Qui in anteprima il PDF de L’Anticristo, biografia di Peter Thiel →

Merce a perdere: la disumanizzazione dei migranti è diventata legge, e a cavalcarla sono quelli con il crocifisso in mano

Scarica questo articolo in PDF. Scrivi l’email con cui sei iscritto alla newsletter di Kratologos.

Non sei iscritto? Iscriviti gratis alla newsletter e il PDF si sblocca subito.

disumanizzazione dei migranti alla frontiera, uomini trattati come merce a perdere

Nella notte fra il 30 e il 31 luglio 2026, alla frontiera di Ceuta, almeno 88 persone sono morte mentre il Marocco spingeva decine di migliaia di uomini contro il confine spagnolo. Nessun parlamento europeo ha osservato un minuto di silenzio. Nessun governo è caduto. Nessuna commissione d’inchiesta è stata istituita.

Immaginiamo la stessa notte, lo stesso numero, con ottantotto pendolari spagnoli o ottantotto turisti tedeschi. Il continente sarebbe ancora fermo, e lo sappiamo tutti senza bisogno di verificarlo.

La differenza non sta nel fatto, sta nella casella in cui lo archiviamo. E la casella esiste, ha una forma precisa e una lunga storia: è quella degli esseri umani che valgono meno degli esseri umani. Merce a perdere.

Questo articolo non parla di politiche migratorie. Parla della disumanizzazione dei migranti come fatto antropologico: della lenta ricostruzione, in Occidente, di una categoria di persone su cui è lecito fare ciò che sugli altri non sarebbe pensabile.

Il diritto ad avere diritti, e chi ne resta fuori

Hannah Arendt lo capì osservando gli apolidi europei fra le due guerre. I diritti dell’uomo, scoprì, non proteggevano l’uomo: proteggevano il cittadino. Nel momento esatto in cui una persona restava soltanto una persona, senza uno stato alle spalle, quei diritti smettevano di funzionare.

La sua formula è rimasta la più esatta che abbiamo: esiste un diritto ad avere diritti, e dipende dall’appartenenza a una comunità politica che ti riconosca. Fuori da lì l’umanità nuda non è un titolo, è una condizione priva di garanzie.

Ottant’anni dopo siamo tornati esattamente in quel punto. Con una differenza che rende la faccenda più grave, non meno: allora era il residuo del crollo di un ordine, oggi è il prodotto deliberato di un ordine che funziona benissimo.

Il migrante contemporaneo è l’apolide di ritorno. Non ha lo stato che lo protegge, ha lo stato che lo usa: quello che lo spinge contro una frontiera per ottenere una firma, e quello che lo respinge per ottenere un voto.

La disumanizzazione dei migranti comincia dalla parola

Victor Klemperer, filologo ebreo sopravvissuto a Dresda, passò gli anni del nazismo a compilare in segreto un dizionario. Aveva capito una cosa che i suoi contemporanei non vedevano: il regime non avrebbe convinto nessuno con i comizi, lo avrebbe fatto con il lessico quotidiano, ripetuto finché non fosse sembrato neutro.

Teniamolo a mente e guardiamo il nostro, di lessico. Nel novembre 2022 il ministero dell’Interno italiano ha definito «carico residuale» le persone rimaste a bordo della nave Humanity 1, quelle giudicate abbastanza sane da non meritare lo sbarco.

Non è un insulto. Un insulto riconoscerebbe ancora un interlocutore. Quella è una voce da bolla di trasporto, e il suo compito è spostare la persona dalla categoria dei soggetti a quella dei colli, senza mai alzare la voce.

«Remigrazione» lavora allo stesso modo, con più eleganza. Suona come un movimento naturale, quasi un desiderio dell’interessato, una rondine che torna. Descrive invece la deportazione di massa di persone che in quel posto vivono, lavorano e in molti casi sono nate.

La prova che il meccanismo funziona è che ormai lo usiamo tutti. Flussi, ondate, pressione, quote, hotspot: un vocabolario idraulico e logistico applicato a esseri umani, ripetuto ogni sera nei telegiornali da persone perbene che non si accorgono più di quello che dicono.

Gli imprenditori dell’imbarbarimento

disumanizzazione dei migranti alla frontiera, uomini trattati come merce a perdere

Su questo terreno preparato si muove una destra radicale che ha smesso di nascondersi. In Spagna Vox ha teorizzato la cosa con una chiarezza contabile: la deputata Rocío de Meer ha spiegato che circa otto milioni di persone «dovranno tornare nei loro paesi», seconde generazioni comprese.

