
I Profeti Armati. Ben-Gvir, Smotrich e il progetto di Israele come stato teocratico
Non sono una anomalia. Non sono l’eccesso temporaneo di una democrazia sotto stress. Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich sono il prodotto coerente di decenni di colonizzazione ideologica, finanziaria e religiosa che ha trasformato la destra israeliana in qualcosa che nemmeno i fondatori di Israele avrebbero riconosciuto. Sono al governo, comandano ministeri chiave, e il paese che governano sta bombardando ospedali a Gaza mentre loro parlano di immobiliare.
Le origini: dal margine al potere
Per capire Ben-Gvir bisogna partire da Meir Kahane, il rabbino americano fondatore di Kach, organizzazione messa fuorilegge in Israele nel 1994 come terrorista. Ben-Gvir non solo militava in Kach da adolescente durante la Prima Intifada, ma teneva appeso in salotto il ritratto di Baruch Goldstein, il colono che nel 1994 massacrò 29 fedeli musulmani in preghiera alla Grotta dei Patriarchi a Hebron. Lo ha tolto solo quando ha capito che tenerselo avrebbe compromesso la sua candidatura elettorale.
Sei tentativi falliti alle elezioni. Poi, nel 2021, la svolta: Netanyahu convince la destra radicale a presentarsi in lista unificata con il Partito Sionista Religioso di Smotrich. Nel 2022, con sei seggi su 120, Ben-Gvir e Smotrich diventano l’ago della bilancia del governo Netanyahu. Da quel momento, Israele non e più lo stesso.
Smotrich ha un percorso diverso ma convergente. Figlio del movimento dei coloni religiosi, cresciuto nell’ideologia del Grande Israele come imperativo divino, ha sempre sostenuto che il popolo palestinese non esiste come popolo. Vive in una colonia in Cisgiordania. Come ministro delle Finanze ha ottenuto poteri straordinari sull’amministrazione civile dei territori occupati, trasformando il controllo economico in strumento di annessione strisciante.
Il potere messianico: quando la politica diventa teologia
Il sionismo religioso di Ben-Gvir e Smotrich non è conservatorismo. E’ escatologia politica. Credono che l’annessione di tutta la Cisgiordania, e per alcuni l’espulsione dei palestinesi, sia un dovere teologico imposto dalla Torah. Il Grande Israele non è un obiettivo negoziale, è la volontà di Dio. Qualsiasi compromesso è apostasia.
Da ministro della Sicurezza Nazionale, Ben-Gvir ha distribuito armi ai coloni in Cisgiordania, moltiplicando le licenze per i civili israeliani dopo il 7 ottobre 2023. Ha sostenuto una legge, approvata dalla Knesset il 30 marzo 2026, che introduce la pena di morte per impiccagione per i palestinesi condannati per atti di terrorismo. Per i suoi 50 anni, la moglie gli ha regalato una torta con sopra disegnato un cappio. Il partito ha pubblicato il video sui social.
Smotrich ha dichiarato in una conferenza immobiliare a Tel Aviv che Gaza e ‘una miniera d’oro immobiliare’ e che stava ‘negoziando con gli americani’ su come spartire il territorio dopo la guerra. ‘La demolizione, la prima fase del rinnovamento della città, l’abbiamo già fatta. Ora dobbiamo solo ricostruire.’ Un campo di sterminio descritto come un cantiere di sviluppo.
La Marcia delle Bandiere: la violenza come liturgia di Stato

Ogni anno, in occasione della Giornata di Gerusalemme, decine di migliaia di ultranazionalisti israeliani sfilano attraverso il quartiere arabo della città vecchia in quello che viene chiamato ufficialmente una celebrazione, ma che è in realtà una dimostrazione di forza e di umiliazione. La Marcia delle Bandiere percorre deliberatamente la Porta di Damasco, cuore simbolico della Gerusalemme palestinese, con i negozi chiusi per paura e le strade presidiate da tremila poliziotti. I cori che si sentono non lasciano spazio a interpretazioni: ‘Morte agli arabi’, ‘Che il vostro villaggio bruci’.
