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Potere e profitto

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Potere e profitto: come Trump ha trasformato la Casa Bianca in una macchina per fare soldi

Da 2,3 a 6,5 miliardi in due anni. Non è fortuna. È un sistema.

All’inizio del 2024, Donald Trump valeva 2,3 miliardi di dollari. A marzo 2026, Forbes certifica 6,5 miliardi. Bloomberg va oltre e stima il patrimonio complessivo della famiglia Trump a oltre 7 miliardi. Un aumento del 183% in due anni. Non è fortuna. È un sistema.

Un sistema che il Corriere della Sera, in un’analisi pubblicata il 22 maggio 2026 a firma di Massimo Gaggi, definisce senza mezzi termini “cleptocrazia”. Un termine forte, ma sostenuto dai fatti.

I numeri che non mentono

Quando Trump si è insediato per il secondo mandato nel gennaio 2025, Forbes stimava il suo patrimonio a circa 4,3 miliardi di dollari. Appena un anno prima era a 2,3 miliardi. A marzo 2026 è arrivato a 6,5 miliardi, con un picco di 7,3 miliardi nel settembre 2025, prima di un calo legato al mercato delle criptovalute.

Per capire come sia possibile, bisogna smettere di guardare Trump come un presidente con interessi economici collaterali. Trump è un’impresa con una copertura presidenziale.

La macchina crypto

Nell’ottobre 2024 Trump ha lanciato World Liberty Financial con il coinvolgimento diretto dei figli Eric, Don Jr. e Barron. L’iniziativa ha attirato acquisti per circa 390 milioni di dollari, generando per Trump un guadagno netto stimato in 245 milioni dopo le tasse. Giorni prima dell’inaugurazione presidenziale ha poi presentato il token $TRUMP, capace di generare circa 350 milioni di dollari in commissioni. Ma è sul token $TRUMP che si concentra il capolavoro della predazione: lanciato il 17 gennaio 2025, due giorni prima del reinsediamento, è schizzato da pochi dollari a un picco di 73 dollari in quarantotto ore, trascinato dall’euforia dei sostenitori più fedeli, quelli che avevano votato Trump per “drenare la palude”. Poi il crollo: -96% dal massimo. Chi aveva comprato al picco ha perso quasi tutto. Chi ha incassato prima del crollo era, ovviamente, la famiglia Trump. La struttura del token rendeva la truffa inossidabile: l’80% dei token era in mano a Trump e soci, con un piano triennale di sblocco progressivo che garantisce vendite continue sul mercato mentre il prezzo affonda. I fan hanno pagato l’insediamento. La famiglia ha incassato. Il mercato ha fatto il resto.

Il meccanismo è semplice quanto brutale: Trump annuncia qualcosa, i mercati si muovono, la famiglia incassa. Ma c’è di più. Come ha documentato il Corriere della Sera, i figli Trump investono su Polymarket, la piattaforma di scommesse sugli eventi mondiali, puntando su scenari che il padre può direttamente influenzare: l’attacco all’Iran, la cattura di Maduro, il decollo dei bombardieri. Chi controlla gli eventi controlla le scommesse.

E non è tutto. Justin Sun, criptoinvestitore accusato di truffa finanziaria, ha ottenuto lo stop all’indagine della SEC, l’autorità di vigilanza finanziaria americana, dopo aver acquistato 40 milioni di dollari di token Trump. Il prezzo di un’indagine archiviata: 40 milioni in criptovalute.

Il Medio Oriente come bancomat

Cinque mega-progetti immobiliari in Medio Oriente, un resort di lusso in Vietnam, e perfino la fornitura di un jet privato da parte dell’emiro del Qatar per 200 milioni di dollari. Molte di queste operazioni sarebbero state impensabili senza l’attrazione esercitata dal potere presidenziale. Il New Yorker ha documentato come questa strategia comprenda una rete di accordi internazionali avviati mentre Trump è ancora in carica.

Ma il caso più clamoroso riguarda Jared Kushner, genero e consigliere, che ha trasformato i rapporti costruiti nella prima amministrazione in un fiume di denaro arabo.

