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Lo Stato come mercato clandestino

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Lo Stato come mercato clandestino. Il dossieraggio di massa e le navi spia

Due inchieste, un sistema: poliziotti e funzionari vendono dati riservati dei cittadini, hacker filorussi compromettono i traghetti GNV. L’Italia scopre di essere vulnerabile su tutti i fronti, dall’interno e dall’esterno.

Due inchieste, due settimane, due scenari opposti per geometria ma contigui per sostanza. Nel primo, lo Stato si mangia se stesso: funzionari pubblici, agenti di polizia, dipendenti INPS e direttori di Poste Italiane trasformano le banche dati della Repubblica in un mercato clandestino, con tanto di tariffario in Excel. Nel secondo, lo Stato viene aggredito dall’esterno: marittimi lettoni prezzolati da una rete hacker filorussa installano dispositivi spia sui traghetti della Grandi Navi Veloci, con l’obiettivo di sottrarre dati e, potenzialmente, prendere il controllo remoto delle imbarcazioni. Casi diversi, sistema comune: l’informazione come merce, il potere come vulnerabilità.

Questa non è cronaca giudiziaria. È anatomia del potere.

I. Il mercato delle identità. 730.000 accessi abusivi e il tariffario dello Stato in vendita

La Procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri ha coordinato un’operazione che ha portato a 29 misure cautelari: 4 in carcere, 6 agli arresti domiciliari, 19 all’obbligo di presentazione. Gli indagati sono pubblici ufficiali e dipendenti di pubblico servizio appartenenti a Polizia di Stato, Guardia di Finanza, INPS, Agenzia delle Entrate e Poste Italiane. L’accusa, a vario titolo, è associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo a sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.

Il dato più impressionante è quantitativo. Solo due agenti di polizia, nel corso di due anni, hanno effettuato complessivamente oltre 730.000 accessi abusivi alle banche dati riservate: 600.000 uno, 130.000 l’altro. Nessuno giustificato da esigenze di servizio. È stato il volume anomalo di queste interrogazioni, segnalato dall’INPS, ad attivare l’indagine. Il pool cyber-crime della Procura partenopea, coordinato dall’aggiunto Vincenzo Piscitelli, ha poi ricostruito l’intera rete.

Il tariffario

Il listino prezzi era conservato su un file Excel sequestrato durante una perquisizione. Prezzi apparentemente irrisori, ma moltiplicati per un milione di transazioni:

Da 6 a 11 euro per accessi alle banche dati INPS, Poste Italiane o Agenzia delle Entrate.

Fino a 25 euro per interrogazioni negli archivi riservati delle forze dell’ordine (DIS del Ministero degli Interni).

Beni sequestrati: circa 1,3 milioni di euro.

Le informazioni estratte riguardavano precedenti penali, dati fiscali, contributivi, bancari e patrimoniali di imprenditori, personaggi dello spettacolo, calciatori, manager di grandi aziende (tra cui un membro del board di Leonardo e dirigenti di Generali), vertici farmaceutici, appartenenti a famiglie nobiliari. L’operazione aveva ramificazioni in diverse città: Napoli, Roma, Ferrara, Belluno e Bolzano. I dati venivano venduti ad agenzie investigative private, che a loro volta li rivendevano ai committenti.

Non è la prima volta. Uno degli indagati, Giuliano Schiano, era già coinvolto nell’inchiesta Equalize, che aveva portato alla luce una rete analoga con epicentro a Milano. La Procura di Napoli ha operato in raccordo con la Procura Nazionale Antimafia, diretta da Giovanni Melillo, e si è coordinata con i colleghi milanesi. Il fenomeno è sistemico, non episodico.

La struttura dell’organizzazione era gerarchica e stabile, con richieste che arrivavano dall’esterno (agenzie private, committenti ignoti) e venivano soddisfatte dall’interno attraverso le credenziali d’accesso dei pubblici ufficiali. Un sistema di esternalizzazione dello spionaggio privato, interamente finanziato dalla corruzione istituzionale.

