PayPal Mafia: chi sono i tredici uomini che hanno preso il potere
Come tredici uomini fotografati in un ristorante di San Francisco sono diventati il governo degli Stati Uniti.

La PayPal Mafia è il gruppo di fondatori e primi dipendenti di PayPal che, dopo la vendita della società a eBay nel 2002 per 1,5 miliardi di dollari, hanno fondato alcune delle aziende più importanti della tecnologia mondiale: YouTube, LinkedIn, Yelp, Tesla, SpaceX, Palantir, Affirm. Il nome nasce da un articolo della rivista Fortune del 2007, accompagnato da una fotografia che ritrae tredici di loro attorno a tavoli da poker in un ristorante di San Francisco.
PayPal era nata nel 1998 come Confinity, fondata da Peter Thiel, Max Levchin, Luke Nosek e Ken Howery, e si era fusa nel marzo del 2000 con X.com di Elon Musk. Oggi diversi membri di quel gruppo occupano posizioni di potere nell’amministrazione degli Stati Uniti.
Questa è la loro storia, nome per nome.
Il giorno in cui la tela si è vista
Washington, 20 gennaio 2025. È l’insediamento presidenziale più freddo degli ultimi quarant’anni, e la cerimonia viene spostata dentro la Rotonda del Campidoglio. I posti sono pochi. In prima fila, davanti al presidente, non siede il gabinetto. Siedono i padroni della Silicon Valley.
Musk, Bezos, Zuckerberg, Cook, Pichai, Altman. Patrimoni che sommati superano il trilione di dollari. Accanto a Trump c’è JD Vance, che nel 2011, studente a Yale, ascoltò una conferenza di Peter Thiel e la definì il momento più significativo della sua esperienza universitaria. Da quella conferenza a quella sedia passano quattordici anni e quindici milioni di dollari di finanziamento elettorale.
Peter Thiel non è in quella sala. Non ha finanziato la campagna. Non ha una carica. Non rilascia un comunicato. Ma quella sera, nella sua villa a Washington, tiene una festa privata la cui lista di invitati è il vertice della Silicon Valley e della nuova destra americana.
Il potere che conta non è quello che siede in prima fila. È quello che ha deciso chi ci si siede.
Per capire come si è arrivati qui bisogna tornare a una fotografia scattata diciotto anni prima, in un ristorante di North Beach.
Chi sono i tredici della PayPal Mafia
Nell’autunno del 2007 la rivista Fortune incarica la fotografa Robyn Twomey di ritrarre in un unico scatto un gruppo di imprenditori. Il luogo è il Tosca Café, locale storico di San Francisco aperto nel 1919. I tavoli vengono allestiti come per una partita a poker. Nessuno sta giocando. È una messa in scena.
Fortune ha individuato un fenomeno: un gruppo di persone conosciutesi in una piccola azienda di pagamenti elettronici, che nel giro di cinque anni hanno fondato YouTube, LinkedIn, Yelp, SpaceX, Palantir. La rivista le battezza, tra l’ironia e il timore, la PayPal Mafia.
Questi sono i tredici, in ordine di posizione nella fotografia.
Fila posteriore
Jawed Karim. Ingegnere di PayPal. Cofondatore di YouTube nel febbraio 2005 insieme a Chad Hurley e Steve Chen, anch’essi usciti da PayPal. Carica il primo video della storia della piattaforma, diciotto secondi allo zoo di San Diego. Diciotto mesi dopo Google acquista YouTube per 1,65 miliardi di dollari. Karim esce presto dalla gestione operativa. È il più defilato del gruppo.
Jeremy Stoppelman. Vicepresidente dell’ingegneria dei prodotti consumer in PayPal. Nel 2004 fonda Yelp con Russel Simmons e ne è amministratore delegato da allora. È rimasto estraneo al progetto politico di Thiel, e in più occasioni si è espresso in senso contrario.
Andrew McCormack. Il meno noto dei tredici, e non per caso. Assistente di Thiel in PayPal, poi in Thiel Capital. Nel 2010 cofonda con Thiel il fondo Valar Ventures. Ha gestito anche ristoranti a San Francisco. È un uomo del cerchio interno che non compare mai. Nelle reti di potere, le persone come lui sono quelle da guardare.
