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Bilbao, 23 maggio

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Bilbao, 23 maggio 2026. Fermo immagine da video amatoriale.

Bilbao, 23 maggio: l’Europa si mostra per quello che è

Sei attivisti baschi tornano a casa. Vengono da settimane di detenzione israeliana, da interrogatori, da quello che i loro compagni hanno descritto come abusi sistematici. Scendono dall’aereo a Bilbao, attraversano la zona arrivi, e vengono caricati a manganellate dalla polizia basca. Quattro arrestati. Le immagini girano in tutto il mondo.

Non è un incidente. Non è un eccesso. È la fotografia perfetta di come funziona davvero l’Europa quando si tratta di Palestina.

La scena di Bilbao

Il 23 maggio 2026 sei membri della Global Sumud Flotilla atterrano all’aeroporto di Bilbao dopo essere stati liberati dalla custodia israeliana. Un familiare di uno degli attivisti cerca di avvicinarsi per accoglierli. Un agente dell’Ertzaintza, la polizia autonoma basca, glielo impedisce con forza. Scattano i tafferugli. Le immagini della televisione pubblica spagnola TVE mostrano agenti che colpiscono persone con i manganelli e ne immobilizzano altre a terra. Gli spettatori li deridono.

Quattro persone vengono arrestate con le accuse di disobbedienza grave, resistenza e aggressione a pubblico ufficiale. Gli stessi attivisti che erano stati intercettati in acque internazionali dalle forze israeliane, detenuti, secondo le testimonianze dei compagni di flottiglia, sottoposti ad abusi durante la custodia, vengono accolti in patria con i manganelli.

Il giorno dopo, duemila persone scendono in piazza a Bilbao. Lo striscione in testa al corteo dice tutto: ‘Governo basco, complice del sionismo.‘

Il contratto che spiega tutto

Le immagini sembrano incomprensibili. Non lo sono. C’è un dato che le rende perfettamente leggibili: le istituzioni basche hanno speso oltre 1,6 milioni di euro in contratti con aziende israeliane legate all’ambito della sicurezza. L’Ertzaintza ha partecipato a corsi di addestramento tenuti dalla Guardian Defence & Homeland Security, una società diretta da un ex agente del Mossad, che ha fornito addestramento con proiettili veri alla polizia spagnola.

Nel 2021, mentre Gaza veniva bombardata, l’Ertzaintza firmava un contratto da 3.569 euro per la fornitura di granate stordenti da fonti israeliane. Sono le stesse granate che Israele usa contro i palestinesi. Sono le stesse tecniche che Israele applica nelle carceri dove quegli attivisti erano stati detenuti.

Questi dati, riportati da fonti di giornalismo investigativo e attivismo documentato, sono riferiti a contratti specifici con importi e nomi aziendali verificabili nei registri pubblici spagnoli. Non risulta ad oggi una smentita ufficiale da parte del governo basco. L’Ertzaintza ha avviato solo un’indagine interna sulla condotta degli agenti a Bilbao, senza toccare la questione dei contratti.

Quando le forze israeliane addestrano una polizia straniera, trasmettono una filosofia operativa, non solo tecniche. Il messaggio è: così si gestiscono le persone che ci sfidano. L’Ertzaintza lo ha applicato alla lettera.

Sánchez e la doppia faccia della Spagna

Pedro Sánchez si è costruito in questi mesi un’immagine precisa: il leader europeo più coraggioso sul fronte palestinese. La Spagna ha riconosciuto lo Stato palestinese. Sánchez ha invocato la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione Europea e Israele. Ha chiesto indagini internazionali sui crimini commessi a Gaza. Ha usato parole che pochi altri capi di governo europei hanno avuto il coraggio di pronunciare.

Va detto che a livello di difesa nazionale qualcosa è cambiato: nel settembre 2025 il ministero della Difesa spagnolo ha annullato contratti con imprese israeliane per oltre 1,2 miliardi di euro, nell’ambito di un piano dichiarato di disconnessione dalla tecnologia militare israeliana. Una scelta reale, non solo simbolica.

Ma i contratti dell’Ertzaintza non dipendono da Madrid. Dipendono dal governo autonomo basco. Sono due binari separati, e quello basco non è stato toccato. Il 23 maggio a Bilbao si è visto esattamente questo: una polizia regionale che opera con una filosofia operativa israeliana, indipendentemente da quello che dice il premier nazionale. Le dichiarazioni pubbliche di Sánchez appartengono alla sfera della politica comunicativa. L’apparato di sicurezza basco appartiene alla sfera della realtà istituzionale. E quella realtà non è cambiata.

La Spagna non è un’eccezione ipocrita nel panorama europeo. È l’esempio più visibile di una contraddizione che attraversa tutto il continente.

L’Europa e Israele: i legami che non si vedono

Quello che è accaduto a Bilbao non è una storia spagnola. È una storia europea. Per anni Israele ha coltivato sistematicamente rapporti con le forze di polizia del continente attraverso programmi di addestramento alla sicurezza, forniture di equipaggiamento, scambi di intelligence. Il modello è semplice: si offre competenza tecnica, si costruisce dipendenza, si trasferisce una visione del mondo in cui chi si oppone all’occupazione israeliana è un soggetto da neutralizzare.

Questo ecosistema di sicurezza è trasversale agli schieramenti politici. Governi di sinistra e di destra hanno firmato contratti con le stesse aziende, mandato agenti agli stessi corsi di addestramento, acquistato le stesse tecnologie. Le dichiarazioni cambiano a seconda del momento elettorale. I contratti restano.

È per questo che l’Europa condanna a parole e non agisce mai sui fatti. Non è vigliaccheria. È struttura. I legami istituzionali, economici e di sicurezza con Israele sono così profondi e così distribuiti che qualsiasi azione concreta richiederebbe una rottura sistemica che nessun governo europeo è disposto a fare.

Il cerchio si chiude

Abbiamo scritto su questo blog, nell’articolo ‘La società civile come ultimo baluardo‘, che la repressione degli attivisti pro-Palestina in Europa segue una logica precisa: non è una reazione agli eventi, è una politica deliberata. Bilbao ne è la conferma più brutale e documentata.

Gli attivisti della Global Sumud Flotilla avevano sfidato il blocco israeliano di Gaza. Israele li ha fermati in acque internazionali, li ha detenuti, secondo le testimonianze li ha maltrattati. Poi li ha espulsi. È la polizia del loro paese di origine, addestrata con i soldi dei contribuenti europei da un’azienda gestita da ex agenti del Mossad, li ha accolti con i manganelli.

Israele non ha neanche dovuto chiedere niente. Il sistema funziona da solo.

Quello che resta

Un governo può dire qualsiasi cosa. Quello che fa la sua polizia è la verità.

Sánchez può continuare a fare discorsi sul genocidio e sulla giustizia internazionale. Finché l’Ertzaintza sarà addestrata da ex agenti del Mossad, quelle parole valgono zero. L’Europa può continuare a emettere risoluzioni e dichiarazioni di condanna. Finché i suoi apparati di sicurezza saranno integrati nel sistema israeliano, quelle risoluzioni sono carta straccia.

A Bilbao il 23 maggio 2026 non è successo qualcosa di strano. È successo qualcosa di normale. È questa la cosa più grave.R

Romano Dellamore 26 Maggio 2026 kratologos.it

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Fonte: https://kratologos.it/bilbao-polizia-basca-flottiglia-gaza-2026/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 26 Maggio 2026

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