
La politica del doppio pistone
Guerra, mercato e infrastruttura del controllo
Guerra, mercato e infrastruttura del controlloI. Palantir Q1 2026: numeri da record, titolo in calo
Il 4 maggio la società di Peter Thiel e Alex Karp ha presentato la trimestrale più forte dalla quotazione del 2020. Wall Street ha risposto con un ribasso del 6%. Ecco perché.
Palantir Q1 2026, i numeri: oltre ogni aspettativa
Palantir ha risposto alle attese con 1,63 miliardi di ricavi, un beat del 6,1% sul consensus, e un EPS adjusted di 0,33 dollari, superiore del 18% alle attese. Il tasso di crescita anno su anno si è attestato all’85%, il più alto dalla quotazione diretta del 2020.
I ricavi USA sono cresciuti del 104% anno su anno raggiungendo 1,28 miliardi di dollari, superando per la prima volta la soglia del 100% di crescita dall’IPO. Il segmento governativo americano ha generato 687 milioni (+84%), mentre il commerciale USA ha toccato 595 milioni con una crescita straordinaria del 133%. La società ha chiuso 206 deal da almeno un milione di dollari, 72 da almeno 5 milioni e 47 da almeno 10 milioni. Il Total Contract Value (TCV) ha raggiunto 2,41 miliardi (+61% a/a). Il margine GAAP sulle operazioni si è attestato al 46%, il free cash flow al 55%.
L’utile netto ha raggiunto 871 milioni di dollari, con un margine del 53%, più che quadruplicato rispetto allo stesso periodo del 2025.
La metrica che Palantir ama esibire per confondere chi prova a inquadrarla nei parametri tradizionali è il cosiddetto Rule of 40: Palantir ha raggiunto 145%, sommando 85% di crescita ricavi e 60% di adjusted operating margin. Per riferimento, il benchmark considerato eccellente nel software è 40.
I due pistoni: difesa e commerciale USA
Karp ha usato l’immagine dei ‘due pistoni che sparano in sincronia’ per descrivere la trimestrale: da un lato il segmento governativo statunitense, dall’altro il commerciale. Entrambi hanno registrato accelerazioni straordinarie e, finalmente, il secondo ha smesso di essere il fratello minore del primo.
Il driver principale rimane la macchina della difesa. Palantir ha ottenuto un maggiore sostegno dal Pentagono per continuare a fornire il Maven Smart System, la piattaforma digitale di comando e controllo che le forze armate statunitensi utilizzano per l’individuazione e la preminenza degli obiettivi in tempo reale nelle operazioni di combattimento. La formalizzazione del Progetto Maven come programma ufficiale di lungo termine da parte del Pentagono nel marzo 2026 rafforza strutturalmente le prospettive dei ricavi della difesa.
Nella conference call, Karp ha ribadito che la società dà la priorità sempre le esigenze dei militari americani, anche a scapito delle opportunità commerciali, e che questo approccio fornisce leva in entrambi i mercati.
Sul fronte commerciale, Palantir ha ampliato l’accordo con Stellantis per altri cinque anni a marzo 2026 e ha stretto nuove alleanze con Ondas e World View per le applicazioni di intelligence della difesa. Anche Accenture ha ampliato la sua partnership globale con Palantir nel dicembre 2025 per accelerare l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle grandi aziende.
La guidance: rialzo netto sul 2026
Per il 2026, Palantir prevede ora ricavi compresi tra 7,650 e 7,662 miliardi di dollari, in aumento rispetto alla precedente guidance di 7,182-7,198 miliardi. La nuova stima si colloca nettamente al di sopra del consensus di Wall Street, pari a 7,240 miliardi. I ricavi commerciali USA sono attesi in crescita di almeno il 120%.
Nella lettera agli azionisti Karp ha scritto: ‘Non crediamo sia iperbole affermare che quasi tutti i flussi di lavoro AI che creano davvero valore, specialmente sul campo di battaglia, sono costruiti su Palantir. Siamo un N .1 ha dichiarato di attendersi nel 2027 un ulteriore raddoppio dei ricavi commercial USA.