Premal Shah. Product manager di PayPal. Cofondatore e presidente di Kiva, la piattaforma di microcredito che consente di prestare piccole somme a imprenditori dei paesi poveri. È l’unica creatura nata dalla PayPal Mafia con una missione dichiaratamente sociale. Ed è anche la più lontana da tutto il resto.
Fila centrale
Luke Nosek. Cofondatore di Confinity nel 1998 con Thiel e Levchin. Nel 2005 cofonda Founders Fund. Nel 2017 lo lascia per creare Gigafund, veicolo dedicato in larga parte a SpaceX. È uno dei pochi presenti dalla prima ora e mai usciti dall’orbita.
Ken Howery. Primo direttore finanziario di PayPal, cofondatore di Founders Fund. Ambasciatore in Svezia dal 2019 al 2021. Confermato dal Senato ambasciatore in Danimarca il 7 ottobre 2025 con cinquantuno voti contro quarantasette, si insedia a Copenaghen il mese successivo. La Danimarca comprende la Groenlandia. Nel comunicato di nomina, Trump scrive che il controllo della Groenlandia è una necessità assoluta per gli Stati Uniti. Non c’è bisogno di interpretare: è scritto nel documento di nomina.
David Sacks. Direttore operativo di PayPal. Fonda Yammer, che vende a Microsoft per 1,2 miliardi. Costruisce Craft Ventures. Diventa una delle voci più ascoltate della destra tecnologica americana attraverso il podcast All In. Dal dicembre 2024 è lo Zar dell’intelligenza artificiale e delle criptovalute della Casa Bianca. È il salto più visibile compiuto da un uomo della PayPal Mafia dentro il governo.
Peter Thiel. Al centro, l’unico in giacca e cravatta. Nel 1998 ha trent’anni. Cofondatore di Confinity, amministratore delegato di PayPal dal settembre 2000, incassa circa cinquantacinque milioni dalla vendita a eBay. Nel 2003 fonda Palantir con Alex Karp, Joe Lonsdale, Stephen Cohen e Nathan Gettings. Nell’agosto 2004 investe cinquecentomila dollari in Facebook: è il primo capitale esterno che Zuckerberg riceve. Nel 2005 fonda Founders Fund. Nel 2010 lancia la Thiel Fellowship. Oggi non ha cariche pubbliche, non ha finanziato la campagna del 2024, e quasi non parla in pubblico. Ha costruito la rete che occupa la prima fila.
Keith Rabois. Vicepresidente dello sviluppo commerciale di PayPal. Passa da LinkedIn, Slide e Square, di cui è direttore operativo. Partner di Khosla Ventures, poi di Founders Fund, poi di nuovo Khosla. È il connettore: la persona attraverso cui passano gli affari, più che quella che li fa.
Prima fila
Russel Simmons. Ingegnere di PayPal. Cofondatore e direttore tecnico di Yelp insieme a Stoppelman. Lascia l’azienda anni dopo. Ha il profilo pubblico più basso di tutti e tredici.
Max Levchin. Cofondatore di Confinity, direttore tecnico di PayPal, l’uomo che costruisce il sistema antifrode e il CAPTCHA. È il tecnico del gruppo. Fonda Slide, che vende a Google, poi HVF Labs, poi Affirm, di cui è amministratore delegato. Resta nel fintech e non entra mai nella politica. Fu tra i protagonisti della rimozione di Musk.
Roelof Botha. Direttore finanziario di PayPal all’epoca della quotazione e della vendita a eBay. Passa a Sequoia Capital, il fondo rivale di Founders Fund, e ne diventa la figura di vertice. Nel suo portafoglio passano YouTube, Instagram, Square. Rapporti cordiali con Thiel, ma su un binario parallelo.
