Qui in anteprima il PDF de L’Anticristo, biografia di Peter Thiel →

Il padrone invisibile

Scarica questo articolo in PDF. Scrivi l’email con cui sei iscritto alla newsletter di Kratologos.

Non sei iscritto? Iscriviti gratis alla newsletter e il PDF si sblocca subito.

ll padrone invisibile Marx, l’algoritmo e la nuova alienazione del lavoro italiano

Dal Capitale ai rider italiani: perché le categorie marxiane, integrate con Gramsci, Zuboff e Han, spiegano il lavoro piattaforma meglio di qualsiasi teoria manageriale contemporanea.

IL padrone invisibile , i rider, la pioggia e l’algoritmo

Milano, giovedì sera, ore 23:10. Piove. Un rider è fermo sul marciapiede di via Padova con la bici elettrica carica di un ordine che vale 4,20 euro al netto delle commissioni di piattaforma. Potrebbe essere un immigrato, un lavoratore espulso dal mercato del lavoro regolare, un giovane senza alternative: in Italia i rider sono per lo più stranieri, ma anche lavoratori italiani fuori dai canali del mercato regolare, over 50 espulsi dai cicli produttivi normali, giovani senza sbocchi. Non importa il nome: la condizione è identica.

Il rider non ha un datore di lavoro. Ha una partita IVA. È un ‘lavoratore autonomo’, dice il contratto che ha firmato su uno schermo, spesso senza capirne il contenuto reale. Eppure ogni minuto della sua serata è deciso da qualcun altro: quale ordine prendere, quale percorso fare, a quale velocità pedalare per non ricevere una valutazione negativa dal cliente. Il prodotto del suo lavoro appartiene interamente alla piattaforma. Il rischio appartiene interamente a lui.

Karl Marx moriva nel 1883. Non ha mai visto un’applicazione per smartphone. Non ha mai sentito parlare di gig economy, platform capitalism o capitalismo della sorveglianza. Eppure le categorie analitiche che aveva elaborato nel 1844, nei Manoscritti economico-filosofici, e poi sistematizzato nel Capitale, descrivono questa condizione con una precisione che nessun economista neoclassico, nessun teorico del management, nessun consulente di McKinsey ha mai raggiunto. Questo articolo prova a spiegare perché.

Marx nel XXI secolo: strumento analitico o reperto storico?

Ogni volta che una crisi sistemica del capitalismo si manifesta con evidenza difficilmente negabile, assistiamo a quello che i giornali anglosassoni chiamano ‘Marx revival’: un’improvvisa riscoperta accademica e giornalistica di un autore che nel frattempo era stato ufficialmente archiviato. È successo dopo il 2008 con la crisi finanziaria, è successo durante la pandemia, sta succedendo di nuovo con la frammentazione del mercato del lavoro globale.

Il problema di questi revival è che spesso riducono Marx a profeta generico dell’ingiustizia capitalistica, svuotandolo del suo contributo specifico: un metodo di analisi materialista delle strutture economiche che produce contraddizioni storicamente determinate. Marx non è utile perché è ‘dalla parte dei poveri’. È utile perché ha sviluppato strumenti concettuali, l’alienazione, il plusvalore, la merce, la coscienza di classe, la contraddizione capitale-lavoro, che mantengono potere descrittivo ed esplicativo nel capitalismo del XXI secolo, a condizione di essere aggiornati e non applicati meccanicamente.

Il capitalismo cambia forma, non natura

Il capitalismo non è cambiato nella sua natura: ha cambiato forma. Regge la diagnosi strutturale. Il capitalismo si fonda sull’estrazione di plusvalore dal lavoro vivo. Questa relazione fondamentale non è cambiata: è cambiata la forma in cui si manifesta. Nell’economia delle piattaforme, il plusvalore viene estratto non più solo dal tempo di lavoro in senso tradizionale, ma dai dati prodotti dal lavoratore, dalla sua reputazione digitale, dalla sua disponibilità algoritmica. La forma della merce si è moltiplicata: è merce il lavoro del rider, è merce la sua valutazione a stelle, sono merce i suoi pattern comportamentali venduti alle aziende pubblicitarie.

