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1 Sette nomi su una lista. L’UE e il grande teatro delle sanzioni ai coloni di Cisgiordania

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Bruxelles e le sanzioni ai coloni violenti in Cisgiordania. Quelli non violenti possono continuare. Applausi.

Cisgiordania Unione Europea Israele

L’Unione europea ha parlato. Dopo mesi di stallo, riunioni, controvertici, dichiarazioni di principio e rinvii diplomatici di ogni foggia, il Consiglio Affari Esteri riunitosi a Bruxelles l’11 maggio 2026 ha annunciato la grande svolta: sanzioni contro i coloni israeliani violenti in Cisgiordania. Sette persone. Sette. Su una popolazione di coloni che supera le 700.000 unità, insediata illegalmente nei Territori Occupati in violazione del diritto internazionale, l’UE ha trovato il coraggio di puntare il dito contro sette individui. Uno ogni centomila.

Kaja Kallas, Alta Rappresentante per la politica estera, ha esultato su X: “L’estremismo e la violenza comportano delle conseguenze.” Magnifico. Ventisette paesi, un bilancio da 1.800 miliardi, la più grande area di libero scambio del mondo, e la risposta al genocidio in corso è un tweet e una lista di sette nomi.

1. La distinzione che non esiste nel diritto

Il cuore della buffonata è la distinzione tra coloni violenti e coloni non violenti. L’UE ha deciso di sanzionare i primi e ignorare i secondi. Peccato che il diritto internazionale non faccia questa distinzione. La Quarta Convenzione di Ginevra, l’articolo 49, vieta esplicitamente la deportazione o il trasferimento di civili da parte della potenza occupante nel territorio occupato. Non dice “a meno che i trasferiti siano pacifici”. Non dice “tollerati se non sparano”. Dice che le colonie sono illegali in quanto tali.

La Corte Internazionale di Giustizia nel suo parere consultivo del luglio 2024 è stata ancora più esplicita: la presenza israeliana in Cisgiordania è un’occupazione illegale e deve cessare. Non “deve cessare se i coloni sono violenti”. Deve cessare. L’UE ha preso quel parere, lo ha letto, lo ha riposto in un cassetto e ha deciso che sanzionare sette persone era già abbastanza coraggioso per un lunedì.

La colonizzazione è illegale in quanto tale. Non esiste un colono “non violento” che sia per questo legittimo: occupa una casa, una terra, un villaggio che non gli appartengono e che sono stati sottratti con la forza collettiva dello Stato israeliano.

2. Il teatro della gradualità

La Spagna chiedeva i dazi. Sette-otto cancellerie hanno detto no.

Tra le opzioni sul tavolo ce n’erano di serie: la sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele, proposta dalla Spagna; i dazi sui prodotti provenienti dagli insediamenti illegali; le sanzioni contro i ministri Ben Gvir e Smotrich, che quelle colonie le finanziano, le armano e le legittimano politicamente. Tutte bocciate. Sette-otto cancellerie hanno detto no. Non si sa quali, perché la diplomazia europea funziona così: le viltà si consumano in forma anonima.

Il risultato è il minimo sindacale tra le opzioni disponibili. Non i dazi, non la sospensione dell’accordo commerciale, non i ministri che siedono nel governo israeliano e che hanno pubblicamente incitato alla pulizia etnica della Cisgiordania. Sette coloni privati, scelti probabilmente perché le loro violenze sono già agli atti e documentate, abbastanza noti da giustificare la misura, abbastanza marginali da non disturbare nessuno che conti.

Il precedente del 2024: quattro nomi, zero conseguenze.

Questa non è nemmeno la prima volta. Nel 2024 l’UE aveva già sanzionato quattro coloni e due organizzazioni di estrema destra. Risultato: le colonie hanno continuato a espandersi, le violenze contro i palestinesi sono aumentate, i ministri Ben Gvir e Smotrich sono rimasti al governo con più potere di prima. Le sanzioni simboliche contro privati producono esattamente zero effetti sistemici. Lo si sapeva nel 2024. Lo si sa nel 2026. Si fa lo stesso.