Reid Hoffman. Direttore operativo di PayPal. Nel dicembre 2002 fonda LinkedIn, che Microsoft acquisterà nel 2016 per 26,2 miliardi di dollari. Partner di Greylock. È il caso più interessante dei tredici: socio storico di Thiel, ne diventa l’avversario politico. Finanzia Clinton nel 2016 e Biden nel 2020, mentre Thiel finanzia Trump. La rottura è ideologica, non personale. Ed è la prova che la PayPal Mafia non è un blocco monolitico, ma un ecosistema con dissidenti interni.
Il quattordicesimo, quello che manca
Elon Musk. Non è nella fotografia. È a Chicago per affari, e Fortune lo ritrae separatamente nel capannone di SpaceX a Hawthorne. Fondatore di X.com, la banca online che nel marzo del 2000 si fonde con Confinity. Amministratore delegato della società fusa da maggio a settembre 2000, quando il consiglio lo rimuove mentre è in viaggio di nozze. Resta il maggiore azionista e incassa circa centottanta milioni dalla vendita a eBay, che dichiara di aver ripartito in cento milioni su SpaceX, settanta su Tesla e dieci su SolarCity.
La sedia vuota è il dettaglio più eloquente della fotografia. Nel 2007 Musk non fa parte del cerchio interno di Thiel. La ferita del 2000 è ancora aperta.
Chi ha fondato PayPal e quando
La storia comincia nel 1998 in un ufficio di Palo Alto. Max Levchin ha ventitré anni e cerca un’idea per un’impresa. Peter Thiel ne ha trenta, è un ex avvocato di Sullivan & Cromwell ed ex operatore di derivati, e gestisce un fondo speculativo. Levchin si intrufola in una conferenza di Thiel a Stanford. Poco dopo fondano una società insieme.
Si chiama Confinity. L’idea di partenza è software di sicurezza per palmari. Il prodotto che emerge quasi per caso è un altro: un sistema per trasferire denaro via posta elettronica. Si chiama PayPal.
Nel 1999 i venditori professionali di eBay cominciano a usarlo. La crescita è verticale. In tre mesi Confinity raggiunge tra il trenta e il quaranta percento del mercato dei venditori della piattaforma.
A poche centinaia di metri, Elon Musk sta costruendo X.com, una banca online. Stesso mercato, stessa clientela, stessa tecnologia. Le due società si bruciano il capitale a vicenda pagando gli utenti per iscriversi. Nel marzo del 2000 si fondono per non morire insieme. Venti milioni di utenti, duecentoventi dipendenti, mezzo miliardo di valutazione. Amministratore delegato Musk. Presidente del consiglio Thiel.
L’armistizio dura sei mesi.
Come Elon Musk è stato rimosso da PayPal
Il conflitto non è personale. È tecnico e strategico. Musk vuole costruire una banca completa su piattaforma Microsoft. Levchin e il gruppo tecnico considerano quella scelta incompetente e vogliono restare su Unix. Musk vuole seppellire il marchio PayPal sotto quello di X.com. Una ricerca interna dimostra che PayPal è più riconoscibile. Musk la ignora.
Nel settembre del 2000 Musk parte per l’Australia, viaggio di nozze rimandato per mesi. Mentre è in volo, Levchin, Thiel, Hoffman e Sacks si riuniscono e raccolgono il sostegno di Michael Moritz di Sequoia Capital, il principale investitore. Quando Musk atterra, non è più amministratore delegato. Thiel prende il suo posto. La società, poco dopo, viene ribattezzata PayPal.
Musk ha raccontato a Walter Isaacson di essere stato molto arrabbiato, con pensieri di assassinio che gli passavano per la testa, e di aver capito solo col tempo che essere stato estromesso era stato un bene.
Va detto che oggi Musk contesta la ricostruzione secondo cui sarebbe stato Thiel a licenziarlo. La sua tesi è che Thiel gli riportava e quindi non poteva farlo: fu il consiglio a votare la rimozione. La verifica dei fatti dà ragione a entrambi in parte, perché all’epoca la società si chiamava ancora X.com. La sostanza però non cambia: il potere di decidere era già altrove.