Scricchiola, ma meno di quanto sembri, la tesi sulla soggettività rivoluzionaria. Marx ipotizzava che la concentrazione fisica del proletariato nelle fabbriche avrebbe generato coscienza di classe, solidarietà organizzata, conflitto aperto. Il lavoro frammentato, digitale, individualizzato del XXI secolo sembra produrre l’effetto contrario: isolamento, competizione orizzontale tra lavoratori, identificazione ideologica con la figura dell’imprenditore di se stesso. Ma sarebbe un errore fermarsi qui, e Marx stesso non si sarebbe fermato qui.

La frammentazione non ha eliminato il conflitto: lo ha spostato. I magazzinieri Amazon di Castel San Giovanni hanno scioperato più volte tra il 2021 e il 2024, ottenendo miglioramenti concreti su pause e misurazione delle performance. I rider italiani hanno costruito collettivi autonomi, usando le stesse tecnologie digitali che li controllavano per organizzarsi contro di esse. Il Tribunale di Bologna nel 2020 ha dichiarato discriminatorio l’algoritmo Frank di Deliveroo che penalizzava i rider in sciopero: un giudice del lavoro ha riconosciuto che un algoritmo può violare diritti costituzionali. La Cassazione nel 2020 ha riconosciuto l’eterodirezione algoritmica come equivalente alla subordinazione. Gli algoritmi cominciano a scricchiolare davanti ai tribunali.

Marxianamente, questi non sono episodi marginali: sono esattamente la dinamica che Marx descriveva. Il capitale genera contraddizioni, le contraddizioni generano conflitto, il conflitto genera organizzazione. La forma è diversa da quella ottocentesca, le vertenze giudiziarie invece dei picchetti davanti ai cancelli, i gruppi Telegram invece delle sezioni di partito, ma la struttura logica è la stessa. Chi dice che Marx è superato perché la classe operaia non esiste più dimentica che Marx non parlava di una classe sociologica statica: parlava di un rapporto di produzione conflittuale che genera, sempre e necessariamente, resistenza. La resistenza c’è. Si chiama con nomi diversi. Ma c’è.

Il lavoratore diventa tanto più povero quanto più ricchezza produce, quanto più la sua produzione cresce in potenza e volume. Il lavoratore diventa una merce tanto più vile quanto più merci crea. Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici, 1844

3. La teoria dell’alienazione nei Manoscritti del 1844: il fondamento teorico

Per comprendere la portata del contributo marxiano al problema del lavoro contemporaneo, è necessario tornare ai Manoscritti economico-filosofici del 1844, opera giovanile e incompiuta che Marx non pubblì mai, ma che contiene il nucleo più potente della sua antropologia filosofica. Qui Marx affronta la questione fondamentale: cosa significa per un essere umano lavorare? E cosa significa, per converso, essere costretto a lavorare in condizioni che lo alienano da se stesso?

Per Marx il lavoro non è originariamente uno strumento di sopravvivenza. È l’espressione essenziale dell’essere umano come essere ‘specie’ (Gattungswesen): la capacità peculiarmente umana di trasformare consapevolmente il mondo secondo un progetto, di riconoscersi nell’opera prodotta, di oggettivarsi nel mondo in modo creativo e libero. L’animale produce secondo l’istinto, secondo un programma biologico fisso. L’essere umano produce anche al di là del bisogno immediato, produce secondo le leggi della bellezza, produce universalmente. Questa è la sua peculiarità ontologica.

Il capitalismo, secondo Marx, inverte questa relazione. Il lavoro, anziché essere l’espressione più alta dell’umanità, diventa la sua negazione. Il lavoratore non si riconosce nel proprio lavoro: lo vive come qualcosa di estraneo, ostile, che gli appartiene come necessità esterna e non come manifestazione della propria essenza. È questa inversione che Marx chiama alienazione (Entfremdung): l’estraniazione del lavoratore dal proprio prodotto, dal proprio processo lavorativo, dagli altri lavoratori e dalla propria natura umana.