Il dettaglio decisivo è quello: le seconde generazioni. Persone nate in Spagna, spagnole per documenti e per lingua, da rispedire in un paese d’origine che non hanno mai avuto. Significa che il criterio non è la cittadinanza né la legalità: è il sangue. Non si espelle chi è entrato male, si espelle chi non è dei nostri.

In Germania la parola Remigration è entrata nel dibattito dalla riunione di Potsdam del novembre 2023, con Martin Sellner a spiegare a un pubblico selezionato come si organizza il rimpatrio anche di cittadini tedeschi non assimilati. In Italia il generale Vannacci, oggi alla guida di Futuro Nazionale, propone di impiegare i militari per «fare il rastrellamento», la cittadinanza dopo vent’anni e lo stop al ricongiungimento familiare.

Rastrellamento, in italiano, non è una parola tecnica: è una parola che sta sulle lapidi. E lo stop al ricongiungimento familiare è la formulazione più nitida dell’intera dottrina: serve la prestazione lavorativa, non serve l’uomo che la contiene, e la sua famiglia è un ingombro contrattuale.

Negli Stati Uniti il movimento MAGA ha saltato la fase teorica ed è passato all’industria: arresti su base algoritmica, centri di detenzione appaltati, voli verso paesi con cui il deportato non ha alcun legame. L’Europa guarda e prende appunti.

Nessuno di questi movimenti ha creato l’imbarbarimento. Lo hanno intercettato, gli hanno fornito un vocabolario presentabile e lo hanno messo a reddito elettorale. Sono imprenditori, non inventori.

Il momento in cui la barbarie è finita in Gazzetta ufficiale

La parte che dovrebbe spaventare non è però quella gridata nei comizi. È quella votata in silenzio. Il 26 marzo 2026 il Parlamento europeo ha approvato il regolamento sui rimpatri con 389 voti favorevoli: centri di detenzione fuori dal territorio dell’Unione, espulsioni verso paesi terzi senza alcun legame con la persona, trattenimento fino a ventiquattro mesi, controllo giurisdizionale ridotto.

Ventisette mesi dalla villa di Potsdam alla Gazzetta ufficiale europea. Un tempo brevissimo, reso possibile dal fatto che a scrivere il testo non è stata solo la destra radicale: hanno lavorato insieme popolari, conservatori e sovranisti.

Il cordone sanitario non è stato sfondato dall’esterno. È stato aperto dall’interno, da chi lo aveva costruito, e senza che nessuno pagasse un prezzo politico per averlo fatto.

Ventiquattro mesi di detenzione senza reato, per persone il cui unico atto è aver attraversato una linea. È la definizione giuridica di una categoria umana separata: cittadini a cui si applica il diritto penale, e altri a cui si applica la logistica.

E poi c’è la questione cristiana, che è la più imbarazzante di tutte

disumanizzazione dei migranti alla frontiera, uomini trattati come merce a perdere

Quasi tutti i movimenti citati finora esibiscono simboli cristiani. Rosari ai comizi, crocifissi in aula, richiami alle radici, difesa dell’Occidente cristiano contro l’invasione. Vale la pena prendere sul serio questa rivendicazione, perché regge male alla lettura.

Nel Vangelo di Matteo c’è un solo passo in cui Gesù descrive il criterio del giudizio finale, e non riguarda la dottrina, la liturgia o l’identità. Riguarda il cibo dato agli affamati, l’acqua agli assetati, la visita ai carcerati e una frase precisa: ero forestiero e mi avete accolto.

Non c’è una clausola sulla regolarità dei documenti. Non c’è un tetto numerico oltre il quale il forestiero cessa di essere forestiero. Non c’è la distinzione fra profugo e migrante economico. Il testo è imbarazzante proprio perché non prevede eccezioni gestionali.

C’è di più: la famiglia al centro di quella religione è una famiglia in fuga verso l’Egitto per sottrarsi a un potere che voleva uccidere il bambino. Il cristianesimo nasce, letteralmente, con una richiesta d’asilo.

Il vicepresidente americano J.D. Vance ha provato a smontare l’obiezione con un argomento teologico, l’ordo amoris: prima la famiglia, poi il vicino, poi la comunità, poi la nazione, e gli stranieri per ultimi. Papa Francesco gli ha risposto per iscritto l’11 febbraio 2025, in una lettera ai vescovi statunitensi, scrivendo che il vero ordo amoris si scopre meditando la parabola del buon Samaritano.

La risposta è chirurgica, perché quella parabola nasce esattamente dalla domanda di Vance, chi è il mio prossimo, e la scioglie mettendo al centro uno straniero eretico che si ferma dove i devoti erano passati oltre. Il Vangelo non ordina l’amore per cerchi concentrici: fa saltare i cerchi.

