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Linea gialla Gaza: un anno di tregua per annettere la Palestina, con la regia di Smotrich e la complicità di Washington e Roma

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Un anno fa le bombe hanno smesso di cadere ogni giorno su Gaza, e il mondo ha tirato il fiato. Israele invece si è messo al lavoro. In dodici mesi di cessate il fuoco ha ottenuto quello che due anni di guerra non gli avevano dato: un pezzo di Striscia in più ogni settimana e, in Cisgiordania, la più grande confisca di terre degli ultimi trent’anni.

La linea gialla Gaza è lo strumento di questa annessione senza dichiarazione. E la tregua ne è la condizione: finché quella parola regge, nessun governo è obbligato a fare nulla.

linea gialla Gaza, bambina palestinese tra le tende degli sfollati e le macerie

L’uomo che ha scritto il piano

Per capire cosa sta succedendo bisogna partire da un uomo, non da una mappa. Bezalel Smotrich è ministro delle Finanze, ma dal 2023 governa anche l’amministrazione civile della Cisgiordania, l’apparato che decide permessi, demolizioni e destinazione delle terre. Dal giugno di quell’anno la pianificazione delle colonie non passa più dal primo ministro né dal ministro della Difesa: la decide quasi da solo un uomo che in una colonia ci vive. Smotrich è la voce più esplicita di quella destra messianica che considera la terra un mandato divino e i palestinesi un ostacolo da rimuovere.

A fine settembre, in un’intervista a Channel 14, ha spiegato il senso dell’intera operazione: la chiave dell’emigrazione è togliere ai palestinesi la speranza. Se Israele annette fino alla linea gialla, ha detto, quello che resta di Gaza sarà così piccolo, affollato e distrutto che tutti cercheranno un altro posto dove andare.

È un piano di espulsione, enunciato da chi ha il potere di eseguirlo. E viene eseguito. Smotrich ha consegnato all’esercito una lista di una quarantina di monumenti palestinesi da abbattere, e all’alba del 6 ottobre la lista ha raggiunto l’Università di Birzeit: una ruspa è entrata nel campus e ha spianato la colonna con i nomi di 38 studenti uccisi dalle forze israeliane. Al suo posto i soldati hanno lasciato un alberello di fico con un cartello: «Innaffiatelo due volte». Quando si sente al sicuro, il disprezzo si concede perfino l’ironia.

Netanyahu non ha mai preso le distanze. Ai piloti della base di Tel Nof ha promesso che non cederà alle pressioni per il ritiro. Il ministro scrive, il primo ministro copre, l’esercito esegue.

Linea gialla Gaza e Cisgiordania: una sola macchina su due fronti

Gaza e Cisgiordania vengono raccontate come due crisi separate. Sono lo stesso cantiere, lavorato con due tecniche diverse.A Gaza la tecnica è il recinto. La linea gialla, tracciata dall’esercito e mai fissata in un documento, si sposta verso ovest settimana dopo settimana. Secondo il Danish Refugee Council 1,8 milioni di persone, l’86% della popolazione, sono ormai schiacciate in circa un terzo della Striscia, e Medici Senza Frontiere stima che le forze israeliane controllino il 65% del territorio. MSF, che pesa ogni parola, definisce la linea un meccanismo di accerchiamento e di pulizia etnica. Dal giorno della tregua i palestinesi uccisi sono oltre 1.400.

A Gaza la tecnica è il recinto. La linea gialla, tracciata dall’esercito e mai fissata in un documento, si sposta verso ovest settimana dopo settimana. Secondo il Danish Refugee Council 1,8 milioni di persone, l’86% della popolazione, sono ormai schiacciate in circa un terzo della Striscia, e Medici Senza Frontiere stima che le forze israeliane controllino il 65% del territorio. MSF, che pesa ogni parola, definisce la linea un meccanismo di accerchiamento e di pulizia etnica. Dal giorno della tregua i palestinesi uccisi sono oltre 1.400.

annessione Cisgiordania, nuova colonia israeliana in costruzione

In Cisgiordania la tecnica è l’erosione, e non ha bisogno di confini: bastano coloni, ruspe e ordini militari. La Commissione palestinese contro la colonizzazione ha contato dal 7 ottobre 2023 quasi 63.000 attacchi di esercito e coloni e 6.420 ettari confiscati con decreti e dichiarazioni di «terra demaniale», il livello più alto da trent’anni. Molti dei nuovi insediamenti puntano sulla zona E1, a est di Gerusalemme, il corridoio che una volta chiuso spezza in due qualunque Stato palestinese.