Il plusvalore come furto del tempo di vita

Nel Capitale (1867), Marx sviluppa la dimensione economica dell’alienazione attraverso la teoria del plusvalore. Il lavoratore vende al capitalista la propria forza-lavoro per un determinato periodo di tempo. Quella forza-lavoro ha un valore d’uso (ciò che produce) e un valore di scambio (il salario ricevuto). La differenza tra i due è il plusvalore: il valore creato dal lavoratore che il capitalista si appropria gratuitamente. Non è una questione di furto individuale: è la struttura normale del rapporto capitalistico.

Nel capitalismo delle piattaforme, questa struttura si moltiplica. Il rider produce valore nel momento in cui consegna il cibo (plusvalore diretto), ma anche nel momento in cui i suoi dati comportamentali vengono raccolti e venduti (plusvalore informazionale), e nel momento in cui il suo lavoro addestra gli algoritmi che domani potrebbero renderlo obsoleto (plusvalore tecnologico). Tre forme di estrazione dal medesimo corpo lavorante.

La merce come feticismo: l’algoritmo nasconde i rapporti sociali

Un terzo concetto marxiano fondamentale per comprendere il capitalismo algoritmico è il feticismo della merce, elaborato nella prima sezione del Capitale. Marx osservava che nel capitalismo i rapporti sociali tra persone tendono ad apparire come rapporti tra cose. Il valore di scambio di una merce sembra una sua proprietà naturale, non il risultato di un rapporto sociale di produzione. Le merci appaiono come dotate di vita propria, con leggi proprie, indipendenti dalla volontà degli esseri umani che le hanno prodotte.

L’algoritmo è la forma più compiuta del feticismo della merce nell’era digitale. Il sistema che assegna gli ordini, valuta i rider, decide chi lavorerà nelle ore di punta e chi sarà progressivamente escluso appare come un meccanismo neutro, tecnico, oggettivo. Come se la matematica decidesse, non una scelta politica e di classe. Il capitalismo algoritmico nasconde i rapporti di dominio dietro una facciata di oggettività scientifica. È feticismo portato alla sua conseguenza estrema: non più la merce come soggetto autonomo, ma l’algoritmo come natura.

Il feticismo della merce si compie nell’algoritmo. Non è la macchina che decide: è chi possiede la macchina che ha già deciso, codificando le proprie scelte di potere in istruzioni che sembrano leggi naturali. L’algoritmo non è neutro: è ideologia in forma di codice.

4. Le quattro forme di alienazione nel lavoro italiano contemporaneo

Marx identificava quattro dimensioni dell’alienazione del lavoratore nel capitalismo. Mapparle sul lavoro concreto italiano del 2026 non è un esercizio accademico: in ciascuna si trova non una metafora ma una corrispondenza strutturale precisa.

1. Alienazione dal prodotto del lavoro

Il lavoratore non possiede ciò che produce. Nel capitalismo manifatturiero era evidente: l’operaio produceva scarpe che non avrebbe mai potuto comprare. Nell’economia delle piattaforme la separazione è ancora più radicale: il prodotto non è nemmeno visibile. Il rider consegna cibo: il prodotto della sua prestazione è la soddisfazione del cliente, la valutazione a cinque stelle, il dato comportamentale registrato dall’algoritmo. Nulla di tutto questo appartiene al rider. Il dato prodotto dal suo corpo in movimento è proprietà della piattaforma, che lo usa per ottimizzare il sistema, addestrare il proprio algoritmo, vendere informazioni agli inserzionisti.

Nel settore dei call center italiani, concentrati in Campania, Sicilia e Calabria, il lavoratore produce conversazioni con i clienti le cui trascrizioni vengono usate per addestrare sistemi di intelligenza artificiale che sostituiranno il lavoratore stesso. L’alienazione dal prodotto del lavoro include qui la propria futura obsolescenza, prodotta dal proprio lavoro presente.