Ben-Gvir e il padrone di casa di questo rituale. Nel maggio 2026 ha fatto irruzione nel complesso di Al-Aqsa, affiancato da centinaia di coloni, issando una bandiera israeliana e dichiarando: ‘Il Monte del Tempio è nelle nostre mani.’ Era la sua seconda visita alla Spianata in una sola settimana, ciascuna una violazione deliberata dello status quo religioso riconosciuto internazionalmente che garantisce alla Giordania la custodia del sito.
Durante la marcia del 2026, giovani coloni estremisti si sono radunati davanti alla Porta di Damasco gridando slogan razzisti sotto lo sguardo delle forze di polizia, che Ben-Gvir controlla come ministro della Sicurezza. Alcuni estremisti hanno aggredito un giovane che aveva gridato a favore della Palestina. Un reporter di Haaretz e stato ferito. Giornalisti palestinesi minacciati. Tutto sotto gli occhi delle autorità. Tutto documentato. Tutto impunito.
La Flotilla: 430 attivisti in ginocchio, Ben-Gvir che esulta

Il 19 maggio 2026 la marina militare israeliana ha intercettato in acque internazionali al largo di Cipro le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, sequestrandone i 430 attivisti a bordo, tra cui 30 italiani, un deputato del M5S, un giornalista del Fatto Quotidiano e un professore di filosofia di un liceo di Ancona. Li hanno portati al porto di Ashdod, ammanettati e bendati, fatti inginocchiare a terra nell’hangar.
Itamar Ben-Gvir non poteva mancare. Si è presentato al porto vestito in camicia nera e kippah, ha camminato tra i corpi degli attivisti inginocchiati a faccia a terra, e ha pubblicato il video sui suoi canali social con il titolo: ‘Ecco come accogliamo i sostenitori del terrorismo.’ Nel filmato lo si sente gridare: ‘Benvenuti in Israele, siamo i proprietari di questa casa.’ In un altro video, un attivista che urla ‘Free Palestine’ viene immediatamente trascinato a terra e immobilizzato dagli agenti dello Shin Bet. Ben-Gvir riprende tutto e commenta: ‘Sono venuti con molto orgoglio. Guardate come sono ridotti adesso.’
Le immagini hanno fatto il giro del mondo. Il presidente Mattarella ha parlato di ‘trattamento incivile inflitto a persone fermate illegalmente’. La Spagna ha chiesto sanzioni europee contro Ben-Gvir. Netanyahu, per la prima volta, ha preso pubblicamente le distanze dal suo ministro. Non per le politiche, per il video. Non per il contenuto, per la forma.

E’ questa la cifra del personaggio. Ben-Gvir non si limita a fare le cose. Le esibisce. Le trasforma in spettacolo, in propaganda, in materiale da condividere sui social. Il porto di Ashdod con 430 attivisti in ginocchio non era un’operazione di sicurezza. Era uno show.
I finanziatori: la rete americana dietro le colonie
Ben-Gvir e Smotrich non operano nel vuoto. Dietro di loro c’è una rete di finanziatori americani, in gran parte legati alla destra religiosa e ai circoli di donatori repubblicani, che da decenni finanziano il movimento dei coloni in Cisgiordania. L’investimento nelle colonie è economicamente vantaggioso per questi finanziatori oltre che ideologicamente motivato.
Tra i protagonisti di questa rete figura Mike Pompeo, primo Segretario di Stato americano a visitare ufficialmente i territori occupati nel 2020. David Friedman, ambasciatore di Trump nel primo mandato, ha convinto l’amministrazione a spostare l’ambasciata a Gerusalemme ed e amico intimo della famiglia Netanyahu. L’attuale ambasciatore Michael Huckabee e un sostenitore dichiarato degli insediamenti e crede nel Grande Israele quanto ci credono Smotrich e Ben-Gvir.
