
They walk among us. Aliens.gov ICE delazione e la fabbrica del nemico interno
A marzo 2026 l’amministrazione Trump ha registrato in silenzio due domini governativi: alien.gov e aliens.gov. Per settimane internet ha speculato. Trump aveva promesso di desecretare i dossier federali sugli UFO, il clima era quello giusto, e molti hanno creduto che il governo americano si preparasse a una divulgazione storica. Il 29 maggio la Casa Bianca ha pubblicato su X un video di quattordici secondi: un fascio di luce che scansiona quello che sembra un cerchio nel grano, la parola “Loading” impressa sul terreno. Il giorno dopo aliens.gov era online. Gli extraterrestri non c’erano. C’era qualcosa di peggio.

Il gioco linguistico come esca
Il sito si apre con uno scrolling testuale in stile fantascienza. Per sessant’anni, si legge, il governo degli Stati Uniti avrebbe custodito un segreto. Gli alieni camminano tra noi, vivono nei nostri quartieri, fanno acquisti negli stessi negozi, mandano i figli nelle stesse scuole. Bastano poche righe per capire il trucco. Gli “aliens” non sono extraterrestri: sono immigrati irregolari. In inglese “alien” è il termine legale per lo straniero non cittadino, un residuo del lessico burocratico sedimentato nel diritto americano. La Casa Bianca lo ha preso, lo ha vestito con l’estetica della fantascienza, e lo ha trasformato in arma.
La mossa non è ingenua. Per settimane la speculazione sui domini aveva prodotto attenzione gratuita, copertura mediatica, curiosità. Il reveal ha incassato tutto quel rumore e lo ha rovesciato sull’immigrazione: la sorpresa, il doppio senso, il cambio di registro hanno garantito a una banca dati di arresti la visibilità che nessuna piattaforma istituzionale ordinaria avrebbe mai raggiunto. È stata una campagna costruita con gli strumenti dell’ambient media: alimentare l’aspettativa, lasciare che il pubblico riempia il vuoto con le proprie proiezioni, poi colpire. Il punto è cosa contiene il colpo. Un contatore di arresti, una mappa, e un modulo per denunciare il vicino di casa.

Aliens.gov ICE la delazione rappresentata da una mappa un contatore e un database
Aliens.gov poggia su tre elementi. Il primo è un contatore in tempo reale degli “encounters”, i contatti operativi dell’ICE, l’agenzia federale che gestisce controllo dell’immigrazione e deportazioni. Il secondo è una mappa interattiva degli Stati Uniti con gli arresti aggregati per città: su Baltimora si apre un pannello con 2.202 arresti tra il 20 gennaio 2025 e il 20 maggio 2026, l’elenco dei paesi di provenienza, le imputazioni, una spunta verde accanto a “Gang Affiliation”. Dallas segna 17.323 arresti nello stesso periodo, Miami 6.003, San Diego 8.587.
Il terzo elemento è quello politicamente decisivo: un link diretto al modulo online dell’ICE per segnalare quelli che la Casa Bianca chiama, testualmente, “suspicious aliens”. I cittadini sono invitati a denunciare alle autorità federali chiunque ritengano un irregolare sospetto. Il Deportation Data Project dell’UCLA, che ha analizzato i dati ICE ottenuti via Freedom of Information Act, ha rilevato incongruenze tra i numeri esibiti sul sito e quelli reali dell’agenzia: il sito non specifica quanti arrestati avessero precedenti penali, quanti fossero accusati di sole violazioni amministrative, quanti fossero davvero legati a organizzazioni criminali. Omicidi, violazioni stradali e illeciti d’immigrazione si accumulano nello stesso elenco indifferenziato, e producono un’impressione di pericolosità sistematica che i dati grezzi smentiscono.
Cosa dicono davvero i numeri
Qui la maschera cade. La narrazione dell’amministrazione presenta gli arresti come un’operazione chirurgica contro criminali pericolosi. I dati raccontano l’opposto. A gennaio 2026 oltre il 40 per cento delle persone detenute dall’ICE non aveva alcuna condanna penale né procedimenti in corso. Dodici mesi prima, a gennaio 2025, quella stessa categoria era appena il 6 per cento. Tradotto: l’apparato non sta togliendo criminali pericolosi dalle strade, sta rastrellando persone la cui unica colpa è amministrativa. Nel 2025 le persone trattenute dall’ICE sono cresciute del 65 per cento in dodici mesi, da 40.806 a fine 2024 a 70.805 a dicembre 2025, il livello più alto da quando l’agenzia esiste.