Il caso Equalize e ora questa inchiesta napoletana disegnano un pattern preciso: in Italia esiste un mercato grigio e strutturato dell’informazione riservata, alimentato dall’interno dello Stato. Non si tratta di mele marce isolate, ma di un sistema di intermediazione tra potere istituzionale e interessi privati che si riproduce su scala nazionale. Ogni nuova inchiesta rivela non un’eccezione, ma una componente stabile del paesaggio del potere italiano.

II. Le navi spia. Il gruppo APT44, i dispositivi sui traghetti e la guerra ibrida nel Mediterraneo

Il 10 dicembre 2025 la Grandi Navi Veloci (GNV), compagnia del gruppo MSC, presenta denuncia al Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Liguria. A bordo della nave Fantastic, in servizio sulla tratta Sète-Algeria, era stato individuato un dispositivo sconosciuto installato clandestinamente: un apparato compatto di tipo Raspberry Pi, configurato come strumento di accesso remoto in grado di ricevere comandi a distanza e intercettare i dati del sistema informatico di bordo.

I report tecnici, secondo quanto riportato dal Foglio, collegano il dispositivo a una rete di server riconducibile al gruppo hacker APT44, specializzato in spionaggio industriale e politico, con accertata vocazione militare-intelligence e legami con la Russia. Obiettivo dichiarato negli atti: accumulo di informazioni dai paesi NATO.

La catena operativa

La struttura dell’operazione è quella classica delle reti di intermediari:

Al vertice: un cittadino lettone quarantenne, residente a Mosca e di fatto irraggiungibile, ritenuto il coordinatore dell’intera operazione. Esperto di criptovalute, frequentatore di Mosca e Minsk.

A livello intermedio: un secondo quarantenne lettone, localizzato e arrestato in Spagna su mandato europeo della Procura di Genova. Ricompensato con 20.000 euro per le attività operative.

Sul campo: due giovani marittimi lettoni di 24 e 25 anni, reclutati per installare fisicamente i dispositivi sulle navi. Pagati poche migliaia di euro. Uno fermato a Sète dal controspionaggio francese (DGSI), uno a Napoli a bordo della nave Bridge.

Il dispositivo sulla Fantastic era stato installato e rimosso già a novembre, poi reinstallato. Il secondo marinaio, dopo aver piazzato un apparato sulla Fantastic, si era imbarcato sulla nave Bridge, sempre GNV. La sistematicità dell’operazione esclude la casualità.

La vicenda è salita rapidamente di livello investigativo: dalla Procura di Genova (reato di accesso abusivo a sistema informatico) alla Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, che coordina ora l’inchiesta con il supporto del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA). L’ipotesi è quella di un’operazione di spionaggio informatico internazionale contro infrastrutture critiche italiane.

Il ministro dell’Interno francese Laurent Nunez, commentando i primi arresti, era stato esplicito: “Dietro le interferenze straniere c’è molto spesso un solo Paese.” Il riferimento alla Russia era implicito quanto inequivocabile. La Procura di Parigi ha contestato all’imputato lettone capi d’accusa pesanti: attentato a un sistema automatizzato di trattamento dati al servizio degli interessi di una potenza straniera, associazione a delinquere, possesso ingiustificato di dispositivi capaci di interferire con i sistemi di navigazione automatica.

Il caso GNV si inserisce in un quadro europeo documentato. La collisione nel Mare del Nord tra la portacontainer portoghese Solong e la petroliera svedese Stena Immaculate, che trasportava cherosene per le forze armate USA, ha lasciato sospetti di sabotaggio deliberato mai del tutto dissipati. Lo schema operativo è identico: piccoli esecutori reclutati, intermediari nazionali, mandanti in ombra. La guerra ibrida non ha dichiarazioni di inizio: esiste già, nei porti, sulle rotte commerciali, dentro i sistemi di bordo.

