La sorveglianza dei lavoratori attraverso algoritmi è la nuova frontiera del controllo digitale sul lavoro.”ontrollo algoritmico, sorveglianza e nuova servitù digitale

Il corpo del lavoratore è l’ultimo spazio in cui il controllo non era ancora entrato capillarmente. La fabbrica fordista sorvegliava il lavoratore attraverso il capo reparto, il cronometrista, la catena di montaggio: forme di controllo visibili, circoscritte nello spazio e nel tempo, contestabili. Il controllo algoritmico non ha orario di fine. Non ha un volto. Non si può discutere con lui. Funziona 24 ore su 24, traccia ogni gesto, ogni pausa, ogni secondo di inattività, e produce decisioni ammonizioni, sospensioni, licenziamenti senza che nessun essere umano abbia deliberatamente scelto di esercitare quell’autorità. È il taylorismo portato alla sua perfezione logica: l’organizzazione scientifica del lavoro senza il limite umano del sorvegliante.
l sistema Amazon che licenzia senza un capo
Amazon chiama il proprio sistema di gestione delle performance ADAPT: Automated Deductions and Performance Tracking. Il nome è preciso nella sua brutalità amministrativa. I documenti interni trapelati negli anni e confermati da decine di testimonianze di ex lavoratori descrivono un meccanismo che monitora ogni secondo della giornata lavorativa in tempo reale. Il sistema parte dallo scanner che ogni lavoratore usa per registrare la scansione dei pacchi. Ogni scansione viene registrata con un timestamp. Il tempo tra una scansione e la successiva viene classificato come TOT Time Off Task: tempo non lavorativo. I secondi si accumulano. Superata una soglia, il sistema genera automaticamente un avvertimento. Superata la soglia successiva, genera una lettera di richiamo. Superata quella finale, genera un’istanza di licenziamento che viene inoltrata a un supervisore umano per la firma formale. Il supervisore spesso non conosce il lavoratore. Firma.
I rider e il controllo algoritmico come unico datore di lavoro
“Tracciano i tuoi scansionamenti aggregati e gli spazi tra le scansioni. Se non raggiungi i target, il sistema può avviare la procedura di licenziamento.” Lavoratore Amazon anonimo, documenti interni trapelati, PressProgress
I lavoratori imparano rapidamente le regole invisibili del sistema: non puoi fermarti per bere acqua senza registrare il tempo come pausa autorizzata. Non puoi fermarti per aiutare un collega caduto. Non puoi rallentare perché la schiena fa male. Il sistema non conosce il contesto: conosce solo il dato. E il dato dice che sei fermo. La Francia ha multato Amazon per 32 milioni di euro nel 2022, definendo il sistema di sorveglianza «eccessivamente intrusivo» e in violazione del GDPR. Amazon ha pagato. Il sistema è rimasto operativo. In decine di altri paesi inclusa l’Italia non c’è stata nessuna sanzione. Nel 2025 Amazon ha annunciato l’eliminazione formale del TOT come metrica diretta di licenziamento, sostituendolo con sistemi di valutazione più complessi. Le testimonianze dei lavoratori nei mesi successivi sono contraddittorie: alcuni riferiscono un allentamento reale, altri descrivono lo stesso meccanismo sotto nomi diversi. Nel frattempo la flotta di robot nei magazzini Amazon ha superato le 750.000 unità un robot per ogni lavoratore umano e i piani di automazione integrale entro il 2033 sono stati confermati dalla stessa zienda.
Call center: lo scoring algoritmico in tempo reale
I call center sono stati il secondo laboratorio del controllo algoritmico, dopo i magazzini. I sistemi di scoring in tempo reale analizzano ogni chiamata su dimensioni multiple: durata, tasso di risoluzione al primo contatto, velocità di risposta, sentiment dell’interlocutore, velocità di digitazione tra una chiamata e l’altra. Ogni operatore accumula un punteggio aggiornato in tempo reale, visibile al supervisore su una dashboard. I peggiori vengono convocati. I migliori vengono premiati con turni migliori o con bonus. Il problema non è la valutazione in sé:
è la sua velocità e la sua opacità. L’algoritmo non sa che l’operatore ha appena gestito una chiamata di un cliente disperato per 40 minuti. Sa solo che la durata media della chiamata è sopra la media. Non sa che il tasso di risoluzione al primo contatto è basso perché quel lavoratore gestisce i casi più complessi. Sa solo il numero. Il numero definisce il punteggio. Il punteggio definisce la carriera.