Il paradosso del titolo in calo
Nonostante i risultati superiori alle aspettative su ogni metrica rilevante, il titolo Palantir è sceso del 5,66% nelle contrattazioni after-hours, chiudendo a 135,91 dollari rispetto ai 144,07 precedenti. Il paradosso è apparente ma comprensibile: il mercato non punisce la delusione, punisce l’impossibilità di sorprendere ancora di più un’aspettativa già costruita sull’eccezionale.
Palantir quota a un P/E di 233, con una capitalizzazione di mercato di circa 350 miliardi di dollari. Gli analisti restano divisi: il target price medio di consenso si attesta intorno a 191-192 dollari. Wedbush mantiene Outperform con target a 230 dollari, Baird conferma Outperform a 200 dollari. Il segnale tecnico più preoccupante è il Death Cross: la SMA50 ha incrociato al ribasso la SMA200, confermando che il trend di medio-lungo periodo rimane tecnicamente ribassista.
Il contesto geopolitico come carburante
Il primo trimestre 2026 è stato caratterizzato da tensioni geopolitiche significative: l’escalation in Medio Oriente, con i raid americani e israeliani in Iran, ha mantenuto alta la pressione sulle catene di approvvigionamento e alimentato l’incertezza nei mercati. In questo scenario, Palantir ha dimostrato una struttura di business che beneficia, più che soffrire, delle crisi. La domanda di software per la difesa, per la sicurezza nazionale e per la gestione operativa in ambienti complessi tende ad aumentare proprio quando il mondo diventa più instabile.
Un’ombra di incertezza viene dall’Europa: il governo britannico ha valutato la possibilità di invocare una clausola di recesso nel contratto da 330 milioni di sterline di Palantir per la NHS Federated Data Platform, aggiungendo incertezza sulla pipeline commerciale internazionale.
La politica del doppio pistone
Guerra e mercato come vasi comunicanti. Come la macchina di Thiel e Karp ha trasformato la crisi in modello di business, e cosa significa per chiunque operi in un’economia sempre più permeata dall’infrastruttura del controllo.
Il trimestre come documento politico
Il 4 maggio 2026 Palantir Technologies ha presentato i risultati del primo trimestre. Karp ha aperto la lettera agli azionisti con una frase che non appartiene al registro della comunicazione finanziaria: ‘Palantir è stata fondata per rafforzare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.’ È una dichiarazione di missione, non un rendiconto. È il punto da cui bisogna partire per leggere i numeri che seguono.
I ricavi hanno raggiunto 1,63 miliardi di dollari, in crescita dell’85% anno su anno. L’utile netto GAAP è salito a 871 milioni, con un margine del 53%, più che quadruplicato in dodici mesi. Il free cash flow margin si è attestato al 57%. Il Rule of 40 ha raggiunto 145: oltre tre volte la soglia considerata eccellente nel software enterprise.
Questi non sono i numeri di una società tecnologica ordinaria. Sono i numeri di un’azienda che ha trovato il suo modello di crescita strutturale, e quel modello ha un nome preciso: il mondo che brucia alimenta i suoi ricavi.
Il meccanismo dei due pistoni
Karp ha usato l’immagine dei ‘due pistoni che sparano in sincronia’ per descrivere la trimestrale: da un lato il segmento governativo statunitense, dall’altro il commerciale. È una metafora meccanica volutamente bellica, e vale la pena prenderla alla lettera per capirne la struttura politica profonda.
Primo pistone: lo Stato in guerra.
Il segmento governativo USA ha beneficiato di contratti con il Dipartimento della Difesa, il Dipartimento di Sicurezza Interna, e un accordo USDA da 300 milioni di dollari. La crescita dell’84% anno su anno non è il risultato di un singolo contratto, ma di una penetrazione sempre più profonda nelle agenzie federali americane.