Il genero e i miliardi sauditi

Kushner ha ottenuto un investimento di 2 miliardi di dollari dall’Arabia Saudita appena sei mesi dopo la fine della prima amministrazione Trump. Il principe ereditario Mohammed bin Salman ha scavalcato personalmente i propri consulenti finanziari, che si erano opposti all’entità della somma. Il risultato è una società, Affinity Partners, che ha accumulato circa 6,16 miliardi di dollari di asset in gestione, con una percentuale del 99% dei finanziamenti provenienti da investitori stranieri: fondi sovrani di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar.

Gli stessi governi con cui Trump negozia ogni giorno la pace, la guerra, le armi e il petrolio. Il conflitto di interessi non è un dettaglio: è la struttura portante dell’intera operazione.

L’immunità perenne e la transazione con il Fisco

La Corte Suprema, in buona parte nominata da Trump, gli ha garantito immunità totale per tutti gli atti compiuti nell’esercizio delle funzioni istituzionali, con limiti assai vaghi. Ma non basta. Come ricostruisce Massimo Gaggi sul Corriere della Sera del 22 maggio 2026, il ministero della Giustizia ha fatto un passo ulteriore: con un atto che non passa dal Congresso, ha garantito a Trump piena e perenne immunità anche per i reati civili.

Nel frattempo Trump ha fatto causa all’IRS, il Fisco americano, per alcune sue dichiarazioni dei redditi finite ai giornali. La vicenda origina da un contractor del fisco che aveva fatto arrivare ai giornali le dichiarazioni dei redditi di Trump, che aveva risposto chiedendo un risarcimento da 10 miliardi di dollari all’IRS, ovvero a un ramo della sua stessa amministrazione. Una cifra che difficilmente i suoi avvocati avrebbero potuto sostenere in tribunale. L’accordo è stato preparato da Todd Blanche, il fedelissimo che ha sostituito Pam Bondi a capo del Dipartimento di Giustizia. L’esito della trattativa è sconcertante: in cambio del ritiro della causa, Trump ottiene l’immunità fiscale perenne e la creazione di un fondo da 1,776 miliardi di dollari, prelevati dal Tesoro senza bisogno di approvazione del Congresso, gestito da cinque persone nominate dal presidente e rimovibili in qualsiasi momento senza fornire spiegazioni. Secondo il New York Times, l’accordo consente inoltre a Trump di evitare una potenziale sanzione da oltre 100 milioni di dollari legata a una vecchia disputa fiscale. L’opposizione democratica ha già annunciato battaglia in sede parlamentare e giudiziaria, definendo l’intesa “un attacco frontale all’equità del sistema fiscale americano”.

Le destinazioni di questo fiume di denaro rimangono riservate. Parte andrà a risarcire i protagonisti dell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, definiti vittime di “discriminazioni antitrumpiane”. Un fondo da 1,8 miliardi per trasformare i rivoltosi in martiri.

La geopolitica come catasto

Se il Medio Oriente è il cantiere di Kushner, il resto del mondo è il catasto della famiglia Trump. Ogni crisi internazionale, ogni mossa geopolitica, ogni ultimatum ha un risvolto finanziario diretto e identificabile. Non è una coincidenza. È una struttura.

Venezuela: il 3 gennaio 2026 le forze speciali americane catturano Maduro. Ore dopo, Trump annuncia che le compagnie petrolifere americane ricostruiranno l’industria venezuelana. Interessi politicamente connessi si precipitano a Caracas a valutare opportunità di investimento nelle riserve petrolifere. Nel frattempo, su Polymarket, un account creato poche settimane prima aveva scommesso 32.000 dollari sulla rimozione di Maduro entro gennaio, incassando 400.000 dollari di profitto. L’identità del trader resta ignota. Gli esperti interpellati dalla CNN concordano: qualcuno stava operando su informazioni riservate. Chi controlla l’operazione militare controlla anche la scommessa.