Il cardinale Robert Prevost, prima di diventare Leone XIV, aveva rilanciato pubblicamente gli articoli che contestavano l’ordo amoris di Vance. Da papa è andato oltre: il 4 luglio 2026, giorno dell’indipendenza del suo paese, ha scelto di stare a Lampedusa e ha detto che i morti in mare sono vittime tanto delle decisioni prese quanto di quelle mancate.

Qui la faccenda si chiarisce. Chi agita il rosario nei comizi e poi vota il trattenimento a ventiquattro mesi non sta cercando un compromesso fra fede e realismo politico. Sta usando il cristianesimo come si usa una bandiera: un segno di appartenenza etnica, ripulito accuratamente del contenuto che lo rende scomodo.

È un’operazione che ha un nome antico. Il crocifisso brandito contro il migrante prende l’immagine di un condannato a morte da un potere imperiale e la trasforma nel distintivo di chi quel potere lo amministra. Difficile immaginare un rovesciamento più completo del significato originale.

E il testo di riferimento non aiuta chi ci prova, perché è universalista per costruzione. Non c’è più né giudeo né greco, scrive Paolo, ed è precisamente la frase che nessuna identità etnica può digerire.

La disumanizzazione dei migranti è peggio dello schiavismo ottocentesco

disumanizzazione dei migranti alla frontiera, uomini trattati come merce a perdere

Arriviamo al punto che di solito viene liquidato come esagerazione retorica. Non lo è, e va argomentato per intero.

Lo schiavista disumanizzava per sfruttare. È un orrore assoluto, ma dentro quell’orrore la disumanizzazione aveva un limite strutturale: serviva il corpo vivo. Lo si comprava, lo si assicurava, lo si nutriva quel tanto che bastava, perché il morto era una perdita iscritta a bilancio. La proprietà, per quanto oscena, produce un interesse alla sopravvivenza.

La disumanizzazione dei migranti, oggi, non serve a sfruttare: serve a espellere. Nessuno possiede quelle persone, nessuno le ha pagate, nessuno le assicura. Non esiste alcuno sfruttamento da preservare, quindi non esiste alcun limite interno. Il corpo non ha valore residuo, e la perdita non è un incidente: è compresa nel piano.

Da qui la formula: merce a perdere. Gli 88 morti di Ceuta non figurano come costo in nessun bilancio, di nessuno stato, di nessun partito. Semplicemente non entrano nella contabilità, perché non erano di nessuno.

C’è poi un dettaglio che dovrebbe togliere il sonno a chi si dichiara cristiano. L’abolizionismo dell’Ottocento fu in larghissima parte un movimento religioso: quaccheri, evangelici, William Wilberforce e la sua setta di Clapham. Vinsero citando le stesse pagine che oggi vengono agitate in senso opposto.

Il libro non è cambiato di una virgola in duecento anni. Sono cambiati i lettori.

Ogni società che ha commesso qualcosa di enorme aveva prima costruito, con calma e con il linguaggio, una categoria di persone su cui quel qualcosa diventava pensabile. Prima la categoria, poi il gesto. Sempre in quest’ordine, mai al contrario, e il passaggio dall’una all’altro non è mai stato annunciato in anticipo.

La categoria oggi c’è. Ha un lessico logistico, una base giuridica europea approvata a marzo con 389 voti e un partito che la vende in ogni paese del continente. Il gesto non ha ancora raggiunto il suo limite, e questa è l’unica buona notizia disponibile.

Chi si dice cristiano e vota tutto questo ha già fatto la sua scelta, e non è quella del Samaritano. È quella del sacerdote e del levita, che nella parabola vedono l’uomo a terra e passano dall’altra parte della strada. Con un’aggravante che loro non avevano: passando oltre, non pretendevano anche di rappresentarlo.

Leggi anche su kratologos

Le due liturgie del 4 Luglio: Trump celebra la macchina che deporta, Papa Leone si inginocchia sulle tombe dei migranti

Due pesi e due misure: l’Occidente e i diritti umani

Il nemico interno

Numeri sulla pelle, voli di consegna, portaerei alla deriva: l’estate in cui l’Occidente dei diritti ha smesso di fingere

Newsletter

Un capitolo in regalo

Lascia la mail e scarichi subito il capitolo de L’Anticristo sulla causa che ha chiuso Gawker. Poi ti scrivo solo quando pubblico qualcosa che vale il tuo tempo.

Fonte: https://kratologos.it/disumanizzazione-dei-migranti-merce-a-perdere/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 11 Agosto 2026

Condizioni di vendita e diritto di recesso

error: Contenuto protetto — Kratologos
Torna in alto