
Questa è la pagina in cui tengo il conto. La violenza dei coloni in Cisgiordania non è una sequenza di episodi isolati, è un sistema con la sua economia e la sua contabilità: qui trovate come funziona, chi la copre e quanto ne resta impunito. In fondo, gli episodi che ho documentato uno dopo l’altro.
Per svuotare un villaggio non serve un carro armato. Bastano quattro baracche montate accanto alle case, un gruppo di uomini che presidia il sentiero e il taglio dell’acqua. Il resto lo fa il tempo. Questa è la violenza dei coloni nella sua forma più efficace: lenta, amministrativa, senza un colpo sparato.
È quello che è successo a Qusra, a sud di Nablus, dove i coloni hanno assediato tre abitazioni palestinesi tagliando acqua, elettricità e rifornimenti. Una delle case appartiene a Loai Ridi, cittadino statunitense. È per questo che la vicenda è finita sui giornali di mezzo mondo.
Chi legge la violenza dei coloni in Cisgiordania come un eccesso di fanatici isolati non ha capito il meccanismo. L’assedio non è un incidente: è uno strumento. E funziona perché a monte esiste una garanzia.

Violenza dei coloni in Cisgiordania: nove giorni per far uscire una famiglia
La sequenza è documentata. Domenica i coloni piantano strutture temporanee a ridosso delle abitazioni. Nei giorni successivi bloccano l’accesso a cibo, acqua ed elettricità. Le famiglie restano dentro.
Poi arriva l’esercito, ma non contro gli assedianti. L’IDF ordina ai palestinesi di evacuare le case in vista di un’operazione militare, salvo fare marcia indietro poche ore dopo sotto pressione americana e dichiarare che i residenti di Qusra devono restare dove sono.
Solo a quel punto vengono smantellati due avamposti e arrestato un colono. Un arresto, dopo giorni di assedio, con centinaia di soldati schierati e il villaggio sotto coprifuoco. È la proporzione abituale con cui si risponde alla violenza dei coloni.
Vale la pena fermarsi su quel primo ordine. Di fronte a civili assediati da altri civili, la reazione dell’apparato militare è stata chiedere agli assediati di andarsene. Il riflesso condizionato dice più di mille dichiarazioni. A Nablus, un mese fa, lo stesso riflesso si era visto in forma più brutale: i coloni sparano, l’esercito accorre e spara con loro.
Il precedente di Jalud, dove il metodo ha funzionato

Qusra non è un caso isolato e nemmeno il primo episodio di violenza dei coloni costruito con questo copione. A luglio, nel vicino villaggio di Jalud, un assedio identico durato due settimane ha convinto due famiglie palestinesi ad abbandonare definitivamente le proprie terre.
Nessun proiettile, nessuna sentenza di esproprio, nessun atto formale da impugnare davanti a un tribunale. Solo la fatica quotidiana di vivere senza acqua con qualcuno accampato sotto casa.
Questa è la differenza tra la violenza spettacolare e la violenza amministrativa. La violenza dei coloni raccontata dai giornali è quasi sempre la prima, quella che conta è la seconda. La prima produce immagini e indignazione. La seconda produce catasto.
Violenza dei coloni in Cisgiordania: i numeri che nemmeno Israele smentisce
L’undici agosto il coordinatore ONU ha descritto al Consiglio di Sicurezza una Cisgiordania al punto di rottura. Settantasei palestinesi uccisi nel 2026, di cui diciotto bambini, oltre 1.430 episodi di violenza dei coloni e circa 3.800 sfollati, quasi la metà minori. Gli israeliani uccisi nello stesso periodo sono tre.
Dal 2023 le comunità palestinesi sfollate in tutto o in parte sono 127, quarantasette svuotate completamente. Nel frattempo nel solo 2026 sono state approvate 12.360 unità abitative negli insediamenti e stanziati 431 milioni di dollari per trentaquattro nuovi avamposti.
Il dato più istruttivo però non arriva dall’ONU. Arriva da Tel Aviv: secondo le cifre della sicurezza israeliana gli episodi di violenza dei coloni nel primo semestre 2026 sono stati 660 contro i 405 dell’anno precedente, più 63 per cento. Altri cento solo a luglio.
