
Gaza lager a cielo aperto: 67.000 morti e la destra messianica di Dio
Il dibattito italiano sulla parola “genocidio” è un dibattito da salotto. Nel frattempo, le agenzie ONU certificano la carestia, la Corte Penale Internazionale emette mandati di arresto, e i ministri israeliani rispondono firmando nuovi ordini di evacuazione forzata. La radice di tutto non è tattica. È teologica.
1. Gaza è un lager a cielo aperto: il problema non è la parola. È la cosa.
In Italia si discute ancora se quello che accade a Gaza possa essere definito genocidio. La discussione è comprensibile sul piano giuridico, perché la Convenzione del 1948 impone la dimostrazione di un “intento specifico di distruggere un gruppo in quanto tale”, e questa clausola, volutamente stretta, è il pertugio attraverso cui Israele continua a passare. Ogni massacro è “autodifesa”. Ogni bomba su un ospedale è una “risposta a Hamas”. Il diritto internazionale, nella sua applicazione concreta, si rivela uno strumento pensato per proteggere chi ha abbastanza potere da poterlo ignorare.
Ma il problema non è la parola. Il problema è la cosa. E la cosa, descritta senza eufemismi, assomiglia molto di più a un lager a cielo aperto che non a un’operazione militare.
Un lager non è solo un luogo dove si uccide. È un luogo dove si gestisce la sopravvivenza come strumento di controllo. Si decide chi mangia, quanta acqua passa, quali medicine entrano, se l’elettricità funziona. Non si elimina la popolazione tutta in una volta, perché quello sarebbe troppo visibile. La si tiene al limite, oscillando tra la sopravvivenza precaria e la morte lenta. Gaza funziona esattamente in questo modo da diciotto anni, e con intensità estrema dall’ottobre 2023.
I numeri sono certificati non da organizzazioni filo-palestinesi ma dalle agenzie dell’ONU. FAO, UNICEF, WFP e OMS hanno confermato ufficialmente, per la prima volta nella storia del Medio Oriente, la carestia nella Striscia. Il numero di bambini a grave rischio di morte per malnutrizione entro giugno 2026 era di 14.100 a maggio dell’anno scorso. Oggi è di 43.400. Triplicato. Un bambino su cinque nasce prematuro o sottopeso. La Striscia ha perso il 97 per cento delle colture arboree. L’aria è avvelenata da diossine e sostanze cancerogene. I morti accertati superano le 67.000 unità, ma questo numero esclude i dispersi sotto le macerie e i morti per malattia, fame e collasso sanitario.
Di fronte a questi dati, il dibattito italiano sulla parola “genocidio” appare quello che è: un modo per non prendere posizione, mascherato da rigore lessicale.
Nel settembre 2026 il documentario NAZA ha mostrato il campo del modulo in cui l’esercito israeliano annota quanti civili prevede di uccidere prima di autorizzare un attacco. In Italia si è continuato a discutere della parola.

2. Il kahanismo e le origini della destra messianica
Gaza è un lager a cielo aperto. Per capire come ci siamo arrivati bisogna capire chi governa Israele. E per capire chi governa Israele bisogna tornare a un rabbino americano arrivato in Israele negli anni Settanta: Meir Kahane.
Kahane fondò nel 1971 il partito Kach, la cui ideologia può essere riassunta in modo brutalmente semplice: la Terra d’Israele appartiene al popolo ebraico per diritto divino, e gli arabi che vi risiedono devono andarsene. Non come metafora, non come obiettivo negoziabile, ma come imperativo religioso. Nel 1984 Kach ottenne un seggio alla Knesset. Nel 1988 fu messo fuorilegge in Israele come organizzazione terroristica, e dichiarato tale anche dagli Stati Uniti. Kahane fu assassinato a New York nel 1990.