Nel 2002 eBay compra PayPal per un miliardo e mezzo. Thiel incassa circa cinquantacinque milioni. Musk centottanta. Hoffman comincia a costruire LinkedIn. Botha va a Sequoia. Howery e Nosek seguono Thiel. È la diaspora.
Cosa hanno fondato dopo la vendita a eBay
Quello che accade nei cinque anni successivi non ha precedenti nella storia della Silicon Valley. Il denaro della vendita viene reinvestito in una serie di imprese che ridisegnano la tecnologia mondiale. La concentrazione è tale, per geografia, per tempi e per reti di relazione, da sembrare pianificata. In parte lo è.
YouTube nel 2005, venduta a Google per 1,65 miliardi diciotto mesi dopo. LinkedIn, quotata nel 2011 e comprata da Microsoft nel 2016 per 26,2 miliardi. Yelp nel 2004. Affirm. Slide. Square.
Ma la mossa decisiva è un’altra, e non produce un prodotto di consumo. Thiel fonda Palantir e investe cinquecentomila dollari in un diciannovenne che sta costruendo una piattaforma per studenti universitari. Il diciannovenne si chiama Mark Zuckerberg. La piattaforma si chiama ancora the Facebook.
Una fabbrica di prodotti da una parte. Una fabbrica di infrastruttura dall’altra. La differenza è che i prodotti si comprano, l’infrastruttura si abita.
La struttura della rete: chi è vicino a Peter Thiel e chi no
La PayPal Mafia non è una banda piatta. Ha livelli, e la distanza da Thiel determina l’accesso ai capitali, alle opportunità e alle informazioni. Capire questa struttura è capire come funziona il potere nella Silicon Valley del ventunesimo secolo.
Al centro c’è Thiel. Non perché sia il più ricco, Musk lo ha superato di molto. Non perché sia il più noto, Zuckerberg e Musk sono figure pubbliche di un altro ordine. Ma perché è l’unico che ha costruito sistematicamente l’infrastruttura relazionale del gruppo. Founders Fund è il veicolo finanziario. Palantir è lo strumento. Ogni pezzo serve agli altri.
Nel primo cerchio ci sono Howery e Nosek, presenti dalla prima ora, mai in rotta con lui. Poi Sacks e Rabois, che orbitano nell’ecosistema senza esserne formalmente dentro. Sacks è l’amplificatore, prima con il blog, poi con il podcast, poi con la Casa Bianca. Rabois è il connettore di affari.
Nel secondo cerchio Levchin, Botha e Hoffman: tre percorsi divergenti. Il terzo cerchio, quello di Karim, Stoppelman, Shah e Simmons, ha beneficiato dell’ecosistema senza aderire al progetto.
E poi c’è Musk, categoria a parte. Mai nel cerchio interno, troppo potente per essere ignorato. Founders Fund salva SpaceX nel 2008. Nel 2024 Musk sostiene Trump con almeno 288 milioni di dollari, secondo l’analisi del Washington Post sui rendiconti federali, mentre Thiel sceglie di non finanziare nessuno. Sono alleati transazionali: nessuno dei due ha bisogno dell’altro, entrambi sono più forti insieme.
Dalla Silicon Valley alla Casa Bianca
La fotografia del 2007 ritrae imprenditori. Ricchi, eccentrici, politicamente irrilevanti. È l’immagine che il pubblico ha di loro ancora per anni.
Il salto avviene in due tempi. Il primo è silenzioso e va dal 2005 al 2016. Thiel costruisce Founders Fund, investe in Palantir, finanzia il Seasteading Institute, lancia la Thiel Fellowship che paga i ragazzi per abbandonare l’università. Sembrano mosse scollegate. Seguono invece una logica sola: costruire un’infrastruttura che non dipenda dal consenso popolare per esistere.
Il secondo tempo è pubblico e comincia il 21 luglio 2016, quando Thiel sale sul palco della convention repubblicana e dichiara il proprio voto per Donald Trump. È il primo miliardario della Silicon Valley a farlo. Il New York Times titola che Thiel ha rotto con la Silicon Valley. In realtà la Silicon Valley sta per seguirlo.
