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Embargo armi a Israele

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EMBARGO ARMI A ISRAELE: AL PARLAMENTO EUROPEO VINCE L’IPOCRISIA

Mentre la Flotilla veniva fermata con violenza, Bruxelles votava per continuare a vendere armi a chi sparava. Il M5s in prima linea. Il PD a metà strada. La destra con la coscienza sporca e le mani pulite.

Il 20 maggio 2026 il Parlamento europeo ha bocciato l’emendamento presentato dall’eurodeputato M5s Danilo Della Valle che chiedeva l’immediato embargo sulla vendita, il trasferimento e il transito di armi, munizioni e materiale militare verso Israele. Il risultato è stato netto: 126 voti a favore, 406 contrari. Una sconfitta politica che fotografa, senza filtri, dove si collocano le forze politiche italiane quando le parole devono trasformarsi in atti.

Il M5s: coerenza tra le dichiarazioni e i voti

Il Movimento 5 Stelle non ha solo votato a favore dell’embargo: ci ha messo la firma. L’emendamento porta il nome di Danilo Della Valle, ed è stato il M5s a costruirlo e a portarlo in aula. Non è un gesto isolato. Nelle settimane precedenti, l’eurodeputato Della Valle aveva già denunciato pubblicamente la censura sistematica degli emendamenti su Israele da parte degli uffici tecnici dell’Eurocamera, emendamenti dichiarati “out of scope” per evitare che il Parlamento si esprimesse sui crimini di guerra di Tel Aviv.

Ma la coerenza del M5s non si è fermata ai banchi di Strasburgo. Mentre si votava l’emendamento, le notizie che arrivavano dal Mediterraneo mostravano gli attivisti della Flotilla bendati, inginocchiati, trascinati via dalle forze israeliane. Tra quei volontari c’erano anche parlamentari del Movimento. Una presenza fisica, diretta, che non lascia spazio a interpretazioni: quando si dice che Gaza è una priorità politica, lo si dimostra anche con il corpo, non solo con i comunicati.

Il PD: la spaccatura che non si può nascondere

Il Partito Democratico ha votato a favore dell’embargo, e questo va riconosciuto. Ma tre suoi europarlamentari, Laureti, Gori e Tinagli, si sono astenuti. In un voto che già in partenza era perso per una maggioranza schiacciante, l’astensione non ha cambiato il risultato numerico. Ha cambiato però il significato politico del voto dem.

Quei tre nomi non sono figure di secondo piano: rappresentano una corrente precisa, quella più vicina alle posizioni atlantiste e più reticente a qualsiasi rottura con i tradizionali equilibri di potere europei. La loro scelta, nel giorno in cui le immagini della Flotilla facevano il giro del mondo, ha detto una cosa sola: quando si tratta di scegliere tra la coerenza con i propri elettori e la prudenza verso certi poteri, il PD sceglie la prudenza.

Il paragone con la Spagna di Pedro Sanchez, più volte evocato in queste ore, è impietoso. Sanchez guida un governo fragile, in minoranza, in un paese politicamente instabile. Eppure ha costruito un embargo concreto sulle forniture militari a Israele, rompendo con la linea di Bruxelles e di Washington. Il PD italiano, che non governa e non ha nulla da perdere su questo terreno, non riesce a garantire nemmeno la compattezza su un voto simbolico in un’aula europea.

Per i giovani, per chi si aspetta che la sinistra significhi qualcosa di preciso quando si parla di diritti, di vite, di guerra, questo tipo di episodio non è un dettaglio. È la conferma di un modo di fare politica ormai consolidato. E certi modi di fare politica, alle urne, si pagano.

La destra: la coscienza sporca e le mani pulite

Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno votato compattamente contro l’embargo. Nessuna sorpresa, nessuna contraddizione formale: il centrodestra italiano è da sempre schierato con Israele, e i suoi voti a Bruxelles sono coerenti con questa posizione.

Il problema è altrove. Nelle stesse ore in cui i suoi europarlamentari bocciavano l’emendamento, Giorgia Meloni definiva “inaccettabili” le umiliazioni agli attivisti della Flotilla. Antonio Tajani convocava l’ambasciatore israeliano alla Farnesina. Guido Crosetto criticava Tel Aviv sui social. Un teatrino di indignazione domestica costruito per il consumo mediatico italiano, mentre a Bruxelles il governo si accodava all’estrema destra europea per garantire che le armi continuassero a fluire verso Gaza.

Questa non è una contraddizione involontaria. È una strategia deliberata: usare la narrazione dell’indignazione per gestire l’opinione pubblica interna, mantenendo nel frattempo le relazioni di potere che contano. Roma per i like, Bruxelles per i voti. Due partite separate, giocate su pubblici diversi, con l’unica certezza che Israele, nei fatti, non viene toccato.

Nel frattempo, secondo il rapporto “Made in Italy per l’industria del genocidio”, l’Italia continua a esportare materiale militare verso Israele senza interruzioni dall’ottobre 2023. Nessun embargo, nessuna sospensione, nessuna discontinuità. Solo parole, a uso e consumo dei telegiornali.

kratologogos Romano Dellamore

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Il commercio delle armi ha molti volti: l’avvelenamento dell’AI di Israele, le sanzioni di facciata ai coloni e, sullo sfondo, Gaza come un lager a cielo aperto.

Le armi hanno un effetto concreto: medici e giornalisti uccisi, e gli ospedali di Gaza distrutti.

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Fonte: https://kratologos.it/embargo-armi-israele-parlamento-europeo-ipocrisia/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 21 Maggio 2026

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