La sua ideologia non morì con lui. Si trasmise attraverso reti di discepoli, yeshivot radicali e colonie della Cisgiordania, fino a trasformarsi nel filone ideologico che oggi si chiama messianesimo religioso-nazionalista: la convinzione che la fondazione dello Stato di Israele sia l’inizio della redenzione messianica, che la conquista dell’intera Terra promessa sia un obbligo religioso, e che qualsiasi ostacolo a questo progetto, comprese le leggi internazionali, le sentenze dei tribunali e l’opinione del resto del mondo, sia irrilevante davanti alla volontà divina.
Come ha scritto lo storico israeliano Ilan Pappe, già prima del 7 ottobre 2023 non si poteva piu
parlare di sionismo nel senso tradizionale del termine. Si era andati oltre, verso un giudaismo messianico. Queste persone, come i fanatici islamisti sul fronte opposto, credono di avere Dio dietro di loro. E chi ha Dio dietro di se non risponde a nessuna corte terrena.

3. Netanyahu, il patto col diavolo e il potere di veto
Per decenni il kahanismo rimase ai margini della politica israeliana. Troppo estremo anche per la destra di Likud. Cambiò tutto nel 2022, quando Benjamin Netanyahu, sotto processo per corruzione e con la necessita di costruire una maggioranza a qualunque costo, decise di sdoganare formalmente le formazioni dirette da Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, entrambi riconducibili all’area politica di Kahane.
Il meccanismo elettorale fu brutalmente efficiente. L’alleanza con l’estrema destra portò a un grande vantaggio nella raccolta dei voti, e le formazioni estremiste conquistarono quattordici seggi. Essendo la maggioranza alla Knesset fissata a sessantuno seggi, Ben-Gvir e Smotrich si sono visti riconoscere da Netanyahu un potere di veto decisivo sull’esecutivo. Non sono ospiti scomodi della coalizione. Sono i garanti della sua sopravvivenza.
Smotrich, ministro delle Finanze, rappresenta l’ala nazional-religiosa più estrema: sostiene apertamente l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, respinge qualsiasi ipotesi di Stato palestinese e difende una presenza militare israeliana permanente a Gaza. Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, esprime la componente più apertamente suprematista: e l’uomo che ha distribuito spille a forma di capsula durante una votazione sulla pena di morte per palestinesi, che ha esultato brindando con lo champagne, e che ha pubblicato sui propri canali i video degli attivisti della Flotilla ammanettati e inginocchiati, commentando “benvenuti in Israele, siamo i padroni di casa“.
Questa non e propaganda da social media. E’ la pubblica esibizione di un’ideologia di supremazia etnica e religiosa che ha trovato spazio dentro un governo che l’Occidente continua a definire “l’unica democrazia del Medio Oriente”.
4. La risposta alla Corte Penale Internazionale: Dio non risponde all’Aja
A maggio 2026 la Corte Penale Internazionale ha presentato una richiesta di mandato di cattura nei confronti di Bezalel Smotrich. La risposta di Smotrich è stata immediata e rivelatrice. Non una smentita, non una difesa giuridica. Una dichiarazione di guerra al diritto internazionale, accompagnata da un atto concreto: la firma dell’ordine di evacuazione forzata del villaggio palestinese di Khan al-Ahmar, situato a nordest di Gerusalemme, storico insediamento beduino che Israele vuole demolire da anni.
“Non appena avrò finito di parlare qui, firmerò un ordine per evacuare Khan al-Ahmar”, ha dichiarato Smotrich in conferenza stampa. “Prometto a tutti i nostri nemici: questo e solo l’inizio”. La Corte Penale Internazionale viene definita “antisemita”. La risposta alla richiesta di mandato di arresto e un nuovo crimine commesso in diretta.
E la logica perfetta del messianesimo politico: le istituzioni internazionali non hanno autorita su chi agisce per conto di Dio. Non solo si ignora il diritto, lo si sfida esplicitamente, perchè la sfida stessa è parte del messaggio politico verso il proprio elettorato.