Il contratto che più di tutti racconta il senso di questa penetrazione è il Maven Smart System. Il sistema conta oggi oltre 20.000 utenti attivi ed elabora dati provenienti da più di 150 fonti, tra cui immagini satellitari e video di droni. Durante l’operazione Epic Fury contro l’Iran alla fine di febbraio, Maven avrebbe contribuito a processare 1.000 obiettivi entro le prime 24 ore. Secondo l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti hanno condotto attacchi su 11.000 obiettivi in Iran dall’inizio del conflitto, molti identificati con l’aiuto di Maven.
Il cuore tecnologico di questa operazione è stato il Maven Smart System di Palantir, integrato con modelli linguistici avanzati. Questa integrazione ha permesso di ridurre i tempi decisionali da ore a pochi secondi, analizzando flussi massicci di dati provenienti da satelliti e droni.
Traduzione in termini di economia politica: ogni operazione militare, ogni teatro di guerra aperto, ogni escalation geopolitica non è soltanto un evento storico. È un evento commerciale. La destabilizzazione del Medio Oriente, l’intervento in Venezuela, la pressione sull’Iran sono simultaneamente politica estera e opportunità di fatturato per la società che gestisce l’infrastruttura cognitiva delle forze armate USA.
Secondo pistone: il mercato che apprende dalla guerra.
Ed è qui che la dimensione commerciale acquisisce il suo significato politico più rilevante, spesso trascurato. Sul fronte commerciale, la diffusione della piattaforma AIP (Artificial Intelligence Platform) ha accelerato in modo notevole. Le ‘boot camp’, sessioni intensive di adozione della piattaforma rivolte a imprese che vogliono implementare l’AI nei propri processi operativi, continuano a convertire clienti pilota in contratti pluriennali.
Palantir serve oggi il 55% delle Fortune 500 e 21 dei G20. Le piattaforme operative includono Gotham per intelligence e difesa (FBI, DOD, NATO), Foundry per l’integrazione dati nel settore privato (Microsoft, Airbus, Ferrari), Apollo per la distribuzione del software, e AIP per il decision-making in real-time.
Il meccanismo è elegante nella sua ferocia: la logica decisionale sviluppata per identificare obiettivi su un campo di battaglia viene impacchettata, re-brandizzata e venduta a una catena di supermercati per ottimizzare le scorte, a una banca per gestire il rischio di credito, a un ospedale per allocare i letti. Il triplo posizionamento crea un effetto flywheel: validazione pubblica attraverso i contratti di difesa, credibilità enterprise, espansione commerciale, reinvestimento in ricerca e sviluppo. La guerra valida il prodotto. Il prodotto conquista il mercato civile. Il mercato civile finanzia la prossima generazione di capacità belliche.
Il problema della dipendenza e della resistenza
Il successo commerciale del secondo pistone non è senza attriti. Il personale sanitario del NHS nel Regno Unito sta boicottando la piattaforma di Palantir per problemi di privacy dei pazienti. L’esercito tedesco ha dichiarato di aver rinunciato a Palantir per il momento. Attivisti hanno fatto pressione sulla Banca Nazionale Svizzera affinché dismettesse la sua partecipazione nel titolo.
Questi episodi rivelano una contraddizione strutturale: la stessa ubiquità che rende Palantir appetibile come investimento la rende politicamente vulnerabile. Ogni nuovo cliente commerciale è anche un vettore di resistenza potenziale. Migrare verso un altro fornitore comporta costi finanziari, tempi di implementazione di 6-9 mesi e rischi operativi molto elevati, rendendo la sostituzione della soluzione Palantir estremamente onerosa. La dipendenza è il vero prodotto. Non i dati, non gli algoritmi: la dipendenza istituzionale.