A Gaza si comprime una popolazione finché la vita diventa insopportabile, in Cisgiordania si sottrae terra finché non resta dove vivere. Su kratologos l’abbiamo chiamata la guerra per sottrazione. Un anno di tregua l’ha resa più efficace delle bombe, perché non fa notizia.

Chi incassa: il Board of Peace

linea gialla Gaza, le macerie della Striscia e i grattacieli della New Gaza del Board of Peace
Immagina Board of Peace

Dovrebbe essere Washington a frenare. Washington invece ha trasformato la pace di Gaza in un affare.

Il Board of Peace di Trump è nato con un listino: un miliardo di dollari per un seggio permanente. A Davos Jared Kushner ha presentato la sua «New Gaza», fino a 180 grattacieli e località balneari progettati senza consultare un solo palestinese. E secondo Al Jazeera al tavolo siede anche Netanyahu: il governo che dovrebbe subire le pressioni fa parte dell’organismo che dovrebbe esercitarle.

I soldi, intanto, non arrivano. A febbraio sono stati annunciati 17 miliardi; a maggio il Board ha ammesso davanti al Consiglio di sicurezza dell’ONU di non averne ricevuto quasi nulla. I 66 progetti presentati a fine settembre restano senza data e senza copertura.

Un organismo che vende seggi, disegna lungomari e non trova i fondi per le tende ha una sola funzione reale: mostrare al mondo un cantiere di ricostruzione mentre sul terreno avanza la linea. Ogni rendering di Kushner compra a Israele un altro mese di silenzio.

Chi copre: Berlino e Roma

Resta l’Europa, che ha in mano lo strumento più pesante: l’accordo di associazione del 1995, che lega i privilegi commerciali di Israele al rispetto dei diritti umani. Già nel giugno 2025 la revisione europea aveva trovato indicazioni che Israele li viola.

Il 21 aprile 2026 Spagna, Slovenia e Irlanda hanno chiesto di sospenderlo. Germania e Italia lo hanno impedito, e il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che l’iniziativa era «accantonata», in nome del dialogo.

Per Roma il dialogo ha anche una voce di spesa. Nel primo semestre del 2026 le importazioni italiane di armi sono cresciute del 31%, e Israele è diventato il secondo fornitore per ordini. Il governo che a Bruxelles protegge Israele dalle sanzioni compra dalla sua industria i sistemi d’arma venduti come «testati in combattimento».

Avevamo scritto che l’annessione della Cisgiordania avanzava casa per casa mentre Trump vendeva la pace di Gaza. Un anno dopo la divisione dei compiti è chiara: Israele prende la terra, Washington ne fa un prospetto immobiliare, Berlino e Roma si assicurano che a Bruxelles non succeda niente.

C’è un precedente che dovrebbe togliere le ultime illusioni. Nel settembre 1993, sul prato della Casa Bianca, Rabin e Arafat si strinsero la mano per gli accordi di Oslo. Quel giorno i coloni in Cisgiordania e a Gaza erano 115.700. Alla fine del 2000, dopo sette anni di processo di pace, erano circa 199.000, oltre il settanta per cento in più. La pace negoziata sopra la testa dei palestinesi fu la stagione d’oro delle colonie.

Questa tregua ripete Oslo con meno pudore: ha un listino prezzi, un consiglio d’amministrazione e un ministro che spiega in televisione a cosa serve. Oslo almeno fingeva di portare a uno Stato palestinese. Questa tregua non finge più: porta a una Palestina senza palestinesi.

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Fonte: https://kratologos.it/linea-gialla-gaza-annessione/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 6 Ottobre 2026

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