Nella notte fra il 13 e il 14 ottobre, senza alcun preavviso, i terminali Starlink in movimento sopra i 160 chilometri orari hanno smesso di funzionare. In Ucraina questo significa una cosa precisa: i droni veloci, quelli che colpiscono la logistica russa in profondità e intercettano i droni nemici, hanno perso il collegamento in volo. Diverse missioni sono fallite, il 7° Corpo di reazione rapida ha dovuto sospendere operazioni sul fronte sud-orientale. Il caso Starlink Ucraina è stato raccontato come l’ennesimo capriccio di Elon Musk. È qualcosa di più grave. Una società privata ha cambiato le sorti di una giornata di guerra con un aggiornamento notturno, e a una settimana di distanza nessuno ha ancora detto chi lo abbia deciso. È la forma compiuta dello Stato-piattaforma: un potere che decide come un sovrano e risponde come un fornitore, cioè a nessuno.

Starlink Ucraina, la decisione che non ha un autore
Quello che è successo dopo vale più del blackout. Musk ha spiegato che Starshield, la versione militare di Starlink, appartiene al governo americano e che sul suo uso decidono le autorità militari, in ultima istanza il presidente. Trump, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, ha negato di aver ordinato la riduzione e ha assolto anche Musk: non crede che sia stato nemmeno lui. Il Pentagono tace, SpaceX non commenta. Il risultato è un atto di guerra senza firma. L’azienda indica lo Stato, lo Stato indica l’azienda, e nello spazio fra i due la responsabilità evapora. È questo il punto che i commenti sulle bizzarrie di Musk lasciano in ombra: la fusione fra infrastruttura privata e funzione sovrana non serve a rendere il potere più efficiente, serve a renderlo irraggiungibile. Contro un decreto si fa ricorso, un ministro si può sfiduciare. Un parametro cambiato di notte su una costellazione di satelliti non ha un indirizzo a cui scrivere.
Il movente del blackout di Starlink Ucraina, quello sì, si intravede. Le stesse settimane hanno visto Trump trattare con Putin un’intesa per allentare le restrizioni sull’export di gasolio russo, chiedere a Kiev di fermare gli attacchi alle raffinerie e, secondo indiscrezioni della stampa internazionale, minacciare di ridurre l’intelligence condivisa. Il 12 e il 13 ottobre la prima ondata di missili balistici russi su Kiev è arrivata senza che gli alleati la segnalassero: trentanove missili e oltre centoventi droni, seicentomila persone senza elettricità. Testate britanniche citate dal Corriere attribuiscono a Musk il suggerimento di bloccare Starshield proprio sui vettori più veloci, dopo i bombardamenti ucraini sulle raffinerie. Non c’è conferma ufficiale, ed è appunto questa l’arma: la pressione politica si esercita attraverso l’infrastruttura, e l’infrastruttura non deve giustificarsi.
Il rubinetto riaperto
La conferma è arrivata in pochi giorni, ed è la prova più netta che di rubinetto si tratta. Il 17 ottobre Trump ha congelato per sessanta giorni le nuove sanzioni e i dazi contro la Russia, spiegando che servono a tenere Mosca al tavolo delle trattative. Il segretario di Stato Rubio ha giurato che la costellazione è pienamente operativa e che nessuno ha mai ordinato un rallentamento. Domenica Zelensky ha annunciato che l’intelligence americana era tornata a scorrere, dopo che Washington aveva minacciato di tagliare informazioni e accesso satellitare per guidare i droni. E nella notte fra il 17 e il 18 ottobre, con occhi e collegamenti di nuovo disponibili, uno sciame di oltre mille droni ucraini ha colpito San Pietroburgo e incendiato il suo più grande terminale petrolifero. L’intensità della guerra, in questo autunno, si regola da fuori: si chiude la valvola quando bisogna piegare Kiev all’intesa sul gasolio, la si riapre quando serve ricordare a Mosca chi tiene la manopola. Gli ucraini muoiono o colpiscono secondo una pressione che non controllano, e lo strumento con cui la si esercita non risponde a nessun parlamento.