2. Alienazione dal processo produttivo

Il lavoratore non controlla come lavora. Nei magazzini Amazon italiani, a Passo Corese, Castel San Giovanni e Torrazza Piemonte, i lavoratori operano con scanner portatili che dettano in tempo reale la sequenza di ogni singola operazione. Il sistema registra ogni scostamento dai tempi previsti e genera automaticamente segnalazioni che possono portare a provvedimenti disciplinari. I lavoratori monitorati dalla Fiom-Cgil tra il 2023 e il 2025 riferivano di non poter andare in bagno liberamente: il sistema registrava il tempo di inattività. Non era un divieto esplicito del capo: era il sistema stesso che rendeva l’interruzione economicamente dannosa.

3. Alienazione dagli altri lavoratori

Il capitalismo distrugge la solidarietà tra lavoratori trasformandoli in concorrenti. Nell’economia delle piattaforme, la competizione orizzontale tra lavoratori è incorporata nel design del sistema. Glovo e Deliveroo assegnano gli ordini in base al punteggio del rider: chi ha una valutazione migliore riceve più ordini nelle fasce orarie più redditizie. Non esiste un’ora di pausa collettiva, non esiste uno spogliatoio, non esiste una mensa: i punti di aggregazione fisica che nelle fabbriche fordiste permettevano la formazione di identità di classe sono stati eliminati architetturalmente. Le ricerche di Eurofound sul telelavoro in Italia (2022-2024) documentano un aumento significativo dei sintomi di alienazione relazionale.

4. Alienazione dall’essenza umana (Gattungswesen)

Questa è la dimensione più filosofica. Marx sosteneva che l’essere umano si distingue dagli animali per la capacità di produrre consapevolmente, di trasformare il mondo secondo un progetto, di riconoscersi nell’opera prodotta. L’alienazione capitalistica lo riduce a un’attività puramente istintiva, senza progetto, senza significato. I content moderator di Meta e TikTok, lavoratori quasi sempre assunti tramite outsourcing in Italia attraverso aziende come Majorel o Teleperformance, trascorrono otto ore al giorno a visionare contenuti di violenza estrema per decidere in pochi secondi se rimuoverli. Il lavoro richiede una dissociazione psicologica deliberata. Le ricerche sui disturbi post-traumatici da stress nei content moderator, documentate in cause legali in Kenya e negli USA, iniziano a emergere anche nel contesto europeo.

Secondo il rapporto Inapp 2024, il 34% dei lavoratori con contratti atipici dichiara di svolgere un lavoro percepito come privo di significato personale, contro il 18% dei lavoratori a tempo indeterminato. Il deficit di senso è una variabile misurabile, non solo una categoria filosofica.

5. Gramsci: perché il precario si pensa imprenditore di se stesso

Se Marx fornisce la mappa strutturale dell’alienazione, Gramsci offre lo strumento per spiegare il paradosso più sconcertante del lavoro piattaforma: i lavoratori più sfruttati si identificano spesso con il sistema che li sfrutta. Il rider che si definisce ‘libero professionista della logistica’, il collaboratore a partita IVA che rifiuta di essere rappresentato da un sindacato perché ‘i sindacati sono roba del Novecento’, il lavoratore da remoto che si vanta di ‘non avere un capo’ pur essendo monitorato minuto per minuto: questi soggetti non sono vittime passive di un’ideologia imposta dall’esterno. Hanno incorporato come senso comune le categorie del neoliberismo.

Il senso comune non è un’unica concezione, anche in un solo individuo. È pluriforme e multistratificato: il nuovo non vi si deposita mai su un piano vergine, ma su strati precedenti. Antonio Gramsci, Quaderni del carcere

Gramsci chiamava egemonia culturale la capacità di una classe dominante di far accettare la propria visione del mondo come universale e naturale. Uber non dice ai suoi autisti che sono lavoratori dipendenti senza diritti. Dice loro che sono ‘partner’, che hanno la ‘libertà’ di scegliere i propri orari. Il linguaggio non è neutro: è un dispositivo ideologico che costruisce un’identità soggettiva incompatibile con la coscienza di classe. Un partner non fa sciopero contro se stesso.