Poi il percorso è lineare. Quindici milioni a Vance per il Senato nel 2022. Vance vince. Sacks diventa la voce della destra tecnologica. Palantir, sotto la guida di Alex Karp, passa dall’orbita della CIA allo schieramento aperto con l’apparato militare americano.
Il 20 gennaio 2025 il progetto si vede tutto insieme. Vance vicepresidente. Sacks zar dell’intelligenza artificiale. Musk al DOGE. Jim O’Neill, ex direttore della Thiel Foundation, alla sanità. Michael Kratsios, ex partner di Thiel Capital, alla politica scientifica. Howery in partenza per Copenaghen.
Thiel non è nella sala. Ma non c’è nessuno in prima fila che sia arrivato lì senza passare da lui.
Quanto costa stare nella tela
C’è un membro della rete che ha pagato un prezzo, e vale la pena guardarlo, perché smonta l’idea che questo sistema sia invulnerabile.
Il 5 giugno 2025, nel giorno dello scontro pubblico con Trump, Tesla perde 152 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta, il calo giornaliero più grave della sua storia, e scende sotto il trilione. Il titolo poi si è ripreso, anche perché Musk in settembre ha comprato personalmente circa un miliardo di azioni.
Ma il danno vero non è quello finanziario, ed è permanente. Nel 2025 il valore del marchio Tesla è calato del 36 percento, bruciando 15,4 miliardi di dollari, terzo anno consecutivo di flessione. La società di analisi che lo certifica indica come causa esplicita lo sconfinamento politico dell’amministratore delegato.
Il capitale finanziario torna. Quello simbolico no. Musk ha fatto la scelta rumorosa e ha pagato in reputazione. Thiel ha fatto la scelta silenziosa e non ha pagato niente. È la differenza tra chi sta sul palco e chi decide chi ci sale.
Come si legge quella fotografia adesso
Tornate al Tosca. Guardate i tredici uomini attorno ai tavoli da poker. Sacks siede oggi accanto al presidente mentre firma gli ordini esecutivi. Howery discute a Copenaghen il futuro della Groenlandia. Botha decide quali imprese esisteranno. Hoffman è diventato l’avversario politico più tenace di questo sistema, ed è l’unica cosa che impedisce di chiamarlo un blocco.
Guardate Thiel al centro, in giacca e cravatta, con quell’espressione che non è un sorriso e non è una posa. Nel 2007 aveva trentanove anni e stava costruendo qualcosa che non aveva ancora un nome.
Oggi quel qualcosa ha un nome, e non è dittatura. Le dittature si vedono, e per questo si combattono. Questo è un altro meccanismo: una rete che non ha bisogno di occupare lo Stato, perché gli fornisce l’infrastruttura su cui lo Stato funziona. Chi possiede i binari non ha bisogno di guidare il treno.
Il ragno non insegue nessuno. Costruisce la tela e aspetta. Poi arriva il momento in cui tutti quelli che contano sono già dentro, e non se ne sono accorti.
Le persone e le macchine
Questo articolo racconta le persone. Chi sono, come si sono conosciuti, chi decide per chi, chi è dentro il cerchio e chi ne è stato espulso.
Ma le persone contano fino a un certo punto. Sotto la rete costruita da Peter Thiel c’è un’infrastruttura tecnica che funziona a prescindere da chi la comanda. I sistemi di Palantir che aggregano le banche dati degli Stati e le rendono interrogabili. Le armi autonome di Anduril. Le piattaforme che stabiliscono chi è un bersaglio e chi no.
Quella infrastruttura non ha bisogno di Thiel per esistere. Ed è questa la ragione per cui è più pericolosa di lui.
Ho dedicato a questo un libro, Architetture del Controllo, con un capitolo su Palantir e uno su Anduril. Non è la storia degli uomini. È il manuale delle macchine.
Sto lavorando a un secondo volume, dedicato interamente a Peter Thiel. Uscirà quando sarà pronto.
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Fonte: https://kratologos.it/paypal-mafia/ · Romano Dellamore, kratologos.it · Pubblicato il 14 Luglio 2026