
Giovedì 1 ottobre, in più di quaranta luoghi d’Inghilterra, medici, infermieri e pazienti sono scesi in strada con una sola richiesta: fuori Palantir dal servizio sanitario pubblico. Davanti agli ospedali, sotto la sede londinese dell’azienda di Peter Thiel, fin sotto l’ufficio di Manchester del primo ministro.
La partita Palantir NHS è cominciata come una disputa su un contratto. Oggi è una questione di potere: chi controlla il software che collega i dati di milioni di pazienti controlla anche il margine di manovra dello Stato che quei pazienti dovrebbe proteggere.
E la piazza ha capito prima dei governi che quel software ha un’altra vita. Gli organizzatori lo hanno scritto senza giri di parole: gli strumenti di Palantir sono usati dall’esercito israeliano a Gaza e dall’ICE per dare la caccia ai migranti negli Stati Uniti.
Ora il governo di Andy Burnham, secondo quanto riportato dal Financial Times e ripreso da SFG Media, sta esaminando tre o quattro aziende britanniche, tra cui Quantexa, per sostituire Palantir nella sanità e nella Difesa. La clausola di recesso scatta all’inizio del 2027 e la decisione va presa entro dicembre.
Palantir NHS: cosa fa dentro la sanità inglese
La Federated Data Platform nasce nel novembre 2023 sotto il governo conservatore di Rishi Sunak. Sette anni, 330 milioni di sterline, l’obiettivo di collegare i dati di fino a 240 strutture del servizio sanitario: ospedali, centri diagnostici, posti letto, liste d’attesa, turni del personale. Sulla carta è un’infrastruttura di efficienza. Nei fatti è il punto in cui confluiscono informazioni cliniche e operative che fino a ieri restavano frammentate nei database dei singoli trust, cioè le aziende ospedaliere locali in cui i pazienti ripongono la loro fiducia. Il prezzo d’ingresso era solo l’inizio. Il costo complessivo della piattaforma è stato rivisto a 1,1 miliardi di sterline, mentre i benefici attesi sono scesi a 808 milioni. Un investimento pubblico che, già sulla carta, rende meno di quanto costa. Allargando lo sguardo, un’inchiesta di The Nerve ha contato 992 milioni di sterline spesi o impegnati dallo Stato britannico con Palantir dal 2014, quasi il 50% in più delle stime precedenti, tra sanità, Difesa e polizia.
Su kratologos avevamo già raccontato come il sistema Palantir ha preso in appalto la statistica degli Stati, sanità britannica compresa: accessi amministrativi concessi agli ingegneri dell’azienda, opposizioni dei cittadini aggirate per direttiva ministeriale. Quello che allora era una denuncia oggi è un problema di governo.
La dipendenza come strategia commerciale
Il meccanismo è semplice, e per questo funziona. Palantir entra con un contratto d’emergenza o una gara cucita addosso, costruisce tutto su Foundry, il proprio sistema proprietario, e da quel momento ogni rinnovo diventa una formalità tecnica.
Il gestore della rete elettrica britannica lo mostra senza filtri: il NESO (National Energy System Operator) ha prorogato senza gara un contratto da 21 milioni di sterline spiegando che per motivi tecnici non era possibile invitare offerte rivali: tutto girava già su Foundry. La dipendenza giustifica sé stessa.
Alla Difesa la logica è la stessa. A dicembre 2025 il ministero ha assegnato a Palantir un contratto diretto da 240,6 milioni di sterline, ancora una volta senza competizione. Pochi mesi prima, durante la visita di Stato di Donald Trump, il ministro John Healey e Alex Karp avevano annunciato un patto da 1,5 miliardi di sterline che faceva di Londra la sede europea della divisione difesa dell’azienda, con analisi d’intelligence e sistemi di puntamento nel pacchetto. Puntuale arriva l’avvertimento. Un ex dirigente dei dati dell’NHS ha dichiarato che nessuna azienda britannica può prendere il posto di Palantir. È l’argomento perfetto per un fornitore: rendersi insostituibile e poi presentare l’insostituibilità come una legge di natura.
Gaza, il dato che Londra non può più rimuovere

Nel gennaio 2024, con la Striscia già sotto le bombe, Palantir e il ministero della Difesa israeliano hanno siglato un partenariato strategico per tecnologie da campo di battaglia, a supporto delle missioni di guerra. Il consiglio di amministrazione dell’azienda si riunì a Tel Aviv, per rendere esplicito da che parte stava. Nell’ottobre 2024 il fondo norvegese Storebrand ha escluso Palantir dai propri investimenti per la vendita a Israele di prodotti usati nei territori palestinesi occupati, citando la sorveglianza in Cisgiordania e a Gaza e gli arresti fondati sull’identificazione predittiva dei potenziali attentatori.
Nel rapporto sull’economia del genocidio, la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese ha indicato Palantir tra le aziende che sostengono le missioni belliche dell’esercito israeliano, segnalando il peso della sua tecnologia nella guerra automatizzata. L’azienda nega di aver lavorato ai sistemi di selezione dei bersagli come Lavender e Gospel.
Quando una manifestante gli ha chiesto conto dei morti, Alex Karp ha risposto che la causa principale delle morti palestinesi sono i milioni di “utili idioti” su cui Hamas fa leva. Nella contabilità del capo di Palantir, chi protesta è complice e chi fornisce l’architettura dei dati resta innocente. È qui che le due storie si saldano. Lo stesso fornitore che ottimizza le liste d’attesa di un ospedale inglese ha messo la propria intelligenza al servizio di un esercito che, a Gaza, gli ospedali li ha ridotti in macerie. Chi cura non accetta di condividere il software con chi bombarda.