In Italia, il Jobs Act del 2014-2015 ha costruito il quadro giuridico dell’egemonia. Presentato come modernizzazione del mercato del lavoro, ha progressivamente normalizzato la precarietà come condizione strutturale, costruendo intorno a essa un’infrastruttura ideologica che la presenta come scelta individuale piuttosto che come imposizione sistemica.

VI. Zuboff: il corpo del lavoratore come miniera di dati

Shoshana Zuboff, nel suo Il capitalismo della sorveglianza (2019), aggiunge una dimensione dell’alienazione che Marx non poteva prevedere: l’estrazione sistematica del surplus comportamentale dal corpo e dalla psiche del lavoratore come dato vendibile.

6.1 Il surplus comportamentale

Le piattaforme non raccolgono solo i dati strettamente necessari al servizio dichiarato. Raccolgono un eccesso sistematico di informazioni comportamentali: la velocità di pedalata del rider, i percorsi alternativi scelti, i tempi morti tra una consegna e l’altra, i pattern di accettazione o rifiuto degli ordini, la geolocalizzazione anche fuori dall’orario di lavoro. Tutto questo eccesso viene trasformato in prodotti predittivi: modelli del comportamento futuro del lavoratore utilizzabili per il controllo. Il lavoratore non sa cosa viene raccolto. Non sa come viene usato. Non ha accesso al proprio modello comportamentale. Esiste una versione digitale del rider che prende decisioni sul lavoratore reale, e il lavoratore reale non ha accesso a quella versione.

6.2 Dal controllo alla modifica del comportamento

L’obiettivo finale del capitalismo della sorveglianza non è prevedere il comportamento umano: è modificarlo. Le piattaforme usano i dati raccolti per orientare i comportamenti attraverso meccanismi di condizionamento sistematico. Amazon utilizza messaggi in tempo reale per spingere i lavoratori ad accelerare. I sistemi di ludicizzazione della prestazione nei magazzini trasformano la produttività in punteggi e classifiche. Le app dei rider usano notifiche e bonus condizionali per modellare i comportamenti. Il rider non viene obbligato a pedalare più veloce: viene orientato e premiato fino a che non pedala più veloce da solo. Questo è ciò che Zuboff chiama ‘potere strumentarista’: un potere che non opera attraverso la coercizione diretta, ma attraverso architetture comportamentali invisibili.

Le imprese del capitalismo della sorveglianza si sono arrogate unilateralmente il diritto di appropriarsi dell’esperienza umana privata come materia prima gratuita da tradurre in dati comportamentali. Shoshana Zuboff, Il capitalismo della sorveglianza, 2019

6.3 La giurisprudenza italiana di fronte al dato

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 1663 del 24 gennaio 2020 (caso Foodora), ha riconosciuto che il sistema di assegnazione degli ordini e il monitoraggio GPS configuravano eterodirezione equivalente alla subordinazione. Il Tribunale di Bologna nel 2020 ha dichiarato discriminatorio l’algoritmo Frank di Deliveroo che penalizzava i rider in sciopero. Queste sentenze sono marxianamente significative: guardano ai rapporti reali di produzione, non alle loro rappresentazioni giuridiche. Ma non affrontano ancora la questione zuboffiana: la proprietà del surplus comportamentale. I dati estratti dal corpo del lavoratore restano proprietà esclusiva della piattaforma anche dopo una sentenza favorevole. L’alienazione comportamentale è giuridicamente invisibile nel diritto del lavoro italiano vigente.

VII. Han: il lavoratore che si sfrutta da solo

Byung-Chul Han arriva dove Marx si ferma. Marx descrive lo sfruttamento come relazione esterna tra capitale e lavoro. Han descrive qualcosa di più sottile: un sistema in cui la coercizione è scomparsa e il lavoratore si sfrutta volontariamente, credendosi libero.