I partiti religiosi che sostengono Netanyahu, lo Shas e l’United Torah Judaism, insieme alla destra messianica di Smotrich e Ben-Gvir, affermano che la Bibbia attribuisca loro il diritto di fare tutto. Non e una parafrasi polemica. E’ la posizione politica dichiarata. Il governo ha approvato una legge che mantiene l’esenzione militare per oltre sessantamila giovani ultraortodossi in aperto contrasto con le sentenze della propria Corte Suprema. Ha costruito attorno all’impunità dei coloni un sistema giuridico parallelo dove la legge non vale per tutti. Ha approvato una norma sulla pena di morte per palestinesi. Ha ordinato lo sgombero di Khan al-Ahmar come ritorsione a un atto di giustizia internazionale.
5. L’Europa, la destra italiana e la doppia morale
In questo quadro, il comportamento dell’Europa e del governo italiano assume un carattere preciso. Non è ambiguità. E’ scelta.
Al Parlamento europeo, gli europarlamentari di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno votato compattamente contro un emendamento che chiedeva l’embargo immediato sulle armi a Israele. Lo stesso giorno in cui il governo Meloni condannava pubblicamente il trattamento degli attivisti della Flotilla. La condanna pubblica e il voto contrario all’embargo sono due facce della stessa politica: il gesto per la platea interna, la sostanza per gli alleati strategici.
Elbit Systems, la piu grande azienda militare israeliana, direttamente coinvolta nelle operazioni a Gaza, continua a ricevere contratti da governi europei, tra cui l’Italia attraverso la controllata RADA e i rapporti con Leonardo, Fincantieri e MBDA. Secondo i dati disponibili, nel 2024 sarebbero state effettuate oltre duecento operazioni di esportazione verso Israele, per un valore dichiarato di 4,2 milioni di euro, cifra quasi certamente sottostimata perche molti accordi non transitano dalle autorizzazioni italiane.
Il processo avviato dal Sudafrica all’ICJ di Bruxelles va avanti con i tempi propri del diritto internazionale, cioè lentissimi. Israele ha già ottenuto una proroga per presentare la propria memoria difensiva, spostando i tempi di una sentenza definitiva non prima del 2027. Nel frattempo la macchina continua.
6. Conclusione: nominate le cose per quello che sono
Il dibattito sulla parola “genocidio” e un lusso che si possono permettere solo quelli che non vivono a Gaza. Per chi vive nella Striscia la categoria concettuale rilevante e una sola: la sopravvivenza. Il resto e filosofia accademica.
Quel che possiamo fare, da qui, è almeno nominare le cose per quello che sono. Un territorio di 365 chilometri quadrati dove due milioni di persone non possono uscire, non decidono cosa entra, non hanno controllo sull’acqua, sul cibo, sull’elettricità, sulle comunicazioni, e dove vengono bombardate con sistemi d’arma europei e americani, si chiama lager. Il fatto che sia a cielo aperto, che non ci siano divise a righe, che i guardiani parlino di “sicurezza nazionale” invece che di soluzione finale, non cambia la struttura del sistema.
E un sistema governato da un’ideologia che ritiene di avere la licenza divina di farlo. Questo è il punto. Non si tratta di un eccesso militare, non è una guerra degenerata, non è il frutto di una situazione sfuggita di mano. E’ la conseguenza logica e coerente di un’ideologia messianica che ha preso il potere in uno Stato armato fino ai denti dall’Occidente, e che dall’Occidente non ha mai ricevuto un no credibile.
Finchè l’Europa continuerà a votare contro gli embarghi di giorno e a condannare le violenze di notte, e finchè la destra italiana continuerà a fare il doppio gioco tra la platea interna e gli alleati atlantici, sarà complice. Non per omissione, ma per scelta deliberata e ripetuta.
Romano dellamore kratologos.it
Il quadro si compone pezzo per pezzo: la pace di Trump su Gaza, i profeti armati di Israele e l’embargo di armi mai davvero deciso.
Il capitolo più recente di questa distruzione: i medici e i giornalisti presi di mira, e il pediatra Abu Safiya che muore in una cella israeliana.
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Fonte: https://kratologos.it/gaza-e-un-lager-a-cielo-aperto-destra-messianica-israele/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 30 Maggio 2026