Quando è il tuo stesso apparato di sicurezza a certificare l’escalation, la tesi degli episodi isolati non regge più. Resta solo la domanda su chi abbia interesse a non fermarli.
Al quadro va aggiunta la leva finanziaria, che nei resoconti passa quasi sempre in secondo piano. Israele trattiene circa sei miliardi di dollari di entrate doganali che spettano all’Autorità Palestinese, la quale non riesce a pagare stipendi né a garantire servizi essenziali.
Un’amministrazione senza cassa non presidia il territorio, non porta acqua nei villaggi isolati, non paga avvocati. Lo strangolamento del bilancio e l’assedio delle case sono due tempi della stessa operazione: rendere impossibile restare.
Il tre per cento
La risposta sta in una percentuale. L’organizzazione israeliana Yesh Din monitora dal 2005 i fascicoli aperti per violenza dei coloni in Cisgiordania: su oltre 1.700 casi, più del novanta per cento delle indagini si chiude senza incriminazione e solo il tre per cento circa arriva a una condanna.
Vent’anni di dati sulla violenza dei coloni non descrivono un sistema giudiziario inefficiente. Descrivono un sistema che fa esattamente ciò per cui è tarato.
Un apparato che volesse davvero perseguire la violenza dei coloni avrebbe corretto la rotta in due decenni. Uno che le tollera produce esattamente questa curva: molti fatti, poche indagini, quasi nessuna condanna.
L’impunità non è il vuoto lasciato dallo Stato. È un servizio che lo Stato fornisce. Garantisce che chi assedia un villaggio la sera possa tornare a dormire tranquillo, e che chi valuta se assediarne un altro sappia in anticipo come andrà a finire.
Quando l’alleato tira fuori la parola terrorismo
L’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, che con il movimento dei coloni ha sempre avuto rapporti eccellenti, ha definito l’assedio un atto di terrorismo e i suoi autori dei teppisti, aggiungendo che l’esercito è intervenuto su richiesta americana per rimuovere quelli che ha chiamato terroristi israeliani.
Da Bruxelles, la Commissione ha ripetuto che Israele deve prevenire la violenza dei coloni e assicurare i responsabili alla giustizia. Nessuna misura nuova, nessuna sanzione: la stessa formula già logora del teatro delle dichiarazioni.
Che l’alleato più schierato usi la parola terrorismo è comunque una crepa. Ma va letta per quello che è: Huckabee si è mosso perché una delle case era di un americano. La cittadinanza come discriminante di cosa merita una telefonata.
Nella stessa seduta del Consiglio di Sicurezza la delegazione israeliana ha sostenuto che gli attacchi degli estremisti israeliani sono in diminuzione, mentre crescerebbero quelli palestinesi, e ha contestato la stessa espressione violenza dei coloni come negazione del legame storico ebraico con quella terra.
È una difesa che si smonta da sola, perché i 660 episodi del primo semestre non li ha contati un’organizzazione non governativa ostile: li ha contati l’apparato di sicurezza dello Stato che quella delegazione rappresenta.
Un anno esatto da E1

La data non è casuale. Il quattordici agosto 2025 il ministro Bezalel Smotrich approvava il piano E1, tremilaquattrocento case tra Gerusalemme e Maale Adumim, dichiarando senza infingimenti che serviva a seppellire l’idea di uno Stato palestinese.
Dodici mesi dopo, il rappresentante palestinese all’ONU descrive un territorio in cui i palestinesi sono confinati nel quaranta per cento della Cisgiordania. L’annuncio è diventato geografia.
È il passaggio che conta: un progetto politico dichiarato ad alta voce non ha bisogno di essere votato da nessun parlamento se un numero sufficiente di villaggi si svuota da solo.
Chi ha seguito questo blog sa che è la stessa dinamica raccontata quando l’annessione svuotava i villaggi casa per casa mentre a Gaza si vendeva la pace, e la stessa che rendeva ridicolo il gesto europeo delle sanzioni a sette coloni.
La divisione del lavoro
L’espressione violenza dei coloni in Cisgiordania è il pezzo di propaganda più efficace oggi in circolazione, e circola soprattutto sui giornali che si considerano critici. Attribuisce il fatto a chi lo esegue e lascia fuori dall’inquadratura chi lo rende possibile.
