
18 maggio, sciopero generale USB:
“Dalla guerra non deve uscire nemmeno un chiodo“
C’è un momento in cui l’indifferenza smette di essere una posizione neutrale e diventa una scelta. Quel momento è adesso. Gaza brucia da mesi, i bambini muoiono di fame sotto le bombe, le organizzazioni umanitarie documentano un genocidio in tempo reale, e i governi occidentali continuano a firmare contratti di fornitura militare, a scambiarsi visite diplomatiche, a invocare “equilibrio” davanti a uno sterminio. Chi non prende posizione, una posizione l’ha già presa.
USB ha deciso di smettere di fingere che non sia così.
Il sindacato ha proclamato lo sciopero generale per il 18 maggio, raccogliendo l’appello della Global Sumud Flotilla. La scintilla è l’assalto della marina israeliana alle imbarcazioni della missione umanitaria, avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 aprile in acque internazionali al largo di Creta, a 960 chilometri da Gaza, otto giorni di navigazione lontano da qualsiasi zona di conflitto. Non una provocazione militare. Una flotta di civili con medicinali e cibo a bordo, diretta verso una popolazione che muore di fame.
L’operazione si è conclusa con il sequestro di 175 attivisti, tra cui 22 cittadini italiani, trasferiti su una nave militare israeliana, privati di cibo e acqua sufficienti, mentre i pavimenti venivano allagati per impedire di riposare. Sei attivisti sono stati tenuti in isolamento. In segno di protesta, i detenuti hanno intrapreso uno sciopero della fame, battendo colpi sui muri. L’Espresso
Thiago Ávila è stato percosso fino a perdere conoscenza due volte. Saif Abu Keshek è stato tenuto bendato e immobilizzato per giorni. Sono detenuti nel carcere di Shikma. Ávila è accusato di aver aiutato il nemico in tempo di guerra. Abu Keshek, nonostante i passaporti spagnolo e svedese, rischia la pena di morte per impiccagione con l’accusa di terrorismo. Nessuna prova è stata mostrata. Nessuna garanzia consolare è stata rispettata. Due uomini che portavano aiuti umanitari rischiano l’impiccagione. L’EspressoMilanoToday
La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per sequestro di persona. Il punto giuridico è netto: i due erano imbarcati su navi battenti bandiera italiana, territorio italiano secondo il diritto internazionale del mare. L’Italia aveva l’obbligo di proteggerli. Non lo ha fatto. Per la prima Flotilla, sequestrata nell’ottobre 2025, i magistrati romani ipotizzano già reati di tentato omicidio, pirateria e tortura. Un precedente che nessun governo europeo ha trovato il modo di trasformare in conseguenze reali per Israele. AFV
Non è un episodio isolato. È il punto di arrivo di una deriva che dura da mesi: un genocidio condotto sotto gli occhi del mondo, coperto diplomaticamente dagli Stati Uniti, alimentato con armi europee, tollerato in silenzio da Roma e Bruxelles. Ogni dichiarazione di condanna è rimasta lettera morta. Ogni rapporto internazionale è stato archiviato. Ogni flotilla è stata fermata con la forza. E ogni volta che un governo occidentale ha scelto il silenzio, ha scelto da che parte stare.
USB risponde con lo sciopero generale. La guerra, sostiene il sindacato, non resta fuori dai cancelli delle fabbriche e dai corridoi degli ospedali: si traduce in salari che perdono valore, sanità svuotata, welfare tagliato, miliardi spostati dalle pensioni al riarmo. La parola d’ordine è una sola, e vale per fabbriche, porti, logistica, scuola, università, uffici e territori: dalla guerra non deve uscire nemmeno un chiodo.
Il 18 maggio si ferma il Paese.
Perché bisogna sapere da che parte stare. E stare in silenzio, oggi, è già una risposta.
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Fonte: https://kratologos.it/sciopero-generale-18-maggio-2026-usb-flotilla/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 13 Maggio 2026