3. Il paragone con la Russia che non si può fare

Vale la pena ricordare cosa ha fatto l’UE con la Russia dopo il febbraio 2022. Pacchetti di sanzioni uno dopo l’altro. Non solo i militari che sparano, ma gli oligarchi, i banchieri, le compagnie energetiche, i media, i funzionari pubblici. Sospensione degli accordi commerciali. Embargo parziale sul petrolio. Congelamento dei beni. Nessuno in quel contesto ha proposto di sanzionare solo i russi “violenti” lasciando liberi gli altri.

La differenza di trattamento è così evidente che non ha bisogno di commento. Quello che cambia non è la gravità del crimine internazionale: l’occupazione illegale della Cisgiordania dura da quasi sessant’anni e la CIG l’ha definita contraria al diritto internazionale con tanta chiarezza quanta ne aveva usata per condannare l’invasione russa dell’Ucraina. Quello che cambia sono i rapporti di forza politici, economici e culturali che determinano quanto costa davvero prendere posizione.

“Ci sono diverse misure che l’UE può adottare che non richiedono nemmeno la sospensione dell’Accordo di Associazione.” — José Manuel Albares, ministro degli Esteri spagnolo, prima del Consiglio. Inascoltato.

4. La risposta israeliana: “oltraggioso”

Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha definito le sanzioni “oltraggiose” e “arbitrarie”, sostenendo che l’UE abbia agito “per motivi politici e senza alcun fondamento”. Ha anche protestato contro il “paragone” tra coloni israeliani e terroristi di Hamas, che le sanzioni avrebbero implicitamente stabilito.

La risposta israeliana merita attenzione non per il suo contenuto, che è prevedibile, ma per quello che rivela: Israele considera oltraggioso che sette propri cittadini, documentatamente autori di violenze contro civili palestinesi, vengano inseriti in una lista di sanzioni da parte di ventisette paesi democratici. Questa è la misura dell’impunità consolidata. Quando la minima conseguenza simbolica viene vissuta come un affronto insopportabile, significa che l’assenza di conseguenze era diventata la norma attesa.

5. Cosa cambierà

Niente di strutturale. Le sette persone sanzionate non potranno viaggiare nell’UE e avranno i beni eventualmente detenuti in Europa congelati. Considerato che si tratta di coloni della Cisgiordania la cui vita si svolge interamente in quella regione, l’impatto pratico è trascurabile. Le colonie continueranno a espandersi. I bulldozer continueranno a demolire le case palestinesi. I pastori continueranno a essere cacciati dalle loro terre sotto la protezione dell’esercito israeliano.

La Commissione europea “lavorerà” a proposte di misure commerciali, ha annunciato Tajani. Lavorerà. Come lavora da anni. Come ha lavorato mentre le colonie passavano da 200.000 a 700.000 abitanti. Come ha lavorato durante i 56 anni di occupazione illegale. Il lavoro continua. I risultati si aspettano.

Kaja Kallas ha scritto che “l’estremismo e la violenza comportano delle conseguenze”. Giusto. Peccato che le conseguenze siano sette nomi su una lista, mentre l’occupazione che produce quell’estremismo e quella violenza è finanziata, commercialmente sostenuta e diplomaticamente protetta dagli stessi ventisette paesi che hanno firmato quelle sanzioni.

Sette nomi. Settecento mila coloni. Cinquantanove anni di occupazione illegale. Questo è il coraggio dell’Unione europea.

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Parere consultivo CIG 19 luglio 2024 (testo integrale in inglese, sito ufficiale ICJ

) https://www.icj-cij.org/case/186

Quarta Convenzione di Ginevra — Articolo 49 (testo ufficiale ICRC)

https://ihl-databases.icrc.org/it/ihl-treaties/gciv-1949/article-49

Sul contorno di questa ipocrisia: la Palestina messa in vendita, l’embargo di armi mai davvero deciso e Gaza come un lager a cielo aperto.

Violenza dei coloni in Cisgiordania: come si svuota un villaggio, e perché il novantasette per cento resta impunito

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Fonte: https://kratologos.it/sanzioni-ue-coloni-violenti-cisgiordania-israele/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 12 Maggio 2026

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