7.1 La società della prestazione

Han descrive il passaggio dalla ‘società disciplinare’ foucaultiana alla ‘società della prestazione’. La prima diceva al soggetto: devi obbedire. Funzionava attraverso la negatività del divieto. La seconda dice: puoi realizzarti. Funziona attraverso la positività dell’incitamento. Il ‘soggetto di prestazione’ non ha bisogno di un padrone esterno: ha interiorizzato la logica produttiva e si impone da solo ritmi, obiettivi, metriche. Nasce l’imprenditore di se stesso.

7.2 Auto-sfruttamento e psicopolitica

Il rider che resta in sella dodici ore per massimizzare il guadagno non è costretto da nessuno: è la logica del compenso a cottimo che lo spinge all’auto-sfruttamento. La piattaforma non gli dice ‘lavora dodici ore’: gli dice ‘guadagni di più se lavori di più’. Il risultato è identico, la responsabilità percepita è opposta. Han e Marx si completano: Marx spiega le condizioni strutturali che rendono materialmente necessario il comportamento, Han spiega la forma psicologica che questo comportamento assume. In Psicopolitica (2014), Han descrive come la psicopolitica digitale controlli qualcosa di più profondo dei corpi: le emozioni, i desideri, le motivazioni interiori. La distinzione marxiana tra tempo di lavoro e tempo libero scompare: il lavoratore iperconnesso non smette mai di produrre dati e performance visibile.

Il soggetto della prestazione è più veloce e più produttivo del soggetto dell’obbedienza. Il potere, tuttavia, non scompare: cambia soltanto la propria forma, da allo-sfruttamento a auto-sfruttamento. Byung-Chul Han, La società della stanchezza, 2010

7.3 L’esaurimento da prestazione come patologia strutturale

Han identifica nell’esaurimento da prestazione la patologia strutturale della società della prestazione. Non è una debolezza individuale: è il risultato prevedibile di un sistema che chiede al soggetto di auto-sfruttarsi senza limiti visibili. L’Inail ha incluso il fenomeno tra le malattie professionali riconoscibili dal 2022. La Società Italiana di Medicina del Lavoro stima che tra il 15 e il 20 percento dei lavoratori italiani presenti sintomi clinicamente significativi, con picchi nelle professioni sanitarie fino al 40 percento. Una ricerca dell’Università di Bologna (2023) su 800 rider rileva che il 58% dichiara sintomi riconducibili a stress cronico, il 31% ha ridotto volontariamente l’orario per motivi di salute psicologica, il 22% ha smesso di lavorare per le piattaforme dopo meno di un anno per ragioni di esaurimento. Non sono dati di sfruttamento fordista: sono dati di auto-sfruttamento haniano. La fatica non ha un padrone visibile a cui imputarla.

VIII. I casi italiani: la giurisprudenza che incontra Marx

Le aule dei tribunali italiani si sono trasformate in un laboratorio involontario di analisi marxiana applicata. Il caso Foodora-Cassazione (sentenza n. 1663/2020) è marxianamente significativo nella sua motivazione: i giudici riconoscono che i rider non controllano il processo produttivo (deciso dall’algoritmo), né i tempi di lavoro (dettati dagli ordini sulla piattaforma), né il prezzo della prestazione (fissato unilateralmente da Glovo). Tre delle quattro dimensioni di alienazione marxiana esplicitamente riconosciute in una sentenza della Cassazione italiana.

Nei magazzini Amazon, la Filcams-Cgil ha avviato nel 2021 un’azione legale sostenendo che il sistema di monitoraggio permanente degli scanner portatili costituisse controllo a distanza vietato dallo Statuto dei Lavoratori (art. 4). Il Garante Privacy ha aperto un’istruttoria. I lavoratori del magazzino di Castel San Giovanni descrivevano la sensazione di essere costantemente osservati, di non potersi fermare un momento senza che il sistema lo registrasse.