III. Il potere come vulnerabilità. Anatomia di un sistema che si corrode dall’interno e viene attaccato dall’esterno

Cosa ci dicono, insieme, queste due vicende?

Prima di tutto, che la distinzione tra sicurezza interna ed esterna è sempre più una finzione. Lo Stato che vende i suoi cittadini dall’interno e lo Stato che viene penetrato dall’esterno sono due facce della stessa vulnerabilità strutturale: la fiducia accordata per funzione può essere monetizzata, sia da un dipendente infedele che da un agente straniero che trova il suo terminale.

In secondo luogo, che il mercato dell’informazione riservata è ormai un settore maturo, con fornitori (pubblici ufficiali corrotti), grossisti (agenzie investigative private), clienti (chiunque abbia denaro e interesse a sapere). L’inchiesta napoletana non è diversa, nella logica, dall’inchiesta Equalize milanese. Cambiano i nomi e la geografia; la struttura del mercato è la stessa. Questo suggerisce non un problema di singoli individui ma un problema di sistema: la monetizzazione dell’accesso privilegiato è un incentivo strutturale che le attuali misure di controllo non eliminano.

In terzo luogo, che la guerra ibrida russa non riguarda solo l’Ucraina o i confini orientali dell’Europa. Riguarda i porti italiani, le rotte del Mediterraneo, le navi che trasportano passeggeri tra l’Italia e il Maghreb. Il Mediterraneo non è uno spazio di pace: è un teatro operativo dove si muovono interessi geopolitici, reti di intelligence e attori parastatali che usano marittimi precari come vettori inconsapevoli o comprati a basso costo.

C’è infine una domanda che queste inchieste non risolvono ma pongono con urgenza: chi comprava i dati dalle agenzie investigative private? Imprenditori in concorrenza? Avvocati in cerca di munizioni processuali? Politici che vogliono sapere? Giornalisti? Servizi deviati? Le migliaia di soggetti spiati segnalati negli atti rappresentano altrettante finalità ignote. L’inchiesta ha smantellato il canale di distribuzione, non ancora la domanda che lo alimentava.

Conclusione: la sovranità informativa non esiste

Gratteri ha usato l’espressione “ufficio informazioni illegale”. È corretta, ma forse riduttiva. Quello che abbiamo davanti è qualcosa di più ambizioso: un sistema parallelo di intelligence privata, costruito sopra l’infrastruttura pubblica dello Stato, che opera secondo le leggi del mercato invece che secondo quelle della Costituzione.

Sul fronte esterno, la vicenda GNV dimostra che le infrastrutture critiche civili, comprese quelle di trasporto passeggeri, sono già oggi bersagli di operazioni di intelligence militare straniera. La convergenza tra sistemi informatici e sistemi operativi di bordo, ormai integrati nelle navi moderne, crea superfici di attacco che fino a pochi anni fa non esistevano.

La sovranità informativa, quella che dovrebbe garantire ai cittadini che i loro dati fiscali, sanitari e giudiziari siano al sicuro nelle mani dello Stato, è una promessa che lo Stato italiano non riesce a mantenere. Non per mancanza di leggi, ma per un deficit di cultura istituzionale, di controlli interni e di deterrenza reale.

Questi due casi non sono anomalie: sono la norma resa visibile dalla magistratura. Quanti altri mercati analoghi operano ancora nell’ombra?

Romano dellamore  kratologos.it | l’analisi del potere attraverso la ragione   |   Maggio 2026

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ANSA (fonte ufficiale, conferenza stampa Gratteri): https://www.ansa.it/campania/notizie/2026/05/13/gratteri-rubati-e-venduti-da-poliziotti-infedeli-dati-su-calciatori-e-cantanti_d8f9907f-05df-4bff-955c-c111086a5f2e.html

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Fonte: https://kratologos.it/ldossieraggio-banche-dati-navi-spia-gnv-sorveglianza-italia-2026/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 18 Maggio 2026

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