La struttura ideologica sottostante
Il doppio pistone non è una strategia di marketing. È un progetto politico con una base teorica coerente. La corrente di riferimento di Thiel, che fa capo a figure come Nick Land e Curtis Yarvin, rigetta l’egalitarismo democratico e l’ideologia progressista, sognando una tecnomonarchia guidata da un’élite di ingegneri e CEO, che portano avanti le nazioni, gli Stati, sempre più simili ad aziende che non a nazioni e Stati.
Il manifesto pubblicato da Palantir in aprile 2026 è una critica frontale all’élite occidentale, definita troppo prudente, troppo moraleggiante, poco efficace. Il punto culturale più controverso: Palantir rifiuta il relativismo e sostiene che non tutte le culture producono gli stessi risultati. È una posizione che rompe con il consenso liberal degli ultimi decenni. Nel manifesto, l’intelligenza artificiale cambia ruolo: non è più solo copilota creativo, ma deterrenza. Come lo è stata la bomba atomica nel Novecento.
Nel XXI secolo il potere politico non si esercita più soltanto attraverso lo Stato, le leggi e le istituzioni rappresentative. Si esercita sempre più attraverso infrastrutture tecnologiche private che organizzano e interpretano i dati su cui si basano le decisioni pubbliche.
Il doppio pistone è questa tesi resa operativa: penetra nello Stato attraverso la difesa, penetra nel mercato attraverso l’impresa, rendi entrambi dipendenti dalla stessa ontologia proprietaria, dalla stessa logica decisionale, dallo stesso frame su cosa è un rischio e cosa è un’opportunità. Chi controlla il frame controlla la politica senza bisogno di esercitarla.
Cosa comporta, concretamente
Per un’azienda che adotta Palantir Foundry, il costo immediato è la licenza e il tempo di implementazione. Il costo strutturale è più sottile: i propri processi decisionali vengono ricodificati nell’ontologia di Palantir. Le categorie con cui si legge il rischio, si prioritizza un’azione, si valuta un’alternativa, diventano le categorie di chi ha costruito quella piattaforma. Non è censura. È qualcosa di più efficace: è la normalizzazione di un frame.
L’appello del manifesto alla ‘comprensione profonda del comportamento umano’ come condizione per la sicurezza è in realtà un appello a costruire un sistema complessivo per smantellare l’azione politica collettiva prima che emerga. Prevedere il comportamento delle proteste e smantellarlo prima che diventi un movimento organizzato è il sogno che i servizi di sicurezza hanno a lungo inseguito, e la tecnologia di Palantir si sta avvicinando alla sua realizzazione.
Il secondo pistone, quello commerciale, non è il lato innocente del business. È il vettore attraverso cui la logica del primo pistone, quella bellica e sicurezza, si normalizza nelle pratiche delle organizzazioni civili. Ogni azienda della Fortune 500 che adotta AIP è un nodo in più nella rete di un’infrastruttura cognitiva la cui architettura è stata progettata, prima di tutto, per fare la guerra.
Conclusione: il mercante di complessità
Palantir monetizza la complessità crescente del mondo. È la sintesi più precisa. Il mondo diventa più instabile, più frammentato, più datificato, più difficile da leggere senza strumenti: Palantir vende quegli strumenti. Ma non li vende come si vende un martello, uno strumento neutro. Li vende come si vende una weltanschauung, “una visione del mondo” in cui la complessità si risolve con più dati, più velocità decisionale, meno deliberazione collettiva, meno politica nel senso alto del termine.
Il doppio pistone di Karp non è una metafora meccanica. È un programma politico con una trimestrale come prova di avanzamento. E il fatto che i numeri siano stati presentati mentre i missili americani, guidati da Maven, colpivano obiettivi in Iran, è la più eloquente delle note a piè di pagina.
Leggi anche:Il manifesto Palantir: tecnologia, guerra e il nuovo modello di potere
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Fonte: https://kratologos.it/palantir-q1-2026-doppio-pistone-guerra-mercato/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 11 Maggio 2026