e vogliono porre fine alla linea garantista e anti-Nato di Petro. Non si tratta di un’ipotesi: la campagna di delegittimazione di Petro da parte di Washington è stata sistematica e documentata.
Trump ha ripetutamente accusato Petro di essere un “drug dealer” e di guidare “un uomo malato che ama produrre cocaina e venderla agli Stati Uniti.” A fine ottobre 2025 il Dipartimento del Tesoro ha inserito il nome di Gustavo Petro nella cosiddetta “lista Clinton”, il registro che raccoglie persone e organizzazioni legate al narcotraffico. A settembre il segretario di Stato Marco Rubio aveva già ordinato la revoca del visto a Petro.
I finanziamenti USA alla Colombia erano stati tagliati totalmente dopo lo scontro tra i due presidenti. Il Perù, secondo produttore mondiale di cocaina, non è mai stato attaccato così da Washington, come del resto Bolivia ed Ecuador. La differenza è che alla guida di questi paesi non ci sono leader socialisti ma presidenti di destra. È una conferma implicita ma potente che la pressione di Trump non nasce dalla lotta al narcotraffico in quanto tale, ma dalla sua valenza politica.
Interferenza strutturale o semplice mimetismo?
La connessione più diretta non è di finanziamento ma di imitazione deliberata del modello comunicativo trumpiano. Abelardo de la Espriella è un avvocato penalista di origini italiane, dichiaratamente di estrema destra, ammiratore di Donald Trump e Javier Milei, che propone la deregolamentazione del lavoro, la riduzione delle tasse e un’azione militare intransigente contro la criminalità.
È definito “un ammiratore di Donald Trump, Giorgia Meloni e Nayib Bukele.” Questa internazionale della destra populista non è casuale: è una rete di riferimenti simbolici che si alimenta vicendevolmente a livello di comunicazione e di framing dei temi.
Il mimetismo trumpiano si estende fino al merchandising politico: De la Espriella ha lanciato un orologio di lusso “Tigris” da 5.000 dollari come parte della sua strategia di campagna, riecheggiando il playbook del merchandising di Trump. La campagna ruota attorno a un personaggio più che a un’organizzazione: il soprannome “El Tigre” diventa logo, metafora e simbolo ideologico, così come le berrettine, le sneakers e gli NFT di Trump non erano prodotti separati ma rafforzavano la stessa persona.
De la Espriella propone di schierare l’esercito nelle strade, formare un’alleanza militare con gli Stati Uniti e Israele, e promuovere quella che chiama una “Colombia dei proprietari.”
3. Il contesto geopolitico che favorisce la destra: da Maduro a Mordisco
Il fattore più potente non è il finanziamento diretto ma il contesto geopolitico che l’amministrazione Trump ha contribuito a costruire. L’operazione militare statunitense in Venezuela del 3 gennaio 2026, chiamata “Operation Absolute Resolve”, che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, ha sconvolto la geopolitica dell’America Latina e posto la Colombia in una posizione di estrema tensione con Washington.
Nel febbraio 2026 Petro ha dovuto volare a Washington e incontrare Trump, cercando di ricucire un rapporto deteriorato. I sondaggi mostravano che i colombiani hanno una buona opinione della potenza nordamericana e sperano in relazioni armoniose, e Petro era costretto a mettere a tacere uno dei principali argomenti critici dell’opposizione di destra.
Se gli scontri con Washington fossero continuati fino alle elezioni, i dazi statunitensi avrebbero potuto aumentare, cosa che avrebbe avuto conseguenze pesanti sull’economia colombiana: il 30% delle esportazioni del paese è diretto agli USA. La minaccia economica funzionava dunque come una pressione indiretta sul voto.
Interferenza strutturale o semplice mimetismo?
In sintesi, non esistono prove di un finanziamento diretto dell’amministrazione Trump agli influencer digitali della destra colombiana (a differenza di quanto accaduto storicamente con la CIA o il vecchio canale USAID, che Trump ha peraltro smantellato). Ma il ruolo di Washington è comunque concreto e multiforme: delegittimazione pubblica di Petro fino all’inserimento in una “lista dei narcotrafficanti”, pressione economica sistematica, operazioni militari nella regione, e fornitura di un modello comunicativo MAGA che De la Espriella ha replicato consapevolmente. Il contesto favorevole alla destra colombiana, in altre parole, è stato in parte costruito da Washington, anche se i mattoni della guerra digitale interna restano di produzione locale.
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Fonte: https://kratologos.it/elezioni-colombia-2026-cepeda-valencia-trump/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 10 Maggio 2026