Groenlandia: Trump imprenditore immobiliare non ha mai smesso di guardare all’isola come a un affare. Le risorse del sottosuolo groenlandese valgono secondo alcune stime fino a 4.400 miliardi di dollari, tra terre rare, petrolio e gas. Le terre rare sono la spina dorsale dell’industria della difesa e dell’intelligenza artificiale, settori dove i partner tecnologici della famiglia Trump sono pesantemente investiti. L’ossessione di Trump per la Groenlandia non è strategia nazionale. È due diligence immobiliare condotta con mezzi presidenziali.

Gaza: a Davos, il 22 gennaio 2026, Kushner svela il suo “masterplan” per la ricostruzione di Gaza, presentato al World Economic Forum davanti a investitori globali. Il piano prevede 170 grattacieli sul lungomare, resort di lusso, data center, aeroporto. Elaborato senza consultare un solo palestinese. Il Washington Post ha scritto senza giri di parole che il piano tratta Gaza “non come una società traumatizzata che emerge da una violenza catastrofica, ma come una tela di investimento vuota”. Un deputato democratico americano ha detto la cosa più ovvia del mondo: “Trump, Kushner e probabilmente la famiglia reale saudita considerano la Striscia di Gaza come proprietà edificabile. Vogliono trasformarla in resort”. Kushner gestisce 6 miliardi di asset quasi interamente finanziati dai fondi sovrani del Golfo. Gli stessi che finanzieranno la ricostruzione. Il cerchio si chiude.

Cuba: dopo il Venezuela, è l’isola il prossimo obiettivo. Trump non ha scelto la via militare ma quella economica: un accordo negoziato che prevede l’apertura dell’economia cubana agli investimenti stranieri, accordi su porti, energia e turismo, e l’uscita di scena del presidente Diaz-Canel. Il modello è identico al Venezuela: destabilizzare, isolare economicamente con sanzioni e blocco petrolifero, poi presentarsi con il contratto in mano. Le infrastrutture portuali, il settore energetico e il turismo cubano sono esattamente il tipo di asset in cui si specializzano i fondi collegati alla famiglia. “Può darsi che si tratti di una presa di controllo amichevole, oppure no”, ha detto Trump. Tradotto: o firmate o troviamo un’altra strada.

Un sistema, non un episodio

Quello che emerge non è corruzione nel senso classico del termine. Non c’è una busta consegnata in un parcheggio sotterraneo, non c’è un intermediario che sparisce con una valigia. È qualcosa di più sofisticato e infinitamente più pericoloso: la fusione totale tra potere politico e interesse privato, esercitata alla luce del sole, rivendicata con orgoglio, protetta dall’immunità del consenso popolare.

Ogni decisione geopolitica ha un risvolto finanziario diretto per la famiglia. Ogni ‘accordo di pace’ in Medio Oriente apre cantieri immobiliari intestati al genero. Ogni annuncio sui dazi muove mercati dove i token Trump sono già posizionati. Ogni visita di stato porta nuovi miliardi ai fondi di Kushner finanziati da Riad, Abu Dhabi e Doha. Ogni indagine archiviata ha il suo prezzo in criptovalute.

Il conflitto di interessi non è un difetto del sistema. È il sistema.

La differenza tra Trump e un qualsiasi leader corrotto del Sud del mondo non è morale. È mediatica. È la capacità di raccontare il saccheggio come successo imprenditoriale, la vendita della politica estera come genialità finanziaria, la rapina dello Stato come prova del proprio valore.

Mentre milioni di americani votavano per ‘drenare la palude’, la palude si trasferiva direttamente nello Studio Ovale, prendeva residenza, e cominciava a fatturare.

La Casa Bianca non è mai stata così redditizia. E la democrazia americana non è mai stata così apertamente in liquidazione.

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a cura Romano Dellamore kratologos.it

Fonte citata: Massimo Gaggi, “La cleptocrazia di Trump”, Corriere della Sera, 22 maggio 2026.

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Fonte: https://kratologos.it/trump-cleptocrazia-patrimonio-casa-bianca/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 23 Maggio 2026

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