La connessione con Trump non è incidentale. E’ strutturale. Quando Trump ha vinto le elezioni del 2024, Smotrich ha immediatamente annunciato che nel 2025 Israele avrebbe esteso la sua sovranità sulla Cisgiordania. Sapeva di avere il via libera. La destra religiosa americana che finanzia i coloni e la stessa destra che ha finanziato Trump: oltre un terzo dei 700 milioni di dollari raccolti da Trump e venuto da mega-donatori, molti dei quali con legami profondi con il movimento pro-insediamenti israeliano.
Il ruolo nella guerra e il veto sulla pace
Dall’inizio della guerra a Gaza, Ben-Gvir e Smotrich hanno svolto una funzione precisa: impedire qualsiasi accordo che non preveda la totale capitolazione di Hamas e la rioccupazione militare di Gaza. Quando Netanyahu a gennaio 2025 ha accettato la proposta di cessate il fuoco mediata da Trump, Ben-Gvir si è dimesso dal governo. E’ rientrato due mesi dopo, quando Israele ha ripreso i bombardamenti.
Smotrich ha definito il piano Trump per Gaza ‘un fallimento diplomatico e una tragedia a livello di leadership’. Il suo partito si oppone all’idea di uno Stato palestinese, chiede la cancellazione degli Accordi di Oslo, l’imposizione della sovranità ebraica sul Monte del Tempio e la deportazione degli ‘arabi estremisti’. La violenza dei coloni in Cisgiordania, con moschee incendiate, bambini uccisi e ulivi sradicati, e la traduzione pratica di questo programma politico.
Nel 2025, Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Norvegia hanno sanzionato entrambi: congelamento dei beni e divieto di ingresso. La sociologa israeliana Eva Illouz ha definito Ben-Gvir il volto del ‘fascismo ebraico’.
Netanyahu ostaggio o complice?
La domanda che molti si pongono è se Netanyahu sia ostaggio di questi due o loro complice. La risposta è: entrambe le cose. Netanyahu ha bisogno dei loro 14 seggi per la sopravvivenza della coalizione. Ma è stato lui, nel 2021, a convincerli a presentarsi insieme alle elezioni. E’ lui ad avere creato le condizioni per cui personaggi come Ben-Gvir, per decenni troppo estremi anche per la destra israeliana, sono diventati ministri.
Il risultato è un governo che non può fermare la guerra perchè Ben-Gvir e Smotrich farebbero cadere la coalizione, e non può fare la pace perchè significherebbe la fine politica di Netanyahu. L’unica via d’uscita, per loro, è continuare. Continuare a bombardare, continuare a colonizzare, continuare a rimandare.
Conclusione: non un’eccezione, un modello
Ben-Gvir e Smotrich non sono un incidente della storia israeliana. Sono il prodotto logico di decenni di politica di insediamento, finanziamento americano dell’estrema destra religiosa, e impunita internazionale. Sono anche parte di un fenomeno piu ampio: la convergenza globale tra nazionalismo religioso, destra populista e capitalismo estrattivo che va da Washington a Budapest, da Mosca a Tel Aviv.
Quello che stanno costruendo non è solo una politica israeliana. E’ un modello: lo Stato come progetto teologico, la violenza come strumento di purificazione nazionale, il territorio come proprietà divina sottratta alla negoziazione politica. Un modello che trova ammiratori, finanziatori e alleati ben oltre i confini di Israele.
La marcia nel quartiere arabo con i cori ‘Morte agli arabi’. I 430 attivisti in ginocchio ad Ashdod mentre Ben-Gvir cammina tra loro con la telecamera in mano. La torta con il cappio. Non sono episodi. Sono la politica.
Chiamarlo con il suo nome non è antisemitismo. E analisi politica.vir, Smotrich e il progetto di Israele come stato teocratico
kratologos- a cura Romano dellamore
La stessa ideologia torna altrove: nella pace di Trump su Gaza, nella Palestina messa in vendita e in Gaza come un lager a cielo aperto.
Dove porta questa ideologia, oggi: la guerra contro chi cura e chi racconta a Gaza.
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Fonte: https://kratologos.it/i-profeti-armati-di-israele/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 21 Maggio 2026