
Il giorno dopo la fotoreporter del Washington Post, è toccato ai diplomatici europei. Sabato 17 ottobre, a Taybeh, vicino a Ramallah, sette coloni israeliani a volto coperto hanno circondato un convoglio di rappresentanti di Francia, Belgio e Polonia, hanno chiesto i documenti come se fossero un posto di blocco, hanno spaccato con una mazza il finestrino dell’auto del consolato belga e hanno buttato a terra un sindaco francese. La sequenza di questa settimana è una scala che sale: prima i contadini palestinesi, poi una giornalista americana, ora la diplomazia europea. Ogni gradino dice la stessa cosa. In Cisgiordania i coloni sanno di poter colpire chiunque, perché nessuno li ha mai fermati. Non sono teppisti sfuggiti al controllo: sono l’avanguardia armata di un progetto di annessione che ha i suoi ministri, i suoi bilanci e il suo esercito, e che l’Europa continua a trattare come un problema di ordine pubblico.
L’attacco ai diplomatici europei, durante la raccolta delle olive
La delegazione non era lì per turismo. Era accorsa dopo la segnalazione di un attacco dei coloni contro una famiglia palestinese che raccoglieva le olive, lo stesso copione che il giorno prima ad Abu Falah era costato una costola rotta a Heidi Levine. Taybeh non è un villaggio qualsiasi: circa milletrecento abitanti, in gran parte cristiani, famoso per la birreria più antica dei Territori. Nell’estate del 2025 i coloni lo avevano già colpito di notte, con auto incendiate e scritte minacciose sui muri, e nessuno era stato arrestato. Quell’impunità ha avuto un anno per maturare.
Fra i francesi c’era Bernard Baudoux, sindaco di Aulnoye-Aymeries, un comune del Nord gemellato con Taybeh. Era venuto per rafforzare quel gemellaggio, cioè per fare quello che fanno le comunità quando i governi non fanno niente: tenere un legame con un villaggio sotto assedio. Un video diffuso da un diplomatico lo mostra a terra accanto all’auto. Non è in pericolo di vita, ma ha raccontato di essere stato riempito di colpi.
La colpa è di chi non aveva avvisato
La reazione israeliana merita di essere letta per intero, perché è un piccolo manuale. L’esercito ha condannato il «grave atto di violenza», ma ha subito aggiunto che la visita del consolato non era stata coordinata con i militari, e che un civile israeliano che accompagnava la delegazione aveva chiamato la sala operativa sentendosi rispondere che gli allarmi devono arrivare dal personale di sicurezza, non dai civili. Tradotto: se vi picchiano, è perché non ci avevate chiesto il permesso di entrare in un villaggio palestinese.
L’ufficio di Netanyahu è andato oltre. In una lunga nota ha invitato alla «cautela nel trarre conclusioni», ha chiesto «prove inconfutabili» e ha messo in guardia dal trasformare accuse «ancora da dimostrare» in una «condanna collettiva». C’è un video, ci sono testimoni, c’è un finestrino spaccato, c’è un sindaco a terra. Ma il governo israeliano chiede prove, come aveva fatto il giorno prima mettendo in dubbio la ricostruzione dell’aggressione alla fotoreporter americana. È lo stesso schema: negare finché si può, poi dire che bisogna aspettare, poi lasciare che la notizia invecchi.
Il governo che chiede prove è lo stesso che arma e paga chi picchia. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha distribuito decine di migliaia di porto d’armi ai civili, a cominciare dai coloni. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che governa anche l’amministrazione degli insediamenti, ha sbloccato fondi pubblici per gli avamposti. L’esercito, quando arriva, protegge gli aggressori e spara sugli aggrediti. Chiamarla violenza dei coloni è già un eufemismo: è violenza di Stato appaltata a uomini col passamontagna, che lo Stato poi finge di non riconoscere.
Un’Europa che conta i finestrini rotti
L’unico governo che ha parlato chiaro è stato quello belga. Il ministro degli Esteri Maxime Prévot ha chiesto che i responsabili e chi li sostiene siano perseguiti e sanzionati, e ha ricordato che l’occupazione è illegale e deve finire. Da Parigi, che pure aveva un suo sindaco a terra, al momento non risulta una presa di posizione dello stesso tono. Da Bruxelles nemmeno. Da Roma, che nel maggio 2025 aveva convocato l’ambasciatore israeliano per i colpi sparati in aria davanti ai diplomatici a Jenin, niente, perché questa volta non c’era un italiano nel convoglio.
È qui che l’Europa mostra che cosa è diventata: una potenza commerciale che si indigna a comando e non muove un dito. L’Unione europea ha sanzionato sette coloni con nome e cognome e continua a rifiutarsi di toccare l’accordo di associazione che garantisce a Israele il suo primo mercato. Le sue capitali protestano solo quando viene colpito un proprio cittadino, e a volte nemmeno allora. I coloni hanno capito la lezione meglio di chiunque altro: se si possono picchiare i diplomatici europei senza che cambi niente, si può fare qualunque cosa ai palestinesi. E il governo Meloni, che in Cisgiordania non ha mai visto un motivo per sospendere gli affari con Israele, tace anche stavolta, perché il silenzio è la forma più comoda della complicità.
C’è un dettaglio che vale tutta la storia. Il sindaco di Aulnoye-Aymeries non era a Taybeh per conto di un governo, ma per un gemellaggio tra due comuni. Ancora una volta, come per la Flotilla e per i cinquanta cittadini che hanno portato Ben Gvir e Katz davanti alla procura di Roma, a stare dalla parte giusta sono le persone, i comitati, le amministrazioni locali, mentre i governi calcolano. Un’Europa che lascia picchiare i suoi diplomatici senza ritirare un ambasciatore, senza sospendere un accordo, senza fermare una sola licenza di esportazione, non è neutrale. Ha scelto da che parte stare, e non è quella dei contadini di Taybeh. I coloni lo sanno, e domani torneranno negli uliveti.
Fonti
ANSA, Netanyahu: cautela su violenza a diplomatici, servono prove inconfutabili, 17 ottobre 2026
ANSA, Il Belgio condanna l’attacco dei coloni ai diplomatici europei, 17 ottobre 2026
France 3 Hauts-de-France, il sindaco di Aulnoye-Aymeries aggredito dai coloni in Cisgiordania
AFP via Malay Mail, Israeli settlers attack West Bank Christian village, 28 luglio 2025
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Fonte: https://kratologos.it/diplomatici-europei-taybeh-coloni/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 18 Ottobre 2026