La macchina ha tre pezzi distinti. I civili armati che piantano le baracche. Un esercito che presidia il perimetro e chiede agli assediati di sgomberare. Una procura che archivia il novantasette per cento dei fascicoli.
Sopra i tre pezzi ci sono due nomi e due deleghe. Bezalel Smotrich è ministro delle Finanze e insieme guida l’Amministrazione degli insediamenti dentro il Ministero della Difesa: dal giugno 2024 il governo civile della Cisgiordania è passato dai militari a lui. L’uomo che ha annunciato E1 per seppellire lo Stato palestinese amministra il catasto e firma i bilanci.
Itamar Ben Gvir è ministro della Sicurezza nazionale, e la polizia che apre e chiude quei fascicoli risponde a lui. Il tre per cento di condanne non è una statistica sfuggita di mano in periferia: transita ogni giorno dalla scrivania di chi dei coloni è stato per vent’anni l’avvocato politico.
Chiamare quindi violenza dei coloni ciò che accade a Qusra equivale a definire incidente stradale un investimento premeditato. Il soggetto grammaticale nasconde il mandante.
Due leggi sulla stessa terra
C’è un fatto che rende coerente tutto il resto, ed è giuridico. Sullo stesso territorio vigono due sistemi di diritto. I coloni rispondono alla legge civile israeliana, con tribunali ordinari, garanzie procedurali, gradi di appello. I palestinesi rispondono a tribunali militari, con la detenzione amministrativa che consente di tenere una persona dentro senza accusa e senza processo.
Stessa collina, stessa strada sterrata, due statuti giuridici assegnati in base alla nazionalità di chi la percorre. Questo non è un effetto collaterale dell’occupazione: ne è l’ossatura, e regge da cinquantanove anni.
In Algeria i coloni francesi erano cittadini con i loro tribunali, mentre agli algerini si applicava il code de l’indigénat. Nessuno oggi descrive quel sistema come una democrazia con qualche eccesso ai margini: lo chiamiamo per ciò che era. Tra quel meccanismo e la Cisgiordania cambia la data, non l’architettura.
La domanda da rivolgere a chi ripete la formula dell’unica democrazia del Medio Oriente è dunque una sola: quale democrazia amministra per sei decenni tre milioni di persone che non votano il parlamento che decide delle loro case, e le processa in tribunali diversi da quelli riservati ai propri cittadini?
In questo quadro le dichiarazioni europee sulla violenza dei coloni che invitano Israele ad assicurare i responsabili alla giustizia sono una cortesia diplomatica. Chiedono a un apparato di processare se stesso sapendo che non lo farà, e servono a chi le pronuncia molto più che a chi vive a Qusra.
Perché il punto non è la condanna morale, che costa zero e non sposta un metro di terra. Il punto è che l’accordo di associazione con l’Unione Europea resta in vigore, l’interscambio commerciale prosegue, e le sanzioni si fermano a sette nomi su una lista.
A Qusra tre famiglie hanno passato giorni senza acqua e senza corrente, con l’esercito schierato attorno che le invitava ad andarsene. In quegli stessi giorni l’Europa ha continuato a comprare, a vendere e a comunicare preoccupazione. È questa la posizione che ha scelto, e va detta per nome: complicità con l’agenda del ministro che ha promesso di seppellire lo Stato palestinese, pagata con i nostri soldi e coperta con le nostre parole.
Gli episodi documentati, in ordine
25 agosto 2026, Madama. Zvi Sukkot, deputato del Sionismo Religioso e presidente della commissione Istruzione della Knesset, distrugge a mazzate il monumento ai morti del villaggio, scortato dai soldati. Netanyahu condanna il metodo, nessuno difende il monumento, nessuna incriminazione. È il salto di soggetto: non più i coloni, ma un uomo delle istituzioni.
14 agosto 2026, Qusra. Quattro baracche accanto alle case, l’acqua e la corrente tagliate, tre famiglie sotto assedio. Il caso da cui parte questa pagina.
25 luglio 2026, Havat Gilad. I coloni sparano nei pressi di Nablus, l’esercito accorre e spara con loro, poi mette sotto assedio i feriti.
Ultimo aggiornamento: 27 agosto 2026.
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Fonte: https://kratologos.it/violenza-dei-coloni-in-cisgiordania/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 14 Agosto 2026