L’interruttore di Musk e i clienti europei
Non è la prima volta. Nel 2022 Musk rifiutò di estendere la copertura sulle acque della Crimea, rendendo ciechi i droni navali ucraini diretti contro la flotta russa. Allora fu presentato come lo scrupolo di un uomo che non voleva una guerra nucleare sulla coscienza. Nel 2025 si vantò che tutto il fronte ucraino sarebbe crollato se avesse spento i terminali, salvo promettere che non lo avrebbe mai fatto. Quattro anni fa la decisione era di un uomo solo, con nome e cognome. Oggi è diventata anonima, distribuita fra un consiglio di amministrazione, un comando militare e una Casa Bianca che fanno finta di non conoscersi. Il passaggio dal capriccio personale alla procedura senza autore è esattamente il passaggio allo Stato-piattaforma.
Il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha chiesto pubblicamente a Musk se stesse di nuovo facendo politica con i suoi prodotti, ricordandogli che i clienti europei lo stanno guardando. La parola giusta è proprio clienti. È la Polonia a pagare gli abbonamenti Starlink dell’Ucraina: l’Europa finanzia di tasca propria lo strumento con cui un’azienda americana può decidere quando Kiev vede e quando è cieca. Chi paga il servizio non controlla l’interruttore, e in guerra questo ha un nome antico, dipendenza.
L’Italia che non vede alternative
Il caso Starlink Ucraina riguarda anche noi, e da vicino. Nel gennaio 2025 Giorgia Meloni, mentre il governo trattava con SpaceX un contratto da un miliardo e mezzo in cinque anni per le comunicazioni riservate dello Stato e della Difesa, spiegò che non esisteva un’alternativa pubblica a Starlink. Palazzo Chigi smentì che il contratto fosse firmato, il ministro della Difesa riconobbe a SpaceX i requisiti necessari, la trattativa si arenò fra imbarazzi e cautele. Ma il principio è rimasto quello: per un governo che si proclama sovranista, la sovranità sulle comunicazioni militari si può affittare a un miliardario straniero, purché amico. Il programma europeo IRIS², dieci miliardi e mezzo, non sarà pienamente operativo prima del 2030. Fino ad allora, ogni esercito europeo che si appoggia a Starlink combatte con un interruttore in mano ad altri.
Che cosa si compra, insieme alla connessione, lo hanno scoperto i soldati ucraini la notte del 14 ottobre. Si compra la possibilità che qualcuno, altrove, per ragioni che non dirà mai, decida che le tue armi smettano di funzionare nel momento in cui servono. Non lo deciderà un parlamento e non lo firmerà un ministro. Lo farà un aggiornamento software, e il giorno dopo tutti diranno che non sono stati loro. È questo il potere che la destra europea corteggia, e che la sinistra dovrebbe chiamare con il suo nome: un comando privato sulla guerra e sulla pace, sottratto a ogni controllo democratico. Chi oggi si indigna con Musk e domani firma con SpaceX non sta difendendo la sovranità del proprio paese, la sta mettendo in vendita.
Fonti
Massimo Gaggi, Musk e Kiev: da eroe a «cattivo», «Corriere della Sera», 19 ottobre 2026.
Il Post, Starlink è tornato a funzionare per i droni ucraini, 15 ottobre 2026.
Open, Tensione Usa-Ucraina: Starlink, intelligence, Trump e Zelensky, 14 ottobre 2026.
Euronews, Starlink limita le comunicazioni militari ucraine: cosa sta succedendo, 14 ottobre 2026.
«Corriere della Sera», Ucraina, l’intelligence Usa è tornata. Maxi raid di droni su San Pietroburgo, 19 ottobre 2026.
Tgcom24, Trump: congelare nuove sanzioni a Mosca è ottima decisione, 18 ottobre 2026.
Startmag, Tutte le manovre dell’Italia su Starlink, marzo 2025.
Leggi anche su kratologos
Stato-piattaforma: come l’intelligenza artificiale sta cambiando la forma del potere
Dallo Stato-piano allo Stato-piattaforma. Intelligente per chi, e contro chi?
Potere infrastrutturale: lo Stato-piattaforma visto dal suo rovescio. Note di riflessione 1
Il sistema guerra sorveglianza mercato
I libri di Romano Dellamore
Novità
L’Anticristo
Peter Thiel, Palantir e la PayPal Mafia
Architetture del Controllo
Sorveglianza, armi autonome, guerra privatizzata
Newsletter
Un capitolo in regalo
Lascia la mail e scarichi subito il capitolo de L’Anticristo sulla causa che ha chiuso Gawker. Poi ti scrivo solo quando pubblico qualcosa che vale il tuo tempo.
Fonte: https://kratologos.it/starlink-ucraina-stato-piattaforma/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 19 Ottobre 2026