La scala è quella di una macchina industriale. La cifra ufficiale è di circa 605.000 deportazioni tra gennaio e dicembre 2025, con altri 65.000 migranti detenuti, mentre 1,9 milioni di persone hanno scelto la cosiddetta autoespulsione volontaria di fronte a pressioni e minacce. “Volontaria” è la parola che il potere usa quando ha reso la vita impossibile e poi chiama scelta la fuga. Per alimentare questa macchina il Congresso ha stanziato cifre senza precedenti: circa 170 miliardi di dollari di nuovi fondi destinati a ICE e CBP fino al 2029, con l’obiettivo dichiarato di arrivare ad almeno un milione di deportati all’anno e retate sempre più frequenti, anche in fattorie, aziende agricole e cantieri.
Una polizia costruita per colpire, non per filtrare
Per riempire le strade di agenti in fretta, l’addestramento è stato minimo. L’ICE ha annunciato a inizio gennaio 2026 di aver assunto oltre 12.000 funzionari in meno di un anno, riducendo l’addestramento da 112 a 50 giorni e aprendo corsie preferenziali per veterani e poliziotti, con campagne di reclutamento che strizzano l’occhio alla destra più radicale. Meno filtri, più uomini armati, un mandato di massa. Il risultato di un corpo addestrato a metà e mandato in strada con quel mandato è prevedibile, ed è la violenza. Nel 2025 sono morte 32 persone per mano dell’ICE o durante la detenzione nelle sue strutture, e nelle prime quattro settimane del 2026 il bilancio era già salito a sette vittime. Il 2025 è stato l’anno più letale mai registrato per la detenzione dell’ICE, e il 2026 si annuncia peggiore.
Tra le vittime ci sono cittadini americani. A Minneapolis, in poche settimane, due sparatorie mortali: Renee Nicole Good, cittadina statunitense, e l’infermiere trentasettenne Alex Pretti, ucciso mentre filmava la scena con il telefono dopo che sette agenti avevano tentato di trattenerlo, con i video che mostrano agenti mascherati colpirlo con il calcio delle pistole prima di sparare. Non sono incidenti isolati. Le morti di oltre quaranta immigrati in custodia federale, le detenzioni illegittime, le uccisioni di cittadini, gli arresti di nonni che accompagnavano i nipoti a scuola o in chiesa non sono episodi, ma il sintomo di un sistema che funziona così perché è stato progettato per funzionare così.
La camera di tortura amministrativa
Dietro i numeri c’è il dettaglio che il contatore di aliens.gov non mostrerà mai. Un’inchiesta del senatore Jon Ossoff ha messo nero su bianco il quadro della detenzione tra gennaio 2025 e gennaio 2026. Le segnalazioni credibili raccolte includono 44 casi di separazione familiare, tra cui madri separate dai neonati che allattavano, in un caso per diversi mesi; 206 casi di negligenza medica, con conseguenze in alcuni casi potenzialmente letali; 26 maltrattamenti di donne incinte; 40 maltrattamenti di minori; 88 casi di abuso fisico e sessuale; 139 casi di negazione di cibo o acqua adeguati. Strutture aperte dentro magazzini, persone confinate per settimane in spazi senza letti né cure, come il 26 Federal Plaza di New York, dove oltre cento persone sono state stipate in un locale di passaggio privo di posti letto e assistenza medica, o Camp East Montana, dove i detenuti hanno descritto un uso diffuso e ingiustificato della forza, negligenza medica e condizioni di vita disumanizzanti, con agenti che estorcevano la firma dei documenti di espulsione attraverso la violenza.
E c’è il dato che da solo demolisce ogni pretesa di legalità. Da ottobre 2025 più di 400 giudici federali hanno stabilito almeno 4.421 volte che l’ICE stava trattenendo persone illegalmente. Non è applicazione della legge, è applicazione della legge contro la legge, con i tribunali costretti a inseguire un’agenzia che arresta più in fretta di quanto i giudici riescano a liberare. Gli arresti at-large nelle comunità americane sono cresciuti del 600 per cento, con persone scomparse per giorni perché il sistema di localizzazione dei detenuti è diventato inaffidabile. Questo è il record che aliens.gov chiede ai cittadini di alimentare con le proprie denunce.
La retorica dell’invasione
A questo punto il linguaggio di aliens.gov smette di essere uno scherzo. “Camminano tra noi” è la frase dei film di fantascienza degli anni Cinquanta, quelli in cui gli alieni si infiltrano assumendo sembianze umane. È la retorica dell’invasione silenziosa, della contaminazione dall’interno, della minaccia mimetizzata tra i normali. Applicata a persone che nella stragrande maggioranza non hanno commesso alcun reato, quella retorica fa una cosa sola: le disumanizza, le inscrive nell’alterità radicale, le trasforma in bersagli. Il Novecento ha documentato con precisione come la disumanizzazione linguistica preceda e prepari la persecuzione fisica. Il termine “alieno”, con tutta la sua carica fantascientifica, funziona meglio della propaganda esplicita proprio perché lavora per associazione di immagini. Non dice “gli immigrati sono pericolosi”. Costruisce un ambiente visivo in cui quella conclusione sembra ovvia, mentre i dati la negano.