“Le aziende usano spesso algoritmi e dispositivi di sorveglianza per accelerare il ritmo di lavoro, spesso a livelli che minacciano la salute e la sicurezza dei lavoratori. I lavoratori sono sempre più sottoposti a standard opachi e arbitrari e rischiano la disciplina o il licenziamento per non averli rispettati.”
Center for Democracy & Technology, rapporto sul management algoritmico, 2025 L’estensione è rapida e silenziosa. I sistemi di analisi del sentiment tecnicamente vietati dall’AI Act nell’UE per le decisioni con effetti significativi sul lavoratore vengono implementati in forme che sfuggono alla classificazione diretta: non come sistemi di riconoscimento emotivo ma come «strumenti di qualità della comunicazione». La distinzione è legale, non sostanziale.
I: I rider: l’algoritmo come unico datore di lavoro
La gig economy ha portato il controllo algoritmico alla sua forma più radicale: un sistema in cui il lavoratore non ha nessun capo umano identificabile, nessun contratto di lavoro subordinato, nessuna tutela previdenziale e tuttavia è completamente etero-diretto da un algoritmo che decide quando lavora, dove va, quanto guadagna e quando smette di esistere come lavoratore.
Il caso italiano è tra i più documentati al mondo. Glovo e Deliveroo hanno operato per anni con decine di migliaia di rider formalmente autonomi partita IVA, nessun contratto ma nella pratica completamente dipendenti dall’algoritmo della piattaforma per ogni
aspetto della prestazione lavorativa: l’algoritmo assegnava gli ordini, calcolava i percorsi, misurava i tempi, attribuiva i punteggi di eccellenza e determinava chi poteva scegliere i turni migliori. Chi aveva punteggi bassi per malattia, per un incidente, per aver rifiutato ordini in condizioni meteorologiche pericolose scivolava in fondo alla lista e di fatto non riceveva più ordini. Nessun licenziamento formale: semplicemente, l’algoritmo smetteva di chiamarti.
Il Tribunale di Bologna nel 2020 ha dichiarato discriminatorio l’algoritmo Frank di Deliveroo, che penalizzava le assenze senza tenere conto delle motivazioni incluse le malattie. Il Tribunale di Palermo ha seguito la stessa logica sul sistema di ranking reputazionale di Glovo. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 1663/2020, ha stabilito il principio dell’etero-organizzazione: quando è il committente o il suo algoritmo a determinare tempi, luoghi e modalità della prestazione, si applica la disciplina del lavoro subordinato indipendentemente dal contratto formale. Non serve dimostrare la subordinazione: basta il controllo algoritmico.
Nel febbraio 2026 la Procura di Milano ha commissariato prima Foodinho/Glovo e poi Deliveroo Italy per caporalato e sfruttamento. Le carte della procura sono un documento straordinario: il 94% dei rider di Deliveroo guadagnava meno del minimo contrattuale, il 73% meno di 1.245 euro al mese, l’81% sotto la soglia di povertà relativa. Il compenso medio per consegna: tre euro. I turni: fino a dieci ore al giorno, sette giorni su sette, con i costi di mezzo e carburante a carico del lavoratore.
Sorveglianza dei lavoratori e algoritmi: cosa dice la legge
“L’algoritmo come unico dominus. I lavoratori in stato di bisogno, sfruttati e sottopagati, privi di qualsiasi tutela. Questo è il caporalato digitale del XXI secolo.” Procura di Milano, decreto di commissariamento Deliveroo Italy, febbraio 2026
Il 25 febbraio 2026, in contemporanea con il commissariamento di Deliveroo, i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro si sono presentati nelle sedi italiane di McDonald’s, Burger King, Carrefour, Esselunga, Crai e KFC per acquisire documenti. Il principio invocato
dalla Procura è di portata straordinaria: chi si avvale di una filiera produttiva fondata sullo sfruttamento non può invocare la distanza contrattuale come scudo. Le multinazionali del food che ordinano le consegne tramite Glovo e Deliveroo sapevano o potevano sapere le condizioni di chi quelle consegne eseguiva.
“La sorveglianza algoritmica dei lavoratori non è un fenomeno marginale. È il modello di controllo del lavoro del XXI secolo, già operativo in milioni di posti di lavoro in Italia e nel mondo. Amazon, Glovo, Deliveroo, i call center: casi diversi, stesso meccanismo. Il corpo che lavora è diventato un dato. Il dato alimenta l’algoritmo. L’algoritmo decide.”
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Fonte: https://kratologos.it/controllo-algoritmico-lavoratori/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 2 Maggio 2026