Nei call center italiani, circa 80.000 lavoratori concentrati in Campania, Sicilia e Sardegna, il sistema di compenso misto è strutturalmente identico al cottimo descritto da Marx nel Capitale: il lavoratore viene pagato non per il tempo di lavoro ma per il risultato, trasferendo su di lui il rischio della produzione.

IX. La soggettività mancante: cosa rimane da fare

Marx aveva torto sulla spontaneità rivoluzionaria del proletariato. Aveva ragione sulla struttura e sulla dinamica. La domanda che le inchieste giudiziarie, le sentenze e i dati Inail pongono non è più se il conflitto esiste: abbiamo visto che esiste, nei magazzini, nei tribunali, nelle strade. La domanda è come costruire organizzazione stabile a partire da conflitti frammentati e vittorie parziali.

Le risposte che emergono dal contesto italiano sono parziali ma non assenti. Riders Union Bologna, Deliverance Project Milano: nati fuori dai sindacati tradizionali, usando le stesse tecnologie digitali per organizzarsi contro di esse. La via giudiziaria, dimostrata efficace nel caso Foodora-Cassazione, è lenta ma produce precedenti che cambiano il quadro normativo per tutti.

La resistenza al padrone invisibile richiede qualcosa di più della vertenza contrattuale: trasparenza algoritmica obbligatoria, diritto del lavoratore ad accedere al proprio profilo comportamentale, regolazione pubblica delle architetture di condizionamento. In termini zuboffiani: riportare il surplus comportamentale nell’ambito dei diritti del lavoratore. In termini haniani: riconoscere l’auto-sfruttamento come problema politico strutturale, non come scelta individuale patologica.

Relegare Marx alla filosofia significa accettare che il capitalismo delle piattaforme sia una realtà naturale, non storicamente determinata e quindi non modificabile. È esattamente ciò che le piattaforme vogliono: che l’algoritmo sia percepito come clima, non come scelta politica. Il compito dell’analisi critica è restituire alla struttura il suo carattere storico, contingente, e quindi trasformabile.

Il padrone invisibile esiste. Non ha un volto, non ha un ufficio, non firma i licenziamenti. Ma ha un codice fiscale, ha un CDA, ha azionisti. Si può portare in tribunale. Si può regolare per legge. Si può fermare con l’organizzazione collettiva.

Romano Dellamore   |   kratologos.it   |   Maggio 2026

Note bibliografiche

Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844; Il Capitale, Libro I (1867). Antonio Gramsci, Quaderni del carcere (1929-1935). Shoshana Zuboff, The Age of Surveillance Capitalism (2019). Byung-Chul Han, La società della stanchezza (2010); Psicopolitica (2014). Corte di Cassazione, sentenza n. 1663/2020. Tribunale di Bologna, ordinanza 31 dicembre 2020. Inapp, Rapporto sul mercato del lavoro italiano (2024). Inail, Report malattie professionali di origine psicologica (2024). Eurofound, Telework and worker well-being in Italy (2022-2024). Università di Bologna, Ricerca sul benessere dei lavoratori delle piattaforme (2023).

Leggi anche :L’Occidente come menzogna fondativa L’Occidente come menzogna fondativa. Anatomia di un concetto che non regge più

Il potere e il lavoro su kratologos

Caporalato digitale: il caso Glovo e i rider di Milano

Lo schiavismo del XXI secolo, dai cantieri ai campi

Più sorveglianza, meno diritti: la nuova schiavitù

Newsletter

Un capitolo in regalo

Lascia la mail e scarichi subito il capitolo de L’Anticristo sulla causa che ha chiuso Gawker. Poi ti scrivo solo quando pubblico qualcosa che vale il tuo tempo.

Fonte: https://kratologos.it/algoritmo-marx-alienazione-del-lavoro-italiano/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 20 Maggio 2026

Condizioni di vendita e diritto di recesso

error: Contenuto protetto — Kratologos
Torna in alto