Dalle corsie alla piazza
La mobilitazione non è nata il 1° ottobre. Già il 3 aprile 2024 centinaia di operatori sanitari avevano bloccato l’ingresso della sede di NHS England, nel centro di Londra, con gli striscioni «No Palantir in the NHS» e «Palantir aids apartheid». A terra, i sudari bianchi a ricordare i morti di Gaza.
Due mesi dopo la protesta entrò nel congresso nazionale del servizio sanitario. A Manchester, durante NHS ConfedExpo, gli attivisti interruppero l’intervento del responsabile sanità di Palantir nel Regno Unito. La sicurezza ne allontanò sei, e fu fatta uscire anche una donna con il velo: secondo le proteste, presa di mira soltanto per il suo aspetto.
Poi sono arrivate le firme. Ad aprile 2026 oltre 229.000 persone avevano sottoscritto due petizioni per chiudere i contratti con Palantir, mentre Liberal Democratici e Verdi si univano alla richiesta di attivare le clausole di recesso. Nello stesso periodo si scopriva che l’azienda aveva assunto 32 alti funzionari dello Stato britannico dal 2012.
È questo il dato politico. Per oltre due anni il governo ha trattato la protesta come rumore di fondo, mentre il fornitore pescava dirigenti negli stessi uffici pubblici che avrebbero dovuto controllarlo.
Il 1° ottobre il rumore di fondo è diventato un coro. A Londra i presidi si sono concentrati davanti al Lewisham Hospital e al Royal London Hospital, dove accanto a Medact e a Health Workers for a Free Palestine c’erano Save Lewisham Hospital, Keep Our NHS Public, Amnesty International e la Palestine Solidarity Campaign, insieme agli abitanti dei quartieri che quegli ospedali li usano ogni giorno.
Le parole più nette sono venute da chi lavora in corsia. Per la dottoressa Rhiannon Osborne di Medact, mantenere il contratto significa rendersi complici di abusi dei diritti umani e dell’erosione dello stato di diritto. È la diagnosi di un medico sul sistema in cui lavora.
Anche le istituzioni locali si sono esposte. Samantha Gardiner, assessora del distretto londinese di Tower Hamlets, ha dichiarato che la tecnologia di Palantir non dovrebbe avere alcun ruolo nel servizio sanitario, dopo che oltre duemila residenti dell’East London ne avevano chiesto formalmente l’uscita.
La giornata era stata costruita come mobilitazione internazionale, coordinata da Health Workers for a Free Palestine, dal comitato palestinese per il boicottaggio, da Amnesty International e dal sindacato infermieristico americano National Nurses United, da Londra fino agli uffici dell’ICE a San Francisco. Pochi giorni prima, oltre 120 gruppi e sindacati europei avevano chiesto ai governi di chiudere tutti i contratti pubblici con Palantir.
Cosa rischiano i pazienti
Il briefing di Medact sulla Federated Data Platform mette in fila le paure: algoritmi proprietari, dati sanitari custoditi in un cloud privato, fiducia dei pazienti erosa proprio mentre il servizio sanitario attraversa una delle sue crisi più gravi.
Il timore più concreto riguarda la destinazione dei dati. Secondo Medact la piattaforma potrebbe facilitare l’accesso ai dati dei pazienti da parte di altri dipartimenti dello Stato, polizia e immigrazione comprese, sul modello già collaudato negli Stati Uniti con l’ICE.
Un migrante che teme di finire in un archivio di polizia smette di andare dal medico. È qui che la questione tecnica diventa diritto alla salute, ed è per questo che nella stessa piazza si trovano chi difende la Palestina e chi difende il servizio sanitario pubblico.
Burnham davanti alla piazza

La protesta ha già trovato sponda in Parlamento. A giugno la commissione Scienza, innovazione e tecnologia della Camera dei Comuni ha definito Palantir incompatibile con i valori del Regno Unito e un inaccettabile punto di debolezza del settore pubblico, chiedendo di usare la clausola di recesso. Una commissione trasversale, non un collettivo studentesco.
Il deputato laburista Clive Lewis ha preteso dal governo un piano di transizione con costi e tempi entro la fine del 2026. La pressione arriva ormai anche dall’interno del suo partito. E Burnham ha un precedente che lo inchioda. Da sindaco della Grande Manchester, la sua amministrazione non ha firmato contratti con Palantir e la sanità locale si è costruita da sola la propria infrastruttura di analisi dei dati. L’alternativa esiste, e porta la sua firma. Starmer aveva fatto l’opposto, corteggiando le aziende americane dell’intelligenza artificiale con la regia di Peter Mandelson. Il cambio di inquilino a Downing Street è anche un cambio di dottrina, almeno sulla carta.
Il fronte non è solo britannico. La Germania ha già detto no a Palantir, mentre l’Europa che prova a liberarsi dalla tecnologia americana si trova davanti un avversario che non sta più soltanto sul mercato: la rete costruita da Thiel e dalla PayPal Mafia è entrata direttamente nella politica, dalla vicepresidenza di J.D. Vance fino ai consiglieri dei ministri europei. In Italia se ne discute poco o nulla, anche quando il consigliere di Crosetto risulta finanziato dal capo del software che vende alla Difesa. Qui le piazze contro Palantir non si vedono ancora, e il silenzio fa comodo a molti.
Gli infermieri di Lewisham e i medici di Manchester Alzano la voce da due anni e mezzo. Se a dicembre Burnham rinnoverà le chiavi della sanità pubblica a chi ha messo i propri algoritmi al servizio della distruzione di Gaza, non potrà dire di non aver sentito. Avrà scelto Palantir contro il suo stesso popolo.
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Fonte: https://kratologos.it/palantir-nhs-gaza-protesta/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 4 Ottobre 2026