L’infrastruttura della delazione
L’elemento che distingue aliens.gov da una semplice campagna di comunicazione è il modulo di segnalazione. Invitare i cittadini a denunciare vicini, colleghi, conoscenti sospettati di essere irregolari ha un nome preciso nella storia politica: delazione istituzionalizzata. Le hotline esistevano già prima di Trump, ma integrare la denuncia dentro una piattaforma governativa pubblica, grafica, gamificata, con il contatore che scorre e la mappa che si aggiorna, segna un salto di qualità. La sorveglianza distribuita, quella in cui sono i cittadini a farsi agenti del controllo, è la forma più efficiente di dominio perché non richiede risorse statali proporzionali alla scala. Ogni segnalazione è lavoro ceduto gratis all’apparato. Ogni delazione rafforza l’idea che il territorio vada pattugliato da tutti, contro tutti. Bentham aveva immaginato il panopticon come architettura: il sorvegliato non sa se è osservato e si comporta come se lo fosse sempre. Aliens.gov rovescia il modello: è il sorvegliante a essere moltiplicato, reso capillare, distribuito nella popolazione attraverso la partecipazione volontaria. Il vicino diventa occhio dello Stato.

La delazione di Stato, da Berlino a Roma a Washington
La delazione di massa non è un’invenzione americana. È stata il nervo dei regimi totalitari del Novecento, e per una ragione che la storiografia ha chiarito: nessun apparato repressivo ha mai avuto abbastanza agenti per sorvegliare un’intera popolazione. La Gestapo, come ha mostrato Robert Gellately nei suoi studi sugli archivi del regime, era cronicamente sotto organico e funzionava perché la maggioranza delle sue istruttorie nasceva da denunce spontanee di cittadini comuni: vicini, colleghi, condomini, talvolta familiari. Il sistema dei Blockwart, i sorveglianti di caseggiato, istituzionalizzava lo spionaggio dal basso. Nell’Italia fascista la struttura era analoga: l’OVRA e la rete dei confidenti, ricostruita da Mauro Canali, operava sullo stesso principio. Il potere non osservava tutto: insegnava ai cittadini a osservarsi tra loro e a consegnare allo Stato il sospetto.
Aliens.gov ripristina quella stessa architettura con l’interfaccia del 2026. Il dispositivo è identico: prima si insegna a vedere il vicino come “alieno”, come specie ostile da contare e schedare, poi gli si mette in mano il modulo per denunciarlo. La disumanizzazione linguistica e il pulsante di segnalazione sono lo stesso meccanismo in due tempi, gli stessi che hanno preceduto le persecuzioni del secolo scorso. E qui sta il punto che non concede a Trump nessuna attenuante. Si dirà che il paragone è eccessivo, perché negli Stati Uniti la magistratura funziona ancora: oltre 400 giudici federali hanno dichiarato illegittime più di 4.400 detenzioni. Ma quel dato non assolve, aggrava. Nei regimi del Novecento la delazione si sviluppava dentro uno Stato che aveva già piegato i tribunali. Qui accade in una democrazia formale, con una magistratura indipendente che dichiara nero su bianco l’illegalità di quegli arresti, e l’apparato continua lo stesso. Non è la deriva di uno Stato collassato, è la scelta deliberata di un esecutivo che sa di violare la legge e ha deciso di farlo davanti agli occhi di tutti. È più grave, non meno, proprio perché non c’è alcun alibi a cui appellarsi.
La trasparenza come narrazione
La Casa Bianca ha presentato il sito come uno sforzo inedito di portare trasparenza sulle operazioni ICE e di criticare il record dell’amministrazione precedente. Ma la trasparenza selettiva, quella che esibisce i numeratori senza i denominatori, le imputazioni senza le assoluzioni, i paesi d’origine senza il contesto, e che soprattutto tace sul 40 per cento di detenuti senza condanne, sui morti in custodia, sulle migliaia di detenzioni dichiarate illegali dai giudici, non è trasparenza. È costruzione del nemico. Aliens.gov non informa sui migranti: fabbrica il migrante come problema, come minaccia, come oggetto di gestione algoritmica. La mappa non è uno strumento di conoscenza, è uno strumento di governo dell’immaginario.
E l’immaginario che governa è quello di un paese a cui è stato insegnato a vedere persone disarmate, lavoratori, padri e madri, come una specie ostile da contare, schedare e segnalare. Dietro l’estetica fantascientifica e il contatore che scorre c’è una sola cosa: un governo che ha trasformato la delazione in interfaccia pubblica e la crudeltà in metodo. Non un eccesso, non un incidente di percorso, ma il volto scelto. Chiamarlo con il suo nome non è un’esagerazione retorica. È l’unico modo onesto di descriverlo. Possiamo ancora chiamarla democrazia?
Romano Dellamore kratologos Leggi anche:Occidente come menzogna fondativa : analisi di un crollo
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Fonte: https://kratologos.it/aliens-gov-ice-delazione-trump-migranti